"...Ho iniziato a scrivere questo itinerario nel 2002, dopo il mio primo viaggio nel paese dove il cielo ti cammina accanto: il Perù.
All’inizio, l’idea era quella “regalarlo” ad una agenzia di viaggi che qualche tempo mi tartassava per avere, assolutamente, il resoconto di uno dei miei (improbabili) peregrinaggi da girovago. Si pensava di vedere se fosse possibile, partendo dal mio racconto, organizzare gruppetti di viaggiatori giovani e forti e con l’attitudine verso esperienze un pochino fuori dall’ordinario.
Poi, naufragata l’idea per problemi organizzativi, ne è nata un’altra: provare, io da solo, ad inventare un gruppo di viaggio e condurlo a calpestare il terreno Perùviano, ripercorrendo la migliore esperienza della mia vita. L’ho fatto….e la mia vita è cambiata, ovviamente in meglio...
...Il 2004 ha visto ancora il mio ritorno in Perù, e quello che state per leggere, se vorrete, è il sunto di quattro lunghi itinerari, svoltisi in due anni, su e giù per questo angolo di mondo, da solo, accompagnato ed accompagnando chi vuole fidarsi di me; e’ il riassunto di circa 14.000 km di passione e di mal di montagna, di terra e fango, risate, pianti, mattine di sole e di gelo, notti calde di pisco e di fuoco, di amazzonia, di sierra, di lago color diamante e di sole perfido, di sabbia fredda del deserto, di onde bianche dell’oceano, di aquile, alligatori e delfini, di donne e uomini che hanno mille anni, di bambini mai nati o in attesa di nascere, di città cattive e splendide, di violenza ed amore per la storia e per la natura. E’ il riassunto del paese più bello e strano del mondo visto dai miei occhi. Ve lo regalo. Con tutto il cuore e l’allegria che il Perù ha regalato me.
Allora:
Genericamente, a meno che voi non facciate parte della schiera degli eletti, ovvero di quelli che possono permettersi un bel volo Iberia Madrid-Lima-Madrid, pianeta 1.600 Euro chiama terra, oppure non siate possessori della macchina del teletrasporto del capitano Kirk, viaggiare dagli Appennini alle Ande è un gradevole massacro che oscilla fra le 18 e le 25 ore. Ma in fin dei conti il Perù, come avrete modo di scoprire, è un posto assai strano, e, quindi, perché dovrebbe essere facile, per chiunque, arrivarci? Se riuscite a rimanere sotto le 18 ore di viaggio, sarete stati bravi (o più semplicemente siete ricchi); se invece riuscite a rimanere in mezzo, siete sulla buona strada (oppure avete una buona agenzia); se invece state sopra le 25, allora vuol dire che siete più pirla di me, che il primo anno ho viaggiato con Alitalia via Caracas, la peggiore opzione che voi possiate scegliere. Molto meglio, per questa destinazione, volare con Continental Airlines via NY o con Delta Airlines, via Atlanta…Entrambe volano prima negli Usa e poi scendono in paradiso, facendo solo un paio al massimo tre ore di scalo. I prezzi, belli miei, non scendono quasi mai sotto le mille cucuzze, e quindi, già soltanto per arrivare, spenderete quanto quel vostro amico truzzone che se ne va con la ragazza per tre settimane in Croazia nella pensione della Signora Irina in una bella stanzetta con il letti di ferro arrugginiti a mangiare Burek!!! Ma nonostante i costi di questo viaggio, anche a voler viaggiare budget, siano sicuramente più alti di molti altri, ne sarete contenti, ve lo assicuro. In fin dei conti, il Perù non è mica la Croazia!!! Cacchio!
In ogni caso, non abbiate speranze di spendere di meno….a meno che……voi…. non mi scriviate! e allora proverete la grandiosa sensazione di volare dritti dritti dal Vecchio Continente sino a Lima in poco più di 11 ore, ad un prezzo non superiore a 800 Euro…ma non sempre, he!... solo a volte! Soprattutto in relazione al periodo ed al tempo che avete intenzione di rimanere. Qualche volta si riesce a spendere anche molto meno….disponibilità di tempo e di voli permettendo. Questo, per quanto riguarda i costi dei voli. Ma anche se si riuscisse a volare a così basso costo…bhè, le difficoltà non sono certo tutte superate! Il viaggio è denso di prove e scoperte, fitto di incontri e piacevoli imprevisti….ricco di fatiche, ve lo assicuro! ma non temete, sarà il viaggio più emozionante della vostra vita, e tutto quello che vivrete e scoprirete nel mezzo di questo cammino, ve lo garantisco, non sarà mai possibile ricordare e raccontare senza emozione…
1° GIORNO – LIMA
50 mt. sul livello del Mare
Dove Dormire – Dove Mangiare – City Tour, alla scoperta del centro storico e delle catacombe dei poveri nella Iglesia di S.Francisco
il Primo giorno, ovviamente, arrivo a Lima! E aggiungerei anche un bel “purtroppo” visto che la capitale del Perù è senza dubbio una delle città più grigie del mondo. Se l’avesse vista Dante Alighieri, sono convinto, oggi nel libro dell’Inferno ci sarebbe un girone in più!!! Sinceramente, devo dire che arrivare a Lima un pochino disorienta, sembra quasi di aver sbagliato paese, o di aver mal interpretato qualche lettura un po’ troppo generosa. Ma la spiegazione del perché questo accade è meravigliosa, nella sua semplice crudeltà.
Mi ha raccontato una delle “guide familiari” che spesso uso durante i miei itinerari, un ragazzo di Pisac, (o nelle quali inciampo a causa della mia genetica tendenza ad infilarmi nelle situazioni più impossibili) che il motivo per il quale Lima ha un clima triste, uggioso e menzognero per quasi dieci mesi all’anno, è storico; io direi quasi epico, prima che geografico(ovviamente questa digressione prendetela per quella che è…una storiella)! E’ il frutto della caparbia e legittima difesa che tutti i peruviani, e gli antichi Incas, hanno messo in campo contro i conquistadores spagnoli. Ve lo racconto brevemente. Un giorno, Pizarro, tronfio delle sue conquiste e delle sue scorribande sanguinarie, dopo aver soggiogato tutto il paese ed aver seminato morte e disperazione (che simpaticone ‘sto spagnolo hè!) domandò ad un giovane Inca: “Qualé il posto migliore dove costruire la mia città? La capitale dei conquistatori, degli spagnoli?”. Il ragazzo, senza pensarci due volte, indico la piana, vicino l’oceano, dove adesso sorge Lima. Una fascia desertica e, al tempo stesso, umida. Pizarro, che in quella occasione dimostrò di non essere poi tanto arguto, dietro consiglio del furbo ragazzo Inca diede inizio alla costruzione della sua capitale in un luogo dove, dal 1532 ed ancora per tutto il tempo dei tempi avvenire, regnerà sulla città la garua, ovvero quella sottile, triste ed infida nebbiolina che rapisce i colori facendoli scomparire dal mondo e li porta lontano almeno cento chilometri dalla città, verso la penisola di Paracas o verso Trujllo. Tutto questo, almeno da febbraio/marzo a ottobre, circa. Gli spagnoli furono quindi condannati a rimanere imprigionati in un grigiore assoluto, che toglie il respiro e nasconde i colori dell’erba, della terra, del sole e del mare; nasconde i colori del Perù che, invece, sono fra i più veri e struggenti che io abbia mai visto. In una certa maniera, per farla breve, gli europei conquistarono la terra del Perù, ma non catturarono mai il suo tesoro più grande, la cosa più bella…i suoi colori.
Rapidamente vi dico pure che Lima fu fondata all’incirca il 18 di Gennaio del 1535, dal povero Pizarro, ceh in quel periodo aveva scoperto la Valle del Rimac (il fiume che attraversa Lima). Alcuni miei amici peruviani mi hanno anche detto che, probabilmente, il nome della città di Lima discende proprio dalla radice Rimac; in sostanza, dicono, a seguito della modifica della pronuncia del nome del fiume che rigava la valle, la città che vi crebbe attorno prese il nome di Lima, frutto della trasformazione fonetica della pronuncia del nome del fiume…bla bla bla…così me l’hanno detta e così ve la dico. Tuttavia, un suo fascino scientifico la storia ce l’ha! Importante pure il fatto che Lima, grazie all’architettura coloniale e repubblicana del suo centro storico, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una riflessione…se la città unanimemente definita la piuù brutta del Perù e della via lattea, ha degli angoli e dei quartieri ceh hanno meritato di essere dichiarati patrimonio dell’umanità….figuratevi come è il resto di questo paese!!! Lo scoprirete piano piano.
Comunque, bando alle ciance; visto e considerato che, purtroppo, il carrozzone turistico peruviano è congegnato in maniera tale da far arrivare a Lima il 95% degli aerei intercontinentali tutti concentrati nella fascia che va dalle 22.30 in avanti…mettetevi l’anima in pace, perché almeno 1 o 2 notti, nell’ipotesi che non si riesca a trovare una soluzione alternativa che vi consenta una fuga rapida (ma parliamo sempre di qualche mezzo simile a quello che usava il capitano Kirk), si deve cercare di rendere il soggiorno nella capitale il più gradevole possibile, anche se questa impresa non è semplice!
Dove Dormire a Lima – Il CEPROF e alcuni piccoli Ostelli a Lima
Ogni anno, durante il mio soggiorno, mi affanno nel cercare un motivo per poter poi, al mio ritorno, dire ai tanti viaggiatori che mi chiedono consiglio… “ma noooo, dai, in fin dei conti vale la pena fermarsi a Lima almeno qualche giorno per…”. E lo cerco davvero, credetemi! Lo cerco fra i palazzi coloniali (pochi per la verità), fra i vecchi caffè o fra le vecchie chiese di Lima centro. Non ci sono mai riuscito davvero in maniera convincente!!!…Almeno fino a quest’anno! E infatti, un motivo serio e valido per fermarsi in questo cono d’ombra, c’é. Vale la pena fermarsi a Lima per andare a conoscere due donne meravigliose, ed essere da loro gradevolmente ospitati per qualche notte; vale la pena di rimanere a Lima per incontrare Daniela e Marca. Una Italianissima e l’altra Perùvianissima! Le mie amiche Daniela e Maruca sono semplicemente due monumenti all’umanità e gestiscono una casa famiglia in un pueblo juven alla periferia sud di Lima; il pueblo di Lurin. Quella che io chiamo casa, in realtà, si chiama CEPROF, che significa Centro di Promozione Familiare; dentro questo sigla, apparentemente fredda, c’é un universo d’amore e passione. Daniela e Maruca aiutano e recuperano bambini e bambine in difficoltà, e lo fanno in luogo dove “difficoltà” non significa non avere la cartella abbinata all’astuccio per andare a scuola, ma significa, nella maggior parte dei casi, un vissuto di violenza e desolazione, anche in tenerissima età. E sapete qual’è la cosa che mi ha colpito di più, in questo spicchio di Lima? È che varcato il cancello della casa di Daniela e Maruca, entrati nel loro bel giardino, non c’è dipinto sul volto di nessuno il segno della tristezza o del rancore verso un mondo che, invece,è stato decisamente ingrato. Non c’è neanche l’odore, o l’ombra, di quella desolazione che, invece, come un mantello invisibile ma pesantissimo copre tutto quello che vive fuori dalle mura del CEPROF e che, per la mezz’oretta di macchina che è necessaria per raggiungerlo, avvolge anche l’anima di chiunque capisca l’importanza ed il senso di venire fin quaggiù, per dormire anche solo una o due notti. Al CEPROF regnano i gridolini e le risate dei bambini, l’odore del caffè, i libri di scuola scarabocchiati e i versi del pappagallo che saluta tutti non appena varcata la soglia. La casa ospita viaggiatori e turisti responsabili, in maniera eccellente e comodissima, all’interno di camere pulite ricavate in un edificio spazioso disposto su due piani, prevalentemente provenienti dall’Italia. Le stanze hanno tutte il bagno e l’acqua calda. Alcune, per la verità, hanno un bagno in comune, ma la soluzione che è stata adottata per preservare la “privacy” che a ognuno piace in “certi momenti” è davvero originale: ogni bagno comune si trova collocato fra due camere ed ha due porte che si aprono su di esse; così, quando si entra in bagno dalla propria camera, basta chiudere dall’interno quella dell’altra abitazione… et voilà, la vostra pipì non sopporterà brusche ed estranee interruzioni!!!
Essere ospiti qui è possibile ad un costo inferiore a quello di un buon ostello di Lima, ovvero circa 15 dollari a persona compresa la colazione, e i pasti; ma questo posto offre ben di più di un ostello o di un albergo. Anzi, offre di più anche rispetto al migliore degli alberghi! Al CEPROF, infatti, ognuno è nella propria casa, insieme a due amiche ospitali, (che fra l’altro cucinano come angeli) ed a viaggiatori che diventeranno amici (o anche di più!) dopo qualche minuto. Al CEPROF è normale, magari dopo una chiacchierata, trovarsi ad avere la voglia di aiutare in cucina a pelare patate o a fare il caffé. Funziona così, è un posto “vero” che rende tutti un pochino più veri. Le stanze sono singole, doppie, triple e quadruple e perfino per sei o sette persone. Insomma, che voi siate viaggiatori indipendenti o facciate parte di un gruppo, Daniela e Maruca vi ospiteranno nel migliore dei modi. Arrivare non è semplicissimo, ma il centro dispone di un servizio di ricezione all’aeroporto che costa solo due umili dollaretti. In sostanza, basta chiederlo e una macchina, o un pullmino a seconda delle esigenze, vi verrà a prendere all’aeroporto e vi porterà fino alla Tablada de Lurin. Il CEPROF si trova a Sud di Lima e, quindi, se avete intenzione, come ce l’hanno in molti, di proseguire per Pisco e le Islas Ballestas, sarete già sulla buona rotta. Basta attraversare 5 minuti di partite a pallone per le strade polverose delle vie del pueblo, e ci si trova già sulla Panamericana sud, che vi condurrà, dritti dritti, verso le vostre foche e verso i vostri pinguini della penisola di Paracs. Inoltre, questa sistemazione si trova vicinissimo al sito archeologico di PACHACAMAC. Questo è un grande complesso cerimoniale che al momento della conquista era il più grande del paese. Oggi non è ben conservato ed na parte è chiusa al turismo. Risale, pare, al Secolo IV. Questo sito lo potrete visitare sempre partendo dal Ceprof, insieme a Nolberto, un competentissimo Choffer del Centro che sarà felicissimo di accompagnarvi, ad un prezzo assolutamente inferiore a qualsiasi guida turistica. Credetemi, se siete viaggiatori, e non vacanzieri, questa è una delle poche soluzioni che mi sento di consigliarvi senza riserve…e con il sorriso nel cuore. In fin dei conti, poi, visto che mi sto sbattendo così tanto per voi, dovete pure starmi a sentire, cavolo!!!
Un'altra buona scelta, ma dal profumo diverso, è sicuramente l'HOSTAL PORTA. Il Porta si trova a 5 quadras (15 min a piedi) dalla piazza del Municipio di Miraflores, ed ha un ambiente informale, allegro e sicuramente prepara al Perù meglio di qualsiasi altro albergone a 4 stelle che i mercanti del turismo sono soliti propinare ai viaggiatori che scendono a Lima. E' un posto sicuro, le stanze sono accoglienti e pulite, è disposto su più piani che si sviluppano attorno ad una zona centrale aperta sulla quale danno le finestre luminose. Molte stanze hanno l'arredamento diverso dalle altre e lo stile è prevalentemente spagnoleggiante e coloniale. Parquet rustico (madera lo chiamano da queste parti) per terra, mura bianche e mobili antichi con specchiere affascinanti; e poi acqua calda, tv a colori via cavo, telefono e bagno privato. Il Prezzo è di 25/30 usd (colazione compresa) per camera doppia. La colazione è inclusa, ma se si vuole si può anche non prenderla e, ovviamente, non pagarla. Considerando che si è a Lima li vale tutti. La mia scelta, fatta eccezione per il CEPROF, ricadrebbe sicuramente su quest'ultimo.
Poi c’è l’HOTEL DE VILLE, che si trova in Jr Chiclayo 533 (quando davanti ad un indirizzo trovate scritto “jr”, questo significa “Jiron”, che vuol dire qualche cosa tipo strada o via, ed è l’equivalente di Calle, su per giù. In realtà una fra Jiron, Calle, ed Avenida una differenza c’è, ma credo che non ve ne freghi nulla di starla a sentire e a me adesso non va di spiegarla) Qui c’é una conduzione semplice e tranquilla. L’hotel ha una sistemazione su tre piani con pochissime stanze, 10 o 12, fra doppie, triple e quadruple a richiesta. Si pagano 23 USD per dormire da soli, 30 in due e 39 in tre. Siamo a Lima, quindi animo e portafoglio. La colazione però è compresa. Se siete bravi riuscite pure ad usare internet……“aggratis”. A me non hanno mai chiesto soldi per controllare la posta. E fra l’altro mi sembra una cosa sensata visto che in genere, in qualsiasi internet cafè si paga un Sol all’ora….a questo punto è meglio dare il servizio gratis!!!
Se invece siete dediti al sollazzo, (vergognatevi) una scelta comoda, ma costosa, è sicuramente il POSADA DE L'INCA, hotel dall'atmosfera internazionale ma che non vale i 100 usd x camera doppia che ho pagato. Il posto è tranquillo, l’hotel è situato in un palazzone di nove piani con camere molto grandi e riscaldate (il che in agosto in Perù fa sempre comodo!). Il Posada si trova nel quartiere di Miraflores, a 50 Km dall'aeroporto, nella zona migliore di Lima; scendendo in quest'albergo si hanno davvero pochi problemi per quanto riguarda il da farsi. Si trova vicino ad una buona zona commerciale con mercatini di artesanias e centri commerciali. In più c'è una gran zona di locali e ristoranti, carissimi rispetto alla media del Perù, ma se si rimane al centro purtroppo si paga dazio.
MUSEI e CHIESE a Lima.
Il Museo de Oro, Il Museo De la Nacion. La Iglesia di S.Francisco e le sue misteriose Catacombe. I Palazzi Storici.
Se si è arrivati in città di mattina, dopo un breve riposo, si può andare a visitare il MUSEO DE ORO DEL PERU Y ARMAS DEL MUNDO (Alonso de Molina 1100, Moterrico, aperto dalle 11.35 am alle 5 pm…se ci andate prima che apre trovate uno spigolo bello acuminato e iniziate a dare belle testate allo stesso perché tutto intorno non c’è proprio un bellissimo niente) Alcune parole su questa singolare esposizione. Da circa tre anni in Perù si discute se per oltre venti anni, il Signor Miguel Mujica Gallo, proprietario dell’esposizione privata, abbia preso per il culo, o meno, almeno la metà di tutti i turisti che sono scesi a Lima, visto che per molti anni il Museo privato di proprietà della sua famiglia è stato uno dei più visitati del Perù. In sostanza, alla fine del 2002 è iniziato un processo in cui il museo era accusato di aver esposto per anni riproduzioni e patacconi, ben fatti ma comunque patacconi! Dopo circa due anni, e quindi quest’anno, la “singolare” giustizia Perùviana ha deciso che è impossibile decidere se i pezzi sono veri o falsi (!). Resta il fatto che il Museo è sempre pieno e che io, pure quest’anno, ci sono stato e fa davvero il suo porco effetto anche se il suo patrimonio (oggetti d’oro, di metallo, utensili di tutti i giorni ed abbigliamento di tutte le civiltà preincaiche ed incaiche) è sistemato orrendamente!!! Il Museo dell’Oro possiede infatti la maggior ed importante collezione privata di oggetti (piú di 15,000) e gioielli d’arte precolombiana. Prevalgono gli oggetti d’oro, argento e pietre preziose, riuniti durante molti anni dal suo proprietario. Soprattutto, è utile per capire e vedere che in Perù, non sono esistiti solamente gli Incas, ma che la storia di questo paese è costellata di esperienze e civiltà che hanno un significato profondo ed interessante almeno quanto quella degli Incas (anzi, per me molto superiore). Attualmente,forse ci saranno dai prossimi mesi, non ci sono guide che parlano Italiano, ma con circa 6 usd si riesce a prenderne una che si sforza di parlare un castillanno comprensibile per tutti. Il giro dura un ora e comprende anche la visita al padiglione del Museo de Armas, la più grande raccolta privata di armi di tutto il Perù, e di tutto il mondo, anch’essa di proprietà del cacciatore folle. Vale la pena prendere la guida, al contrario, si vede solo un grande, sbrilluccicante e disorientante ammasso di oggetti. Ascoltatemi, spendete sti sei dollari in più e godetevi un bel giro guidato. L'ingresso per i due musei è di 8 usd e, a mio parere li vale; il posto è affascinante, si trova dentro la villa privata della famiglia proprietaria della collezione. Quest’anno è stata aperta anche un’altra ala della casa (il museo è in una bellissima villa con giardino) dove sono esposti i trofei di caccia del Padrone…questa, invece, fa un effetto porco, visto che a meno di non essere maniaci sparauccelli non c’è davvero niente di bello, solo teste di, quasi, tutte le specie terrestri e qualche bizarro oggetto ricavato dalle parti più disparate degli animali. Ecco, forse se siete curiosi di vedere come si fa a ricavare uno sgabello da una zampa di elefante o una sedia da una testa di un cervo, troverete gradevole una esposizione che io; invece, ho trovato di un Kitch al limite dell’imbarazzo. Tuttavia, al Museo de Oro Ci si arriva in tassì con meno di 4 dollari, si trova, infatti, un po’ fuori dal centro. Una dritta…appena usciti dal museo de Oro, fate una capatina da Don Mamino…una panetteria che sta a 5 minuti a piedi dall’ingresso della villa museo, e precisamente in via (avenida) Los Conquistadores 790 – S.Isidro (che è il quartiere dove vi trovate se siete andati al museo. C’è davvero da divertrsi in questa “panettepasticcepizzerialimentari”…e poi se è ora di pranzo!!! È una catena, in realtà, credo ce ne siano altre, almeno due, a Lima, e questa è frequentata da personale delle ambasciate che stanno tutte loi attorno al museo, nel quartiere.
Altro museo da vedere è il MUSEO DE ARTE ITALIANO (da non confondere con il vicino Museo de Arte, paseo colon 125, da giovedì a martedi), che si trova al Paseo de La Repubblica 250, anch'esso abbastanza interessante ma non come i primi due. Da non perdere assolutamente, invece, è il MUSEO DE LA NACION che si trova Javier Prado Este 2466. Qui, apprezzerete senza spendere molto, circa 2€, una delle maggiori esposizioni dei repeti di quasi tutte le civiltà che hanno abitato il Perù. E’ una visita che prepara bene alla comprensione di quanto si vedrà nei giorni a seguire.
Se poi siete un pochino macabri e amanti della storia come me, allora non perdete il Museo de La Inquisicion, in Jiron Junin 548, ad ingresso libero. Almeno a me non hanno chiesto danaro! Poi ste cose non si capiscono mai fino in fondo. Le visite sono guidate ed in Spagnolo…suerte!
A me ha hanno colpito molto anche i racconti di viaggiatori che hanno visitato il MUSEO DE LA CULTURA PERÙANA, piccolino ma interessante, raccoglie esempi di artigianato popolare e quotidiano. Si trova a Lima Centro, in Av. Ugarte 630. Una visita sicuramente alternativa, come piacciono a me!
Vale la pena, poi, di visitare almeno due chiese di Lima Centro. Ve lo dico, perché si trovano proprio vicino alla Plaza de Armas e possono facilmente incluse in una sorta di City Tour fai da te, che sicuramente non sarebbe molto diverso da quello che vi farebbe fare una qualsiasi agenzia limena.
Si tratta della IGLESIA DI S.FRANCISCO E DELLA IGLESIA DI. S.DOMINGO
La prima, ovviamente costruita dai francescani, attorno agli inizi del XVII secolo e poi distrutta da qualche terremoto qual e là, si trova proprio dietro, qualche minuto a piedi, alla Plaza de Armas, precisamente all’angolo fra Lampa e Ancash (3^ quadra), ed è interessante soprattutto per le sue impressionanti catacombe dove riposano, magri magri, oltre settantamila poveri, in tutti i sensi, scheletri fra uomini, donne e bambini. Si tratta di cunicoli bui, freddi ed umidi (che novità! sono cunicoli!) e come se non bastasse pieni pieni di ossa, teschi, e scheletri di decine di migliaia di persone del popolo di Lima, sepolte in questo luogo da centinaia di anni. In alcuni pozzi, si possono osservare anche delle strane disposizioni quasi ornamentali fatte con le ossa…è un pochino macabro, ma sicuramente paricolare e un oretta ce la potete spendere. C’è anche uan biblioteca che viene definita la più ricca e preziosa di tutto il sud america in quanto a libri antichi……non sono un esperto, ma probabilmente, mandando in giro ‘sta storia, qualcuno ha esagerato!
Poi c’è la Iglesia di S.Domingo, (Camanà, 170) meno interessante della prima, ma è bello il suo patio, il suo giardino e i colori delle belle volte dei corridoi. Fu edificata dal Dominicano Vincente Valverde, su un pezzo di terra che gli venne regalato da quel simpaticone di Pizarro (almeno faceva qualche regalo a qualcuno).
Invece, mi ha stupito positivamente la Cattedrale di Lima, che si trova ovviamente in Plaza de Armas. Nonstante sia stata recentemente distrutta da un fortissimo terremoto, e quindi si presenta interamente ricostruita, ha davvero degli aspetti assolutamente particolari. Avvicinatevi, per esempio, ad una delle enormi colonne centrali…bussateci sopra con le nocche…toc toc!….scoprirete con grande stupore che sono di legno….esatto! sono proprio di legno….la trovata è dovuta ai terremoti, purtroppo frequenti in questa zona. In questa maniera, infatti, le forze sismiche causerebbero meno danni e con molta probabilità, vista la loro leggerezza e vista la elasticità di questo tipo di costruzioni, non crollerebbero. La cosa sicuramente più interessante, all’interno della Catedral, è la tomba del conquistatore Francisco Pizarro…si può vedere la cassa che contiene il suo corpo…e la cassetta che contiene la sua testa!…che infatti venne trovata staccata dal corpo. Insomma, non è che ve la devo raccontare io la Cattedrale, andatevela a vedere e rimarrete piacevolmente sorpresi…sempre che la troviate aperta, visto che siamo in Perù, non lo dimenticate! Si paga una sciocchezza per entrare e poi si lascia una mancia ad uno degli studenti universtari che, con passione e piglio ammirabile, elargiscono accurate ed esaustive spiegazioni.
Le Casonas di Lima
Come vi dicevo prima, vi sono alcuni gioiellini architettonici sparsi disordinatamente dentro il cuore di Lima, costruzioni che potrebbero essere paragonate, nel contesto della desolazione limena, a fiori di campo ostinati e caparbi sopravvissuti ad un incendio culturale e sociale. Vale la pena visitarne alcune. Rapidamente ve le indico per non sentirmi dire poi che sono un anti-lima…allora: C’è il Palacio de Osambleo, del 1807, che si trova in Conde de Superunda 261, e che era di un riccastro commerciante, tale Martin de Osamblea, ed è una bella rappresentazione dello stile neoclassico…(almeno così dicono le guide spagnole!!!)…poi c’è la Casa Museo Miguel Grau, Huncavelica 172, che fu abitata, guarda un po’, da tale Miguel Grau, eroe della guerra del Pacifico (contro il Cile…non si stanno simpatici ‘sti due popoli qua..) e che ora è un museo dedicato all’eroe nazionale. Seguendo c’è la Casa de Allaga in Jr. de La Union 224, che era l’abitazione del Conquistador Jeronimo de Allaga, che come tanti palazzi della conquista fu costruita sopra il cosiddetto “adoratorio de la curaca Taulichusco” (il Taulichusco era la autorità principale del valle del Rímac, quindi ricorre la deprecabile usanza dei simpatici conquistadores di voler annientare, anche fisicamente, le radici culturali del popolo peruano)…Poi ancora c’è il Palacio de Torre Agle, del secolo XVI, che vanta i migliori balconi di tutta la città e si trova in Ucayali alla 3^ quadra, e infine posso segnalarvi la Casa de Pilatos, in Ancash 290, che una delle più antiche della città, ed ha delle belle colonne di pietra ed una grande scalera monumentale di fronte alla porta.
Il Caffè Italiano
La passeggiata al Cerro S. Cristobal
Se volete gettare un occhiata a Lima dall’alto, fatevi accompagnare da un tassista sulla collina il CERRO di S.CRISTOBAL. Qui, in cima al cerro, la terra è trafitta da una grandissima croce bianca che si vede da tutta Lima. La salita sino in cima è davvero interessante e passa attraverso un quartiere arrampicato alle pareti della montagna a delle pendenze imbarazzanti. In cima, se il cielo è sufficientemente terso (cioè quasi mai) si può vedere la infinita distesa di case della città che si allontanano fino a settanta kilometri di distanza, in ogni direzione, a perdita d’occhio. E’ impressionante. Lima è davvero sconfinata, una sorta di grigio perpetuo. Andateci, magari, al tramonto, quando si accendono le luci…ma se c’è foschia, evitate di andare, oltre a non vedere niente rischiate di frullare giù per la strada, che non è bello.
MANGIARE A LIMA
E questo è il secondo motivo per il quale vale la pena di spendere una mezza giornata in questa città; ed il posto assolutamente da non perdere per mangiare a Lima, è il ristorante “LA TRATTORIA” ( si trova in: Manuel Bonilla 106 – Miraflores – Lima 18) del simpaticissimo Ugo Plevisani e della sua splendida moglie Sandra. Vedete, io non sono uno di quelli che in qualsiasi parte del mondo si aggira mendicante alla ricerca del “ristorante italiano” perché altrimenti va in crisi d’astinenza da spaghetto al dente, anzi; di solito fuggo dai ristoranti italiani all’estero…nella maggior parte dei casi, infatti, alla porta trovi uno che si chiama Heinz o Akmed o Carlos, proprietario dello sciagurato locale, e che aveva un nonno che durante la prima guerra mondiale vide il confine italiano da un treno o da una mongolfiera sgonfia e che poi, sul treno o sulla mongolfiera, ha detto a qualche donna sventurata (poi rimasta incinta) di essere italiano e…come spesso accade, se l’è portata a letto! allora questo comincia e ti dice di provare i suoi “spagetti carbonari” o “lasagni melinzani” che sono propi bbuoni… tristezza!
La Trattoria di Ugo Plevisani, invece, è la dimostrazione del fatto che anche a tredicimila km da casa, in Perù, si può mangiare una cucina italiana impeccabile e sognante senza spendere l’equivalente della somma necessaria per la costruzione della basilica di S.Pietro! Soprattutto “La Trattoria” dimostra che in un settore dove spesso regnano i pataccari esiste, invece, un vero ristorante italiano, gestito da un trasteverino simpatico che c’ha ancora l’accento romano e che va pure in cucina a controllare se la pasta è al dente o meno…sennò: cazziatone al cuoco!!!…forse non ci crederete ma, dopo due pranzi fatti insieme ad alcuni amici, abbiamo ufficialmente decretato che il ristorante dove abbiamo mangiato la migliore carbonara, la migliore amatriciana, i migliori spaghetti cacio e pepe e dei tagliolini ai funghi che dimostrano in maniera inconfutabile l’esistenza di Dio, si trova (purtroppo, visto che non è proprio a cinque minuti da casa) a Lima; ed è “La Trattoria” di Ugo Plevisani. Il motivo è semplice, il padrone di questo posto sa evidentemente fare il suo mestiere. C’è stata, in giro, gente che ha saputo fare, e sa fare, il suo mestiere; ad esempio, Curchill sapeva fare lo statista, Chaplin sapeva fare l’attore, Berlusconi è un ottimo clown… e Ugo Plevisani sa fare divinamente il ristoratore!!! Il risultato è un locale gradevolmente ed elegantemente informale, che profuma di buono, dove vedersi servita, appena seduti, una focaccia bianca sfornata un minuto prima con su del buon olio d’oliva vero è un piacere per gli occhi e per lo stomaco. Insomma, con 10/12 dollari vi alzate dal tavolo moderatamente soddisfatti da un buon primo contorno e caffè (vero, Illy!) e con 20/25 dollari sarete commossi di piacere cercherete il padrone del ristorante per stringergli la mano. Se poi proverete i dolci della moglie Sandra, allora aspetterete che il padrone del ristorante esca per provare a rubargliela, la moglie. Detto questo, spero che la prossima volta, con tutta questa sviolinata, un bel pranzo me lo sono meritato aggratis!!! Un grazie a Ugo che ha tirato su il morale della mia improbabile truppa di viaggio.
Ah, un ultima cosa, la pasta la fanno loro, a mano. Non è uno scherzo. Provare per credere!
A Lima, comunque, ci sono ristoranti di livello internazionale a buon prezzo. Si mangia del pesce ottimo, dovete assolutamente provare il famoso cheviche mixto o comunque un qualsiasi tipo di ceviche….si tratta di pesce freschissimo, crudo e macerato nel lime, quel fortissimo limoncino giallo verde che dovrete imparare ad apprezzare in Perù, perché insieme al famigerato “culantro” (il nostro coriandolo) lo infilano dappertutto!!! Il ceviche è splendido.
Dai, vi dico pure qualche cosa sulla cucina regionale Limena…allora, diciamo che dovreste provare almeno uno di questi piatti: gli Anticuchos: dei meravigliosi spiedini (brochetas) tradizionalmente fatti di pezzi di cuore e carne di manzo che poi, spesso, si trovano misti a pezzi di patate alla brace o pezzi di “choclo” cioè del buonissimo mais peruviano, lesso. Quest'anno ne ho mangiati di eccezionali a 5 soles il paio, esattamente dietro il palazzo del governo, alla fine del Malecon sul Fiume Rimac, verso il tunnel...se andate provateci...ma andate di giorno...non è proprio una bellissima zona di notte!
Poi c’è ovviamente il CEVICHE, di cui vi parlavo prima, piatto prelibato di pesce semicotto nel lime e condito con pezzi di mais, o camoti (eccezionale…mi sta venendo la bavetta e sto periodo sto pure a dieta…mannaggia!) Poi a me piace da pazzi il Lomo Saltado, che è una sorta di straccetti di carne di manzo saltati con cipolla e pomodoro (pesantissimissimo). Il Carapulcra (che nome strano) fatto di patate secche e carne…e poi l’Aji de Gallina, che è un pollo alla salsa cremosa fatto con carne di gallina, latte, aji, che è un peperoncino piccante (issimo) e noci…oddio…svengo! Come dolce provate assolutamente la Mazamorra Morada, i Picarones, e i Suspiri a la Limena. Il primo è un budino di mais nero, fatto con la cannella, il clavo, zucchero e poi mischiato a altre robe strane, i picarones sono invece una specie di ciambellone di farina di camote (un tubero) fritte e coperte di miele di canchaca (sto sbavando…aiuto)…e i suspiri che sono dei dolcetti fatti di latte, uova, zucchero e oporto. Oddio, non ce la faccio più…voglio ripartire!
2° giorno LIMA-PISCO
L’oceano, le Islas Ballestas, la penisola di Paracas…in Perù ci sono foche e pinguini!!!!
Altitudine: 0 mt slm
Percorrenza – 235 KM di strada asfaltata - circa 3 ore con i mezzi pubblici.
Vi giuro che se si venuti in Perù con l’idea di trovare sole, mare, natura montagna e civiltà antiche, dopo una giornata, figuriamoci due, a Lima viene o il cagotto oppure l'angoscia e, quindi, si rende necessario cerca di fuggire a tutti i costi. Siamo alle solite, Spok e Kirk non hanno diffuso il brevetto del teletrasporto e, quindi (sempre che voi non stiate viaggiando con me, che invece scorazzo su e giù per la mezza luna con un bel combi verde speranza da 8 posti guidato dal mio amico Leo, mi levo gli scarponi, mi sbrago, mangio e bevo a volontà e poi vomito per il mal di montagna, mi addormento e mi fermo e riparto quando mi pare, e con me lo fanno tutti i miei amici viaggiatori……che bastardo che sono, he!?) il mezzo migliore, e più comodo, per darsela a gambe è un bel bus della compagnia Ormeno o della Cruz de Sur (le più grandi ed organizzate del Perù; a meno di non voler finire insieme a qualche lama o alpaca a pascolare giù per un dirupo, cercate di non sceglierne altre, o almeno informatevi bene prima sul tipo di compagnia alla quale state per affidare la vostra vita, il problema degli incidenti stradali in Perù non va assolutamente sottovalutato). La Ormeno parte da Lima con direzione Pisco alle 7.30 am, poi le corse sono ogni due ore circa e, in un ora e mezza (forse due ed a volte tre se…siete sfigati quattro) vi porta a Pisco per 10 soles ovvero meno di tre euro…forse.
Pisco è un grazioso paesino a 230 Km da Lima, si affaccia sull'oceano Atlantico e vive di turismo e pesca. Era un antico porto di cui c’è traccia già nel XVII° secolo. La cittadina non offre molto ma è la base per le escursioni alle ISOLE BALLESTAS ed alla penisola di PARACAS. La zona è felicemente surreale! chi viene in Perù, molto spesso, non è informato su tutte le sue bellezze, visto che la comunicazione turistica di massa (ovviamente sbagliando) veicola verso l’esterno il messaggio del Perù limitandolo a Machu Picchu che, dico io, sarà sicuramente bella, ma che è anche, dal mio modesto ma approfondito e “sufficientemente” faticato punto di vista, un ostacolo allo sviluppo serio e soprattutto sensato e razionale di tutto il patrimonio turistico del Perù che, credetemi, è davvero sconfinato e ben più interessante della cittadella sacra (ovviamente con rispetto parlando). Si tratta solo di uscire dalla massa e di volerlo scoprire, responsabilmente, come spero voi vogliate fare. E state a sentire uno che lo ha fatto e che cerca di farlo sempre….difficilmente si rimane delusi! In questa logica, quindi, la maggior parte della gente non si aspetta di trovare a questa latitudine pinguini, cormorani ed albatri a migliaia, uccelli di tutte le specie, foche, leoni marini che nuotano attorno alla barca e che fanno un frastuono incredibile non a torto, le Ballestas sono chiamate e conosciute come le Galapagos del Perù…io non sono stato alle Galapagos, ma se ci vado (e prima o poi gli tocca) poi vi dirò la differenza! L'escursione per questa meraviglia parte dal porto di Paracas; un piccolo porticciolo dove, se si è fortunati, al ritorno dall'escursione si possono osservare le operazioni di sbarco dei pescatori che tornano a terra con le loro improbabili e numerose catture (e chi se lo immaginava che nel mare vivessero specie di pesci tanto strane e soprattutto tanto buone) sullo stesso embarcadero dal quale si è partititi. Io ci ho fatto delle bellissime foto, anche perchè i Perùviani sono estremamente socievoli e fotogenici. Comunque, l'escursione dura circa due ore in tutto, e in relazione alle condizioni del tempo può essere movimentata e bagnata, nel senso che le lance sulle quali si viaggia non sono coperte, vanno veloci e il mare (l'oceano!) non è proprio un laghetto di montagna con le anatre che fanno qua qua. Comunque, a parte un po’ di nausea e qualche colazione già digerita finita in mare a far da cibo ai pesci, (io non l’ho fatta colazione e vi consiglio vivamente di fare lo stesso) non ci sono particolari problemi. Durante il tragitto ci si ferma, rimanendo sempre sulla barca, ad ammirare la famosa CANDELABRA, ovvero un geoglifico (si dice proprio così, non sono io che mi sono rincoglionito, significa “disegno sulla terra”) realizzato non si sa quando, perché e da chi….però è bello! In realtà sembra che servisse come segnale di riconoscimento per i pescatori o marinai che arrivavano da lontano, almeno questa è la spiegazione ricorrente in tutte le visite guidate che mi sono trovato ad avere la fortuna di fare. Poi ci sono gli “ipotologi” o gli “improbabologi” che nello spirito del “dagli giù al turista fralloccone con i pantaloni corti e i calzettoni di spugna” che dicono che hanno l’fatto….tipo…i marziani, i mostri con tre teste o gli immancabili abitanti di Atlantide (quelli non mancano mai!).….di fronte a tali dimostrazioni di deficienza turistica ci rimane solo da dire……. Mah! Comunque, questo è un piccolo esempio di quanto il Perù sia da scoprire;
Ci sono così tanti siti ancora misteriosi. Ma quello che mi fa incavolare è che, spesso, la gente del luogo (ovviamente solo quella poco seria) invece di fare, dinnanzi alla evidente incertezza della storia, la cosa più sensata (e cioè dirti che non ne sanno un cacchio di ‘sta roba e che proprio per questo il Perù in molti suoi aspetti è bellissimo …) ti deve per forza prendere in giro e dirti una balla come se tu fossi un americano deficiente che si beve qualsiasi cosa, che scatta due foto con la bocca semiaperta e dice…WOW…O MAI GOD DE ALIENS DID THE PERÙ TUUUUU!!!! Che ci tocca sopportare. Pure qui. I Bushemidi stanno pure qui!!!
Dopo 5 minuti si riparte e si arriva alle prime isole dove si osservano prima le colonie di uccelli (migliaia vi giuro, forse decine di migliaia) le formazioni rocciose sul mare che virano splendidamente ed inaspettatamente dal colore rosso ruggine al grigio antracite, e poi, quasi improvvisamente, si passa ad osservare le foche, i leoni ed i pinguini. Poi si arriva alle cosiddette isole del guano (ovvero le isole della cacca di uccello!!!) che, fino a non molti anni fa, erano una vera e propria miniera d'oro (o di cacca, dipende dai punti di vista!). Il guano, infatti, veniva raccolto ed esportato in oriente, dove i giapponesi, o altri popoli egualmente inclini alla “probabologia”, lo usavano per fare un sacco di cose (mi pare che la principale fosse qualcosa tipo il combustibile per le lampade a gas, ma non è escluso che, sotto forma di cacca miracolosa, il guano in questione sia stato venduto a qualche decina di migliaia di polli speranzosi di ringalluzzire, ed inturgidire, con ansia delle mogli galline, qualcosa rimasto da molti anni oramai vittima delle ineluttabili regole della forza di gravità!).
Comunque, è interessante vedere lo stabilimento dove avveniva questa inflelice raccolta e, soprattutto, è curioso e tragicomicamente triste l'omino (l'unico che abita sull'isola) che vive facendo come professione il guardiano del faro… e della cacca!!! Esce ogni volta che vede una barca, saluta e torna dentro …. E' proprio uno "sporco" lavoro ma qualcuno deve pur farlo.....Ha Ha Ha Ha…scusate, mi è scappata! Non si scende mai dalla barca perchè tutta la zona è riserva nazionale, ma tanto, oltre agli animali marini, che comunque sono bellissimi, non c'è niente da vedere sopra l’isola o sopra le isole, a parte la solita cacca. Al ritorno, a terra, si schivano centinaia di venditori ambulanti che cercano di venderti l’impossibile e di più e, poi, si può ritornare a Pisco, oppure, se non si è troppo stanchi, ci si può dirigere verso le spiagge del parco della penisola di Paracas, dove si possono fare delle passeggiate di ore sulla costa battuta impetuosamente dall'oceano. Si cammina sulla spiaggia sotto dei costoni di roccia sedimentata e striata dalle mille tonalità dei colori della terra che, poi, si scoprirà in seguito, sono proprio i colori del Perù. Sembra la spiaggia del pianeta delle scimmie...non pensavo, ma poi l’ho imparato con piacere, che il Perù fosse così bello anche sul mare! E questo non è ancora niente…perché se sarete tanto fortunati da effettuare il tragitto Nazca-Arequipa di giorno, e non di notte come la maggior parte dei loboturisti, o di chi ha poco tempo, allora vedrete, nel tratto di panamericana che serpeggia strisciando accanto all’oceano fra Chala e Camanà, dei paesaggi di tale ampiezza, bellezza e forza, che vi stupirete del perché nessuno sappia o parli di queste zone. Qui, semplicemente, la forza della natura si traduce in immagini talmente vivide e vicine ai vostri occhi che viene voglia solo di fermarsi, mettersi seduti sulla sabbia o su un costone di roccia, e aspettare di diventare parte dell’immenso, eterno e potente quadro che madre natura sta dipingendo da migliaia di anni. Tutto qui.
L’ escursione costa non più di 10/12 dollari (quadro escluso) e i prezzi sono gli stessi con tutte le agenzie visto che, tutte ma proprio tutte e quindi non fatevi fregare, hanno fatto un consorzio (sono circa otto) e si sono accordate sui prezzi e sui servizi che, quindi, sono proprio gli stessi. Il tutto si può fare in giornata, cioè partendo per le escursioni da Pisco non appena arrivati da Lima - prima di mezzo giorno – (questo va bene per chi ha poco tempo) oppure spezzando le due escursioni in due giorni, passando la serata a Pisco dove si può cenare nei localini tipici e pensare bene di sbronzarsi di Pisco Sour, un liquore delizioso, tipico della zona (e del Perù') a base di una grappa leggera di uva, lime, cannella (o amargo di angostura) e zucchero. Se si sceglie questa soluzione si può visitare nel pomeriggio la cittadina di CHINCHA, a 30 km da Pisco, dove si arriva con divertenti piccoli bus collettivi di 14/15 posti e si sta tutti pigiati vicini vicini, e che costano davvero poco – in media 50 cent di euro -. A Chincha ci sono dei siti archeologici che comunque, almeno per noi profani, non sono molto affascinanti. Tuttavia la cittadina è interessante in quanto esiste una comunità afro-peruana (è vero… non ridete) che la sera offre in alcuni locali canti e balli davvero strani.
HOTEL a Pisco
La scelta migliore è indubbiamente la POSADA HISPANA, a 3 minuti a piedi dal terminal bus Ormeno di Pisco. Il pernottamento con prima colazione costa 8/10 usd a cui si devono aggiungere 2 usd se si vuole fare colazione. Quest’anno due ragazzi che viaggiavano con questo itinerario mi hanno detto che, visto che negli anni scorsi, nelle altre versioni di questo racconto, avevo indicato il costo di 8 dollari, loro, al momento dell’arrivo hanno fatto vedere le pagine tirate giù da internet e, sventolando i miei portentosi scritti, hanno insistito per ottenere quel prezzo che, poi, ma molto poi, gli è stato accordato!!! Sono forte è! Alcuni viaggiatori mi hanno detto che da quest’anno i prezzi sono cambiati (io non mi sono fermato nel 2004 aòòa Posada quindi nulla so)…ma voi andate lo stesso e provate a contrattare, in Perù funziona così. L'ambiente è veramente bellino, tutto in legno, compreso l'arredamento delle camere che sono piccoline ma calde ed hanno il bagno privato, tutto è estremamente pulito, con la sala perla colazione piena di stoffe colorate che finalmente ti fanno sentire e provare quello per cui sei partito, un terrazzino dove si può fare colazione, un lavatoio per i panni, servizio di lavanderia, internet e servizio taxi. La Posada è in stile coloniale e spicca fra le costruzioni circostanti perché è di un bellissimo ed azzeccatissimo colore giallo ocra. Tutto è molto curato ed il rapporto qualità prezzo e, secondo me anche dopo l’aumento) terribilmente sproporzionato a favore della qualità. Insomma è stata, per quanto riguarda gli alberghi, una delle prime e belle sorprese che mi hanno accolto nel mio primo viaggio.
Poi c'è l’alternativo, in tutti i sensi, HOSTAL PISCO. Due dollari a notte. Ambiente hippie, camere povere senza o con bagno privato, ma comunque con acqua calda, ed un grazioso localino interno dove si passano serate tranquille.
Decisamente più in e da fighetti è l'Hotel PARACAS, direttamente sull’embarcadero da dove partono le escursioni per le isole. Ambiente internazionale e prezzi pure, circa 50 usd a notte per le camere che sono quasi tutte indipendenti, con un piccolo giardinetto e sdraio private per prendere il sole (quando c'e'). Una scelta che non consiglio, a meno di non avere un budget sostanzioso, per non far salire il prezzo del viaggio già dai primi giorni.
3° giorno PISCO – ICA
I primi paesaggi desertici della costa peruviana – il sandsurf –
Altitudine – 0 mt slm
Percorrenza – 80 Km – ½ o due ore circa con i mezzi pubblici
Si parte di mattina per ICA (se venite con me vi porto al “Catador”, vicino ad Ica (Km 269 panamericana Sur) a bere il Pisco appena fatto, a vedere come si fa, e poi comperiamo la marmellata di banane e di fragole fatte in casa, oddio che buona… aspettate che vado a prenderla di la in cucina….mhhhhhhh!!! (rumore di passi famelici verso la mia bella cucina…) Ok, auesso aniamo auanti, cacchio….le briciole sul computer….nooo!!!) con il solito bus della Ormeno che parte presto presto per poi ripartire ogni 2 ore circa. Ica dista da Pisco circa 80 Km (mi sembra, ma da diversi anni mi sono reso conto che in Perù le distanze, ed i modi variabili in cui le stesse si coprono, gettano l’ignaro viaggiatore in una inquietante confusione spazio-temporale) e ci si impiega più di un ora. A Ica è giusto visitare il Museo regionale, circa 2 euro più il costo della guida parlante spagnolo. Qui si impara a conoscere quelle che sono le culture della costa peruviana - PARACAS, ICA, NAZCA… Infatti, belli miei, in questa zona le città prendono il nome delle culture che le hanno abitate; qui si ammirano alcune ricostruzioni di villaggi in miniatura e molte ed interessantissime mummie. Insomma, come dicevo prima, si comincia ad assaporare l'atmosfera peruviana come tutti la immaginano. Il museo è piccolo ma è il più importante della regione. C’è pure una piccola ricostruzione in scala delle linee di Nazca che si incontreranno nei giorni seguenti. Interessantissima da fare in zona è la visita all’azienda vinicola del TACAMA, (mi sa che mi state scoprendo, he!?!?!) un ottimo vino rosso, bianco e rosè, - che si può pure assaggiare, yhum!!! - prodotto in una azienda del tipo fazendas. La prima volta che l’ho visitata, all’arrivo, ovviamente non annunciato da buon viaggiatore fai da te, ci hanno accolto dei gentili uomini armati di mitra dietro un portone (tipo fortino cow boy circondato dagli indiani!!!). La visita, non ho capito bene il perché, è gratuita, e ovviamente io non ho insistito per pagare; si paga solo il tassì per arrivare perchè l’ambaradam si trova un pochino fuori. Noi abbiamo pagato circa 45 soles, ovvero 12 euro in due, ma noi abbiamo pagato troppissimoo perchè il tassista era simpatico e poi ci ha fatto pure un po’ da guida….e chi se ne frega! Per arrivare si attraversano delle vere e proprie favelas che, tuttavia, hanno il loro fascino. La sera si può mangiare un po' fuori Ica ad un ristorante molto bello che si chiama Il Ficus o qualcosa di simile, lo conoscono tutti. E’ molto caratteristico e divertente.
HOTEL a Ica
A Ica si può scegliere una soluzione scomoda ma molto suggestiva. In sostanza si tratta di dormire in uno “sgarruppatissimo” Hostal (il SAN ISIDRO) in mezzo al deserto vicino ad una oasi che si chiama HUACACHINA. L’oasi è frequentata da hippies fuori tempo e fuori moda che, tutte le sere, fanno un mercatino per i turisti attorno al laghetto dell'oasi, sulle rive della quale ci sono anche localini molto tranquilli e rilassanti dove si può passare una piacevole serata alla luce dorata e soffusa delle candele che bruciano sui tavoli, dentro a vecchie bottiglie di birra ricoperte da secoli di cera. E' un posto fuori dal mondo ed ha l'aria molto decadente. L'impressione che ho avuto io arrivandoci è stata quella dell'avamposto turistico un tempo rigoglioso e poi abbandonato, con delle bellissime strutture alberghiere lasciate andare in rovina (magari gli incas navigavano nell’oro, mai Peruvianos moderni no di certo!!!) e poi parzialmente recuperate. Il SAN ISIDRO è veramente estremo nelle sue condizioni: le stanze sono essenzialissime ma pulite (a volte) ed hanno il loro fascino! Ci sono ampi spazi con giardinetti e una zona comune per la colazione. Costa 2 dollari (ce la fate si? non sarà troppo?) a notte ed è frequentatissimo da giovani di tutto il mondo. Accanto al SAN ISIDRO c'e' il MOSSONE, elegante, internazionale e sfigato, con un ristorante sul laghetto, riscaldato con camere accoglienti che costano una botta tipo circa 50 USD per notte. I due alberghi sono l'uno di fronte all'altro, ed è curioso vedere che le clientele dei due alberghi convivono allo stesso tempo così vicine ma così diverse; infatti, se si sceglie di passare la serata nella piccola oasi, si finisce per incontrarsi tutti quanti a bere vino o birra a lume di candela o sotto le luci fioche dei lampioni sulle panchine di pietra attorno alla laguna. Questa è un’altra delle mille contraddizioni del Perù, che mi piace chiamare un paese dalla bellezza interrotta o, se si vuole, imperfetta. Alcuni amici mi hanno detto di essersi trovati bene alla MAISON SUISSE, sempre sulla lagunetta, ma io non ci sono stato nemmeno a vedere come possa essere.
La mattina, se ci si alza di buona ora, circa le 7.00, si può fare una faticosissima passeggiata sulle dune del deserto alte fino a 100 mt, e buttarsi giù con dei SURF da sabbia affittati per pochi dollari direttamente negli hotel o nei bar di Huacachina. E' divertente ma un po’ pericoloso, qualcuno ci ha lasciato le penne e poi, alla fine, ti ritrovi la sabbia nei posti più impensati, dove non sapevi neanche di avere spazi da riempire! Fatto tutto ciò, se non vi siete rotti uno degli arti necessari alla corretta mobilità, si può affittare una dune baggy e correre come dei forsennati sulle altissime dune del deserto. Se anche così non vi siete procurati ferite significative, si riparte per le famose (prometto di non essere troppo cattivo) linee di Nazca.
4° giorno - ICA-NAZCA
Volo sulle linee !??! e partenza per AREQUIPA “La Ciudad Blanca”…
Altitudine: 10 mt slm
Percorrenza: 140 KM di strada asfaltata - due ore e mezzo con i mezzi pubblici
Nazca è una delle destinazioni più frequentate dai turisti, ma, a mio modesto, anzi modestissimo, umile e umiliato parere (non è vero che è un parere modesto…io penso proprio che per come sono gestite sarebbe una buona cosa non portarci i turisti), al di la dell'interesse archeologico ed antropologico assolutamente indiscutibile, sono un po’ da criticare (Ok, sto mentendo, non è che sono un po’ da criticare, bisognerebbe proprio cancellarle con la gomma, una grande, morbida e vittoriosa gomma di quelle verdi con la striscia bianca in mezzo, quella delle elementari, ve le ricordate? quelle che servivano per cancellare le penne Replay). Anche quest’anno le linee mi hanno deluso. Lo so, mi sembra quasi di aver detto una bestemmia ma questa è la mia idea, che ci devo fare! Non mi va di fare l’ipocrita e dire che sono belle, non lo sono. Anzi, per come vengono gestite a mio parere sono uno dei più grandi bluff del Perù. I servizi turistici che vengono offerti in loco non sono all'altezza dei prezzi praticati e la cosa che più mi fa imbestialire è che a nessuno gliene frega niente, perché tanto “tutti ci vengono comunque”, e poi, pagare fino a 60 usd per un volo di 30 minuti dopo che si è mangiato e dormito a poco più di 4/5 dollari è quasi un trauma!!! Insomma, è uno di quei posti dove il business del turismo mostra il suo peggior aspetto. La solfa è quella del “o questo o niente, tanto ci sono migliaia di persone dopo di te che sono disposte ad essere turlupinate…”. Comunque, se volete farvi fregare pure voi, è consigliabile arrivare in mattinata, per poter volare prima dell’ora di pranzo quando si alza vento e non si può più e, quindi, si partirà da ICA molto presto, non più tardi delle 8.00. Si viaggia per quasi due ore in mezzo ad un deserto meraviglioso dove si cominciano a vedere le prime “montagnette”. Si può viaggiare con dei piccoli minibus da 15/20 posti, scomodi ma divertenti, e soprattutto molto economici. Io ho pagato per l'intero tragitto di oltre 100 KM 3 euro (quest’anno ho dormito, invece, tanto guidava Leo, che è bravo… sempre il nostro bellissimo pullmino verde). Si arriva a NAZCA e si cerca subito un volo. Si vola, si fanno delle orrende foto, visto che da un po’ di tempo a questa parte il ministero dell'archeologia o roba simile ha impedito agli aerei di passare troppo bassi per non emanare vibrazioni sui geoglifici. Risultato, le linee si vedono piccole piccole e male, e poi si atterra ringraziando iddio di essere riusciti (chi ce l’ha fatta…ma non c’è mai un volo in cui tutti ce la fanno) a non aver vomitato. Per cercare di far vedere tutti i piloti fanno manovre assurde come se si trattasse della battaglia di Pearl Arbour, solo che al posto degli Zero Giapponesi qui si devono schivare gli altri aeroplanetti carichi di altri poveri pseudoturisti che si aggrappano ai finestrini ed alla vana speranza di non rigettare tutto il Lomo Saltado, che hanno mangiato la sera prima, sulla testa del tipo che hanno davanti.
E’ divertente fermarsi sulla pista a vedere i volti ed ad ascoltare i commenti dei sopravvissuti: si impara come si dice “grazie a Dio” in quasi tutte le lingue del mondo!!!
L’escursione ai laboratori delle mine de oro – l’Artigiano “Tobi”…il Mago della ceramica
Sempre a Nazca, interessantissima è invece la visita ai laboratori dei minatori di oro, dove si possono vedere all'opera dei veri cercatori d'oro che estraggono il metallo prezioso dalle rocce scavate a molti di metri di altitudine e che poi, sempre loro, poverini, si sono portati sulle spalle fino a Nazca. E' veramente bello, e poi i laboratori si visitano quasi da soli e senza turisti; si fa una offerta per la visita e si possono acquistare dei piccoli oggetti di artigianato fatti con le pietre del luogo che costano veramente poco. Poi ci si sposta subito da un altro artigiano del posto che si chiama “Tobi”, un nomignolo, e da suo fratello Pepe. Questi due simpatici personaggi realizzano delle riproduzioni di ceramiche Nazca stupefacenti. Lui è simpaticissimo, sembra Sancho Panza, quello di Zorro. Se volete, Sancho Panza fa all’impronta uno spettacolino pseudo artigianale, mostrandovi tutto il procedimento di manifattura e sfoderando le ciotole con i colori naturali necessari per pitturare i vasetti ricavati dalle rocce del deserto. Meraviglioso!!! davvero…magari adesso Tobi è più uno showman piuttosto che un artigiano, ma il risultato della visita è davvero gradevole!!! Pensate che io ho visto come fanno a fissare i colori dei vasi: lo fanno con il grasso della pelle della faccia. Davvero, non vi sto prendendo in giro….sentite che schifo: prima lo pitturano (il vaso), poi con una pietra arrotondata si strofinano la guancia immediatamente sotto la narice, o nel punto in cui la narice incontra la guancia, per trasferire il grasso (madonna che schifo) dalla pelle sulla pietra e, poi, con la pietra ingrassata lucidano il vaso che, in effetti, diventa brillante!!! Anche qui si lascia una offerta e poi si possono acquistare degli oggettini, basta non pensare di avere fra le mani il grasso del naso ciccione di Sancho Panza. La oficina di Tobi si trova in Pasaje torrico n° 240. C'è anche da visitare anche il cimitero di Chauchilla, il cimitero delle mummie nella zona circostante Nazca. Il sito è molto interessante e vi si possono osservare uomini e donne nella loro posizione originale di sepoltura, ovvero rannicchiate in posizione fetale (che i molti sbagliano nella definizione e chiamano fecale! hi hi!). Queste tre escursioni in più aggiungono mediamente circa 10 usd al costo del volo.
Si può scegliere di pernottare a Nazca, cosa che io non consiglio, oppure aspettare che arrivino le dieci e mezza di sera in uno dei graziosi locali sulla piazza centrale dove si può bere un Pisco sour fantastico ed ascoltare dei gruppetti locali che suonano la musica andina e, alla fine, belli storditi, si può partire con il bus Ormeno delle 23.00 per arrivare, alle otto di mattina, ad AREQUIPA, la “Ciudad Blanca”, sicuramente una delle più belle e vere città del Perù. Anche se molto stancante io, ai viaggiatori budget, consiglio questa soluzione, cioè viaggiare di notte, per vari motivi. Innanzitutto perchè si risparmia un giorno viaggiando al modico prezzo di 6 massimo 9 euro, e poi perchè dopo aver speso quasi 70/75 dollari nella giornata precedente, risparmiare altri 10 o 20 dollari di albergo non è male! Ovviamente, poi, ma io ve lo dico così per dire, se venite con me, oltre a riposarvi di più, si può fare tutto il tragitto fra Nazca ed Arequipa (circa 10 ore di passione) sempre col nostro bellissimo pullmino che è sempre verde, sempre speranza, fermarsi a fare le foto all’oceano, fare gli spruzzi, passeggiare su spiagge lunghe quasi 100.000 km, poi ci si potrebbe fermare a Yauca a mangiare almeno 100 olive a testa, a Palpa a prendere gli aranci più dolci che io abbia mai mangiato, poi potreste scattare delle foto meravigliose tanto sono belli i paesaggi in cui nessun mezzo pubblico vi farebbe fermare, poi potremmo vedere Puerto Inka e i suoi pescatori e infine, prima di andare a dormire a Camanà, all’Hotel Turistas carino, pulito e comodo, potremmo andare a mangiare pesce a scatafascio al Rinconcito Trujllano (Jr. Pizarro 304)…… ma a voi sicuramente tutto questo non interessa! siete donne e uomini duri, voi, e preferite di gran lunga dormire di notte sull’autobus, morire di freddo, vomitare pure gli occhi e arrivare ad Arequipa in stato semicomatoso, affamati, puzzolenti e pure brutti. Quindi….potete anche non venire con me!
5° giorno ICA - AREQUIPA
Arrivo alla ciudad blanca – siamo davvero sulle Ande – La mummia juanita.
Altitudine: 2350 slm
Percorrenza 573 km di strada asfaltata - circa 8 ore con i mezzi pubblici.
Arequipa è bellissima, totalmente, o quasi, coloniale, con molta vita peruviana ed internazionale è una tappa obbligata del Sud del Perù. Fu fondata all’incirca nel 1540, ed è circondata da tre vulcani, il Misti (una motagnetta di 5.822 mt, che a vederlo da lontano sembra un cono rivoltato) poi c’è il Chachcani (collinetta di 6.075 mt) e infine il nanetto dei tre, il Pichu pichu. Negli ultimi secoli ha subito le carezze di cinque terremoti devastanti…ma sta ancora in piedi, per fortuna…purtroppo nel 2001, l’ultimo di questi terremotos ha devastato la Cattedrale che adesso, pur bellissima, si presenta ristrutturata. Io ho visto l’inaugurazione, nel ferragosto del 2002. Molti dicono che si chiami la città bianca perchè la sua architettura coloniale è molto spesso di questo colore e, dunque, sembra un delicato velo candido steso sui declivi delle Ande. In realtà, una spiegazione che, con tutta onestà, mi sembra più credibile dice che venne chiamata così perché, all’epoca del dopo conquista, vi si insediarono gli spagnoli con la loro pelle chiara e, quindi, da allora nacque in buon numero una popolazione meticcia con la pelle molto più slavata rispetto a quella indio, ovvero quella degli autoctoni. Tale spiegazione sembra avvalorata dal fatto che in lingua Qechua “Are quipay” significasse “si, potete rimanere”, e sembra che questa fosse la frase pronunciata da un Capo Inca verso degli uomini di pelle bianca, spagnoli, che chiesero a lui il permesso di rimanere e che, poi, li si insediarono e proliferarono. Da li la palla di carne ed “il mischio”. Le guide della zona usano questa storia, che non so se è vera, per ripetere all’infinito quanto sia radicato nella popolazione di Arequipa il senso dell’ospitalità, che quindi bisogna andare ad Arequipa e starci parecchio tempo bla bla bla…Ora, io capisco che lo fanno per motivi diciamo “commerciali”, però la storia è suggestiva e poi ad Arequipa si stà davvero bene, la gente è allegra e cordiale e non manca niente. Secondo me è, da una parte, lo specchio del Perù attuale, dall’altro, è una sorta di porta del tempo verso luoghi meravigliosi come Chivay, Coporaque ed il mitico Colca Canion, una delle valli più belle che io abbia mai visto (anche perché ancora non sono riuscito a vedere il Canon de Cothauasi…porca miseria!, ma conto di farlo al più presto). Quando ci entri, nella zona del canon intendo, ti viene da pensare: “ma chi me lo fa fare a vivere nel mio paese, dove sono costretto ad arrovellarmi il cervello tutto il giorno per rispettare, ed onorare, gli standards occidentali nel lavoro, nelle relazioni e nella vita in generale, quando invece c’è un posto come questo dove la cosa più importante è stare in silenzio per ascoltare il rumore delle ali dei condores che ti passano sulla capoccetta?” Insomma è una esperienza da provare. Comunque ad Arequipa si può fare di tutto e di più. Per me la migliore opzione è questa:
HOTEL
La scelta più consueta, quella che fanno nella maggior parte i turisti che arrivano dal Nord, è la CASA DE MI ABUELA (letteralmente significa “la casa di mia nonna”). E’ un Hotel tre stelle (parlo sempre di “stelle peruviane”) dall’atmosfera eclettico-alternativa, con giardino, piscina, camere da 2/3/4/5/6 letti e graziose camere a soppalco e con finestra sul giardino fiorito, televisione bagno e telefono. Ha un piacevolissimo bar con pianoforte, tavolo da Ping Pong e giochi da tavola, una libreria dove si possono scambiare libri con gli altri viaggiatori (poi il difficile è leggere in svedese o norvegese visto che:
A) gli italiani non leggono molto e quindi non hanno spesso libri da lasciare!
B) pure se ce lo avessero un libro non lo lascerebbero!
ed una splendida vista sul Vulcano MISTI, simbolo di Aerquipa, alto 6.000 mt con la neve perenne in cima. Il costo è di 22/25 dollari per notte in alta e di 18/20 in bassa, ma se ci si ferma di più di una notte lo sconto è sicuro e per i gruppi lo è ancor di più. Inoltre, la Casa de mi abuela ha una ottima agenzia di viaggio interna (Agenzia Jardin) che ha dei buoni prezzi per l'escursione al Colca Canion e possiede pure uno splendido Cottage sulle montagne del Colca, dove si pernotta se si acquista l'escursione relativa (io comunque ci sono stato due volte e la seconda ci sono andato da solo). Il cottage si chiama Casa de Mamayacchi e quando ci sono arrivato non potevo credere ai miei occhi per il prezzo che avevo pagato, forse perchè l'hanno costruito proprio nell’anno in cui io arrivai la prima volta e lo stavano ancora pubblicizzando. Insomma l'escursione al Colca costava in tutto 42 usd, durava due giorni ed una notte e comprende: Il viaggio in pulmann privato, l'ingresso al sito naturalistico dove si osservano los Condores che “pasano” – uno spettacolo incredibile come dicevo prima - una notte al Mamayacchi, che dopo vi descrivo, una prima colazione e la guida in spagnolo o inglese, se si considera che il viaggio dura 5 ore e si sale a 5000 mt con un pulmann 4x4……il prezzo non è male! Ora, quest’anno sono andato da solo con il bel pullmino verde, e quindi non so quanto sia il costo del pacchetto che vi ho appena descritto, e al Mamayacchi non me lo hanno saputo (o voluto) dire, ma i prezzi credo siano un pochino aumentatiti…ho visto che la doppia da sola sta oggi a 32 dollari…quindi, secondo me adesso ci vuole qualche cosa in più di 42 bigliettoni verdi. E già.
In Città - MONASTERO DI S.CATALINA - MUSEO ANDINO
Dopo essere arrivati di mattina, si dovrebbe concedersi qualche ora di riposo in Hotel e poi, verso le 10/11 del mattino, visita al monastero di S. Catalina (la nostra S. Caterina) che è un posto incredibile dove si mescolano in una atmosfera assolutamente singolare, all’interno di ambienti affascinanti ed evocativi, l'inevitabile cattolicesimo spagnolo del ’500 con il paganesimo antico degli indios e con la variegata e sempre divertente, e giustificabilissima, tendenza dell’uomo (in questo caso delle donne!) a fregarsene del proprio ruolo quando per quello si dovrebbe rinunciare al piacere!!! Tutta la struttura è un dedalo di architettura coloniale e cortili, patii e chiostri ornati con i colori accesissimi del Perù'; il risultato è un monastero prevalentemente color porpora, ocra con inserti di un intensissimo azzurro lapislazzulo. Insomma un caleidoscopio di arte, colore e misticismo. La visita dure circa due ore con guida in italiano e costa molto, circa 12 Euro a persona più l'offerta per la guida, che in realtà è libera ma in pratica se non la dai ti lanciano l’anatema (sempre delle suore parlo he’, per intenderci). Per questa cifra si possono visitare le antiche casette delle monachelle birbantelle, tutte in pietra e tufo (la zona è vulcanica come tutto il Perù) ma soprattutto, se avete la fortuna di trovare una guida un pochino sbarazzina che ve la dice proprio tutta, si ascoltano le storie di vita delle monachine birichine!!! Infatti, la struttura era in realtà, anche un rifugio per le “giovani bene” della alta società coloniale spagnola che, diciamocelo, andavano lì per divertirsi, in tutti i sensi; queste monache avevano come domestica una ragazza indio (o una monachella spagnola povera ma ciò avveniva di rado) e, poi, la sera facevano festini tutti sesso (lo giuro!) allucinogeni (lo rigiuro) e rock & roll. La pacchia, comunque, è durata poco o almeno fino a quando il Papa non le ha scoperte e gli ha mandato una madre superiora tanto cattiva quanto brutta (c'e'il quadro appeso su un muro della sua casa, che si visita) che ha rimesso tutte le cose a posto, purtroppo! Ubi maior, minor cessat!!! Comunque all'ora di pranzo si può rimanere a mangiare dentro il monastero, presso la caffetteria interna gestita, udite udite, dalle monachelle birbantelle, che non si presentano al pubblico, perchè sono di semi/clausura, ma che cucinano delle empanadas al formaggio fenomenali ed altri dolcetti alle castagne ed alle mele. Chissà quello che fanno in cucina fra di loro!!!….(scusate, mi è sfuggita pure questa).
Al pomeriggio si fa una visita al MUSEO ANDINO (fino all’anno scorso il museo era proprio di fronte al monastero, in S. Catalina 210, a causa del fatto che l’università di Arequipa, la proprietaria, stava ristrutturando i nuovi locali. Oggi, invece, si trova in Merced 110, in sostanza a non più di un KM verso Plaza de Armas rispetto a dove era prima, sulla stessa strada). Al MUSEO ANDINO, si trova Juanita “la SuperMummia”, la più antica e meglio conservata del Sud America, pure meglio delle mummie del deserto Cileno! (dicono loro, che col Cile non vanno molto d'accordo, anzi per niente). Comunque la mummia è veramente impressionante. E vale la pena spenderci qualche riga. Giovannina, fu ritrovata l’8 settembre 1995 sul Nevado Ampato, uno dei vulcani che si trovano nelle vicinanze di Arequipa. Fu vittima di un sacrificio umano all'età di 14 anni. In realtà, se si sta un pochino attenti a tutta la spiegazione che viene data su questa mummia, ci si rende conto di quanto la povera bambina sia stata sfigata! Non è che voglio essere il solito dissacratore, però sentite qua: allora, innanzitutto, l’hanno scelta (pensa che culo!) per il sacrificio umano. All’epoca, infatti, si pensava che sacrificando un bambino qua e un bambino la si potessero fermare i terremoti e il mais crescesse meglio (sto semplificando…alla Piero Angela…non mi prendete per pirla). Poi, dopo averla scelta, la poverina ha dovuto camminare con il suo corteo di morte sino ad Arequipa…partendo dal Cusco…capito? Dal Cusco! Insomma più di 500 km a piedi, sulle montagne, per poi, finalmente, essere uccisa!!! Proseguendo, l’hanno fatta arrampicare fino in cima al vulcano, 6380 mt, dico, mica una collinetta…,l’hanno stordita bene bene con qualche droga allucinogena e poi, dopo che si era fatta un culo come un secchio….zacchete!!! qualche sacerdote sbronzo e drogato più di lei, l’ha mazzolata ben bene sulla testa e lei è rotolata giù nella bocca del vulcano, oppure ce l’hanno portata direttamente i suoi sacrificatori; fatto sta che, almeno nel cratere del vulcano, la miserella aveva trovato sufficiente riposo dopo tanta sfiga; invece, a oltre 400 anni dal suo pomeriggio di gloria, il vulcano Sabancaya, che sta proprio di fronte all’Ampato, si mette ad eruttare, il simpaticone, i fumoni di calore arrivano fino all’Ampato e sciolgono una parte del ghiacciaio dove era rimasta intrappolata da centinaia di anni di gelo la povera Giovannina…e lei che fa? riputupumpete, rotola di nuovo per qualche centinaio di metri (pare pure che sia rotta qualche osso nel volo) giù in fondo, dove, un ricercatore che passava li per caso (non è vero, diciamo che la stavano cercando ma non si immaginavano che ci fosse stata la coincidenza) la trova! Così…in un momento! Inoltre, pare che se fosse passato qualche settimana più tardi manco la avrebbe potuta vedere perché il ghiaccio l’avrebbe ricoperta di nuovo nella sua nuova nuova posizione. Da allora, Giovannina si trova sotto l’occhio vigile degli scienziati di tutto il mondo. Insomma, è proprio sfigata, secondo me…e se proprio ce la vogliamo dire tutta, i sacrifici andavano fatti su ragazze vergini…e a digiuno…, il massimo della jella cavolo, manco i piaceri maggiori della vita si è potuta portare dietro!!! Almeno adesso è famosa! Giovannina vi aspetta in una saletta semibuia e si guarda attraverso una bacheca surgelatore che la mantiene sotto zero e senza umidità;…si vede ancora la “tortorata” che gli hanno dato in testa per ucciderla, da rabbrividire, e infatti c’è sempre chi rabbrividisce di fronte alla bacheca! C'e' ne è pure un'altra di mummia, ma non se la fila nessuno perchè la vera star è Juanita! Il costo del biglietto è di 6 dollari, ma io ho litigato perché mi volevano far pagare per forza la guida in spagnolo che loro dicevano essere obbligatoria per tutti. Ora, non per fare il solito rompiscatole, però io lo spagnolo lo capisco, ma se non lo capivo???? alla fine l'ho pagata e per dispetto gli ho fatto circa un migliaio di domande in Italiano alle quali non sapeva rispondere e io, ogni volta, mi lamentavo perché gli dicevo che l'avevo pagata e che non era buona a niente! Alla fine abbiamo fatto amicizia. Credo che abbiano detto che metteranno una guida in italiano! Una cosa importante, credo che fino al dicembre del 2004 juanita sarà a Lima, per dei controlli e quindi se andate ad Arequipa, prima informatevi sulla sua presenza al Museo Andino, perché andare per vederla e poi trovare solo la sua copia sarebbe una delusione.
Appena usciti dal Museo Andino, andate a prendere un caffè al caffè Valenzuela, vicinissimo alla Iglesia de La Mercede, anch’essa bella e da visitare. Il valenzuela è l’unico dove in città valga la pena di provare a bere caffè…che a volte esce cristiano. Poi il locale è carino, stretto stretto e su due piani, fanno pure le colazioni e le merende. Vale la pena di farci un salto. Si ritorna in hotel e ci si prepara per il secondo giorno ad Arequipa, ovvero l'escursione al Colca Canion....
6° GIORNO AREQUIPA - COPORAQUE - COLCA CANION
Altitudine:
Percorrenza:
Questa dovrebbe essere la giornata in cui si arriva al Colca. Ci si alza di buon ora (5,30) e si parte. Si attraversa la riserva naturale di Aguada Blanca y Salinas, dove si incontrano le Vigogne, gli Alpaca, i Lama, le Aquile (i primi tre sono camelidi delle Ande, le aquile invece sono aquile, quelle che volano!), tutti allo stato brado, e spesso si scende per fare delle foto bellissime. Se scendete, fate attenzione perché si deve rimanere sulla strada e non andare nei prati, cercando di avvicinarsi alle bestiole. Rischiate che qualche guida un po’ troppo zelante denunci la vostra escursione non autorizzata al posto di polizia più vicino. A me lo hanno fatto quest’anno, ma credo soprattutto perché stavo viaggiando da solo con il mio bel pullmino verde speranza insieme a tanti miei amici…e le organizzazioni Arequipene, cioè le agenzie che accompagnano i gruppi, si sono fatte rodere che non gli abbiamo lasciato un soles e ci volevano fare un dispetto. Qui, come al Cusco, attorno ai turisti ed ai viaggi organizzati c’è una bella mafietta e chi viene da fuori senza lasciare il suo pedaggio alle agenzie del posto non è ben visto…ma a noi no ci frega niente, anzi, ci divertiamo a farli schiattare…mica è proprietà loro il Perù!!! Cavolo!!!
L’importante è che, se viaggiate così come ho fatto io, da soli intendo, senza agenzia e guida, dovete assicurarvi di avere tutti i permessi. Ad esempio, se avete un pullmino con autista, dovete accertarvi che questo sia autorizzato e che abbia il permesso del ministero dei trasporti con sopra il numero di targa della vettura, perché senno possono farvi storie. Quando sarete certi di essere nel giusto, non recedete di fronte a nulla…;tanto nella maggior parte dei casi vogliono solo rompere le balle!
Il viaggio fa spesso delle “vittime”, c'è gente che non riesce ad abituarsi alla rapida ascesa, si passa da 3.600 mt a 5.000 mt in un giorno e quindi comincia a svomitazzare a destra et a manca soprattutto perché non fa attenzione a mantenersi leggero la mattina a colazione, oppure si sdraia in preda ad attacchi di mal di testa tremendi. Una signora giapponese che stava con noi è stata due giorni con un giacchetto sulla faccia (meglio era pure brutta) ed un sacchetto nella mano per fare voi sapete cosa. Comunque sul pullman c'è l'ossigeno e si può respirarlo quanto e quando lo si vuole, tanto serve a poco, se ti becca il soroche te lo tieni per due giorni, puoi solo scendere di quota. Però l’ossigeno ti da delle belle botte! Si arriva dopo 5 ore di curve all'Hotel Mamayacchi, - eccetto una piccola pausa in barretto sulla strada al bivio di ****** dove si dovrebbe bere una botte di Mate de Coca, unico vero rimedio all'altura ed ai suoi inconvenienti. Lo Chalet in cui si dorme è situato in un paesino che si chiama Coporaque, dove l'unica macchina che conoscono è il pulmann dell'agenzia che ogni giorno scarica qualcuno. Il paesino ha una bella chiesetta coloniale e qualche rovina che diventa interessante se si azzecca la guida giusta. Io, ogni anno che passa, lo preferisco sempre di più rispetto a Chivay dove oramai si trova un affollamento che deprime il fascino di questo Canon. Insomma, non è bello venire fino a quassù per incontrare il cielo e trovarsi invece circondati da orde di tedeschi, Inglesi e Francesi che girano con i pantaloncini corti e le maniche di lana alla tirolese, non credete? A Coporaque, invece, non c’è quasi nulla di tutto questo, c’è solamente il Perù, quello vero! E' la prima occasione dove si cominciano a vedere personaggi autenticamente perùani, con il poncho rosso acceso, i sandali fatti di caucciù, la pelle bruciata dal sole ed un odore terrificante addosso! Coporaque si trova a 7 Km da Chivay, dove l'escursione della Agencia Jardin fa tappa per il pranzo del primo (prima di arrivare alla sistemazione al Mamayacchi) e secondo giorno. Si mangia bene con 3 dollari, ma, ovviamente, se venite con me si mangia meglio e si spende meno (tacchete! Beccati pure questa). Poi si arriva in hotel, ci si riposa un paio d'ore a suon di te di foglie di coca per assuefarsi all'altitudine e poi chi ce la fa va a fare una visita alle acque termali di Chivay. Trattasi di bagno di sera a 3.600 mt e all'aperto in vasche termali pulitissime e affollate da gente di tutto il mondo. Una esperienza interessante e dove si socializza… molto facilmente...sarà per il freddo fuori e per il caldo dentro...L'ingresso che non è compreso nell'escursione costa 2 usd (ce lo potevano pure includere, ma i peruani spesso si perdono in un bicchier d'acqua!). Il posto è carino, però quest’anno ho scoperto che c’è una vasca solamente per i locali e che a questi non è permesso mischiarsi con noi…………BUUUUUUUUUU ….i turisti…e che modi sono? Mi hanno fatto un pochino girare le balle…e allora mi sono cercato un'altra stazione termale…L’ho trovata al Colca Lodge, un albergo super raffinato modello baite sparse a mo’ di bungalow sulle rive del colca river. Sicuramente più radical chic delle caleras di di Chiyay, però almeno non ha l’ipocrisia di essere popolare e poi invece separa il popolo dai turisti…e che siamo marziani noi! Oppure ci attaccano le malattie, loro…bho? Ste cose mi fanno incacchiare. Insomma, le terme del Colca Lodge sono davvero belle, sono formate da piccole vasche naturali delimitate da bordi che camminano, in un percorso ideale, al fianco del fiume. Sono circolari e ricavate dalla pietra del fiume e quando ti ci trovi dentro, il profilo dell’acqua calda si confonde con quello del fiume gelido, qualche metro più in la’…insomma, se ci arrivi quando c’è ancora un’oretta di sole allora passi davvero un bel pomeriggio…se ci arrivi troppo tardi, invece, non fai in tempo a godertelo, perché esci subito e te la fai sotto dal freddo. Rispetto alla caleras di Chivay si paga lo stesso prezzo ma è un pochino più difficile arrivarci. Si trova a qualche Km da Coporaque, allontanadosi dal paese verso la valle. Si ritorna in albergo con la pressione sotto le scarpe e si fa un’ottima cena, anch'essa non inclusa nel prezzo, e che si aggira sui 4/5 dollari, nella quale si può mangiare un filetto di alpaca con le pesche veramente eccezionale. La serata si trascorre nella lobby dove si beve Pisco di fronte al camino e si parla tutti in lingue diversissime, italiano, spagnolo, tedesco, francese. I clienti, generalmente, sono quasi tutti di una sola escursione e quindi si socializza molto in fretta e ci si diverte molto. Fuori fa molto freddo e quindi si rimane tutti "in casa". Si va a letto presto – in reception ti danno la borsa dell'acqua calda per andare a dormire, che goduria!!!
7° giorno - COLCA CANION - CRUZ DEL CONDOR – AREQUIPA
Altitudine: si sale sopra i 5000 mt
Percorrenza:
Ci si alza alle 4,30 del mattino perché si devono andare a vedere i CONDORES che volano sul Canion. Per arrivare alla Cruz del condor, si attraversano, sulla strada polverosa, un paesino che si chiama Yanque e uno che si chiama Maca, dove c'è una gran bella chiesa coloniale distrutta dal terremoto del 2000 e che stanno ristrutturando. Quest’anno, ho potuto vedere che i lavori sono quasi finiti e il risultato è davvero apprezzabile. Ci si ferma varie volte per ammirare le ANDENES, ovvero le terrazze de coltivo che venivano usate dagli Incas per coltivare sulle pareti scoscese delle montagne. Detto così sembra niente, ma i paesaggi sono impressionanti: ci sono decine di migliaia (forse esagero ma ci sta bene) di terrazze che scendono e salgono dalla montagna per oltre 70 Km, le loro forme sono ricavate dalla curve naturali del terreno ed il loro colore è una mescolanza di tutte le tonalità di verde che si possono immaginare; il risultato è una armoniosa visione di terra, cielo e fiume che si fondono e si snodano sinuosi fino a dove gli occhi possono spingersi…e anche oltre, nei luoghi della mente e dell’immaginario. Il tutto in un Canion alto molto spesso più alto di 1500 mt sul cui fondo corre il Rio Colca, il fiume che ha scavato la gola nella quale ci si muove e che, nel silenzio assoluto e rigido della mattina, fa spesso sentire la sua voce a chi lo guarda dall'alto della strada che scorre sulla cresta del Canion. Insomma, vi posso assicurare che, se trovandovi in questo quadro dipinto da Dio in uno dei suoi giorni di forma migliore, avete pure la fortuna di vedere sorgere il sole, allora davvero viene la voglia di mettersi seduti, comodi, a guardarne i raggi che sembrano delle potenti e gigantesche spade di luce lunghe 100 km che affettano la nebbia umida e trasparente che sale dal fondo e, storditi dall’infinito, ci si ritrova ad aspettare, aspettare ed aspettare..................fino a quando gli altri che sono con vo si arrabbiano e suonano con il pullman che deve ripartire! A me è successo così! Si arriva alla Cruz del Condor, un punto di osservazione dove si sta tutti radunati in religioso silenzio e, se si è fortunati, si vedono volare bestioni con tre metri di ali a 10 mt dalla testa che fanno un rumore come quello di un gigantesco flauto di pan e proiettano un ombra da pterodattilo preistorico. Sono così impressionanti che in certi momenti hai paura persino che allunghino le zampone e ti portino in alto con loro a volare sulle montagne innevate. Il mirador della Cruz del Condor è a davvero a strapiombo sul canion e se vuoi, ma sarebbe meglio dire “se ce la fai”, puoi stare seduto sul bordo roccioso con le gambe a penzoloni con 1.500 mt di aria sotto i pedi mentre cerchi di scattare foto ai benedetti condores. Un po’ di tempo fa, si narra, qualcuno un po’ disattento si è lasciato prendere dall'emozione del momento mistico e, udite udite, si è ritrovato a fare un bel volo in linea retta fino in fondo al fiume. Poveraccio. Quindi, fate attenzione a dove metete i piedi. Non siete proprio nel cortile di casa vostra. Adesso, alcuni piccoli consigli. Il primo anno che sono arrivato alla cruz, mi hanno detto di andare prestissimo (mi hanno fatto alzare dall’hotel alle 4.30) perché gli uccelloni, dicevano gli autoctoni e le guide, ci sono solo fino alle 8.30/9.00, visto che, dopo quell’ora, le correnti calde ed ascensionali che vengono dal mare, e che si infilano nel Canon sostenendo gli uccelloni, se ne vanno, e gli uccelloni pure, perchè sono pesanti e, dopo una certa ora, se non sono sostenuti dalle termiche (così si chiamano le correnti d’aria) gli fa fatica volare! Tornandoci diverse volte, invece, mi sono accorto che il motivo per il quale ci facevano alzare così presto dipendeva dal fatto che, diversamente, non si riusciva a fare tutto quanto quello che loro avrebbero voluto in giornata e le agenzie non avrebbero potuto, altrimenti, riportarci ad Arequipa in serata, chiudendo come avrebbero voluto, l’escursione. Il risultato, mi sono accorto quest’anno, è che se sei un pochino sfortunato, i condores, con questo tipo di organizzazione, non li vedi proprio (come è capitato a me una volta) perché, al contrario di quello che dicono loro, gli uccelloni si alzano maggiormente proprio dalle dieci di mattina in poi…ovvero quando le termiche acquistano maggior forza. E già, proprio così. Quest’anno, che stavo con il mio bel pullmino verde speranza, e quindi decidevo gli spostamenti come e quando mi pareva, ho fatto rimanere il mio gruppetto alla cruz del condor fino a quando, appunto, tutti sono andati via. Così, verso le dieci, dieci e mezza, quando i vari gruppetti da venti/trenta viaggiatori se ne sono andati perché correvano da qualche altra parte a non vedere, fare e capire niente, noi siamo rimasti li soli soletti e, puntualmente, gli uccelloni si sono alzati a decine, solo per noi. Ci hanno danzato davanti per più di un’ora, potenti, maestosi e regali, affettando l’aria con le ali più grandi che io abbia mai visto. Ci guardavano fieri e fermi, ogni volta che ci passavano davanti, a non più di cinque sei metri di distanza, mentre noi rimanevamo impietriti ed inebetiti sul ciglio dello strapiombo. Alla fine le nostre macchine fotografiche, e le nostre videocamere, erano sazie di uccelloni per circa un secolo, e le foto che sono scappate fuori sono degne di National Geographic. Un consiglio. Se andate alla Cruz del Condor, portatevi un 200 o un 400 (di obiettivo dico) e un rullino da 100 ASA. In questa maniera, se sarete bravi, riuscite a fotografargli pure i peli del naso….mentre se siete sfigati e gli uccelloni non saranno sono alzati, almeno potrete fotografarli mentre se ne stanno placidi ed appollaiati laggiù, sulle rocce, a qualche centinaio di metri distanti da voi. Comunque, dopo aver osservato i condores per un’oretta buona, si torna indietro e si passeggia sul ciglio del Canion, sempre stando attenti a non provare l'ebbrezza del volo in linea retta, mi raccomando. Si fa ritorno a Chivay per mangiare in un altro ristorantino a 5/6 Usd. Si ritorna all'albergo, si prendono baracca e burattini, e si ritorna, per le sei di sera, in albergo ad Arequipa, in città. Sul pullman per il ritorno chi non sviene dalla fatica vince una bambolina! La sera si esce e si va a mangiare all'Arequipay, un delizioso ristorantino che cucina un porcellino d'india (il cuy) eccezionale, basta non pensare che si sta mangiando, praticamente, un topone gigante! Si ritorna in albergo e si sviene, nuovamente, sul letto. Il giorno seguente, se si ha tempo, si può passare a fare shopping ad Arequipa dove si può acquistare dell'ottimo artigianato in tutti i negozietti che si incontrano. In particolare, ad Arequipa c’è un bel mercatino regionale che racchiude tutti i tipi di artigianato del Perù suddiviso per dipartimenti, ovvero per distretti provinciali. Questo mercatino c'è per tutto Agosto, mentre a Settembre la popolazione dei venditori scarseggia. Si può visitare poi la nuova cattedrale (inaugurata nel 2002), la bellissima e ristrutturata Plaza de Armas, ed infine si può andare da un tizio che vende dei prodotti di lana di alpaca che sono pregiatissimi e che costano fino a 10/15 volte di meno che in Italia. Per esempio, una mantella di lana di Baby Alpaca con uno scialle che qui costa 500 euro io l'ho pagato 60 dollari. Ma se non venite con me non vi dico come si chiama il Tizio e ne dove lo trovate. Zacchete!!!
Per quanto riguarda i piatti che dovrete provare qui ad Arequipa…io vi consiglio questo:
Rocoto relleno: un buonissimo, pesantissimo e piccantissimo peperone ripieno di carne che nella sua migliore forma si presenta coperto di una salsa de queso con tutt’attorno olive, aji e uova sode. Praticamente ci mettete una settimana a digerirlo a questa altitudine! Poi dovete mangiucchiare l’Adobo che è carne cotta a fuoco lento e macerata in vinagrette, condita con aji, chicha e comino…e poi il Chupe de Camarones, che sarebbe una zuppa di gamberoni buona e piccante che si prepara con arroz (il riso) latte, aji, vino, patate e altre cose che adesso non mi ricordo…
8° GIORNO, AREQUIPA - PUNO - LAGO TITICACA
Altitudine: 3.850 mt slm
Percorrenza – 297 km di strada asfaltata – 6 ore circa con i mezzi pubblici.
Se si viaggia in pullman, si parte da Arequipa di sera tardi (è meglio), e si arriva a Puno la mattina del giorno dopo, prestissimo. Se invece si viaggia da soli, allora, è bello fare la strada anche di giorno, ma praticamente si impiega una mezza giornata o anche di più. Puno è risalente al 1668 ed è bagnata dalle gelide e intense acque del lago più famoso del mondo…il Titicaca.
A Puno bisogna prendersela calma, ragazzi, siamo a 4.000 mt slm e si fa fatica pure allacciarsi le scarpe. Quindi, il primo giorno si va piano piano. Si può fare una bellissima passeggiata sui dei divertentissimi risciò a tre ruote, guidati da dei peruani cocciuti e stremati che trascinano questi pesanti trabiccoli, con i turisti sopra, su e giù per la città facendo degli sforzi immani per qualche dollaro. Aneddoto: una volta, io, vedendo il nostro risciò-man oramai sul punto del trapasso causa collasso cardiovascolare, ho deciso di far accomodare il tipo al mio posto e mi sono messo a pedalare scorazzandolo per le vie di Puno. Bhè, dopo cento metri avevo le gambe dure come il cemento, dopo 500 metri avevo assunto le sembianze di una prugna secca, e dopo un silometro ho abbandonato ogni velleità solidaristica e mi sono rimesso seduto al mio posto!!! Ubi maior, il risciò, cessat!!!! Comunque, Si può andare a visitare, sempre in risciò, la Nave Museo Yavari', orgoglio della marina peruana di fine ottocento, ancorata all'embarcadero di Puno. E’ un vecchio battello a vapore con tre o quattro marinai d’equipaggio, di cui uno è donna, che fanno di tutto, dai motoristi alle guide turistiche, e spiegano con passione ed attenzione tutta l'odissea di questa nave arrivata a pezzi dall'Inghilterra fu, in seguito, ricostruita in 6 anni dopo che cinque ce ne vollero per trasportarla a dorso di mulo dalle coste del Perù sino a Puno. Si visita tutta la nave, compresa la sala motori dove si puà ammirare il più vecchio motore diesel del mondo con, 4 cilindri bellissimi e funzionante. La prima volta che l’ho visto, ho pensato alla macchina in cui rimane incastrato Charlie Chaplin in tempi moderni!!! Ora vi dico qualche cosa in più, visto che quest’anno, non potendo farne a meno, sono nuovamente tornato a trovare i miei amici marinai e mi sono preso un bel foglio di spiegazioni. Allora: la Yavarì, fu costruita per essere unna cannoniera, e avrebbe dovuto essere impiegata per controllare i confini sul Lago Titicaca. Ha una gemella, la Yapura, che attualmente è alla fonda sempre sul Titicaca, ed entrambe furono commissionate dal governo peruano, nel 1861, alla James Watt Foundry a Birmningam ed al Thames Ironworks and Shippbuilding. I peruani, già sapevano che avrebbero dovuto trasportare la nave a dorso di ciuco e, quindi, la ordinarono a pezzi…il risultato furono 2766 pezzi di nave da circa 120 Kg l’uno…tanto era il peso, infatti, che ogni somarello poteva, e doveva, trasportare. Entrambe le navi, a pezzi, furono imbarcate, su una terza nave, la Mayola, fino al porto di Arica, sulle coste pacifiche del Perù (porto che poi fu appunto perso nella guerra del pacifico a favore del Cile) e, poi, i pezzi furono inviati in treno fino a Tacna. Ci vollero solo sei anni, ma i somarelli alla fine ce la fecero. Nel 1870, poi, la Yavarì venne varata e l’anno dopo navigò per la prima volta. All’inizio, la Yavarì funzionava con una caldera…cioè con una caldaia, e il propellente era costituito da cacca di lama e alpaca. Si, una nave a cacca! La Yavarì era una nave che andava a cacca! Poi, però, i Perùani si accorsero, vivaddio, che forse era meglio cambiare carburante (anche perché già gli era toccato allargare la nave perché il motore consumava troppo!!!) e allora, nel 1914, si decisero a fare come tutte le genti cristiane e responsabili di questo mondo e misero in sala macchine un bel motore Bolinder…un gioello di tecnica primo ‘900 che ancora oggi funziona ed è uno spettacolo vederlo e sentirlo girare. Io ho avuto la fortuna di ammirarlo in funzione, e vi dico che è davvero spettacolare. Attualmente, il motore Bolinder montato sulla Yavarì e il più antico al mondo che possa funzionare. I miei gruppetti ce li porto sempre. Quest’anno purtroppo, quando sono passato io un pistone era fuori uso, e, pertanto, non abbiamo potuto godere lo spettacolo della macchina di Chaplin…
Oggi, la Yavarì è gestita da una Associazione (www.yavari.org) presieduta da una Signora, Meriel Larken, che comprò la nave nel 1987 con l’obbiettivo di restaurarla e di riportarla a navigare dopo decenni di incuria, salvandola quindi da una morte sicura. Alla fine, dopo quasi trent’anni di lavoro serio ed appassionato, portato avanti da donne e uomini di un equipaggio che sembra formato da eroi di una favola per bambini, la Yavarì ha navigato di nuovo, finalmente, nel 1999 per una sola volta e, proprio quest’anno, si pensa possa tornare a lavorare come una nave da crociera per non più di venti passeggeri, che alloggeranno in cabine tipo ‘900, e io li invidio davvero!!! Forza Yavarì!!!
La sera, dopo questa bella visita, si va a vedere il tramonto sul mirador all’ultimo piano del nuovo Hotel di proprietà di una splendida famigliola di miei amici (lo chiameranno el Miralago…peruviani, brava gente!) dove si gode una vista impareggiabile del lago Titicaca incendiato dal rosso del tramonto. Poi, si scende per prendere un the alla casa del Corregidor, un piccolo palazzetto spagnolo del 500/600 riattrezzato a centro culturale che ospita spesso delle mostre fotografiche e dispone di una piccola caffetteria. Si visita la bella piazza con la cattedrale, si cena su Calle Lima, preferibilmente all’Apu Salkantay (Jr. Lima 82) , un ristorantino che fa pure la pizza a legna (!) Quest’anno, devo dire, ho trovato Puno piena di vita e con localini a iosa…la notte, si va in hotel, pure perché qui, a oltre 4000 mt slm, di sera fa un freddo che la metà basta!
HOTEL a PUNO
La scelta dovrebbe cadere sull'Hostal Helena, pulito, con camere molto grandi, sicuro e non molto freddo; ha l'acqua calda, il televisore ed il telefono. Ancora deve acquisire quella patina di “usato”, visto che funziona da 4 anni. Comunque il prezzo è di 15 usd a persona per una doppia e di 12 per una tripla, o quadrupla, ma se si rimane di più si hanno degli sconti. E' compresa la prima colazione, abbondante. Poi c'è l'Hostal Vyelena che è vicino al primo e offre servizi come il primo ma è più economico e meno accogliente, il costo è 9 usd per persona o camera, non ricordo. Un consiglio: a Puno non si deve alloggiare agli ultimi piani degli hostal perché non c’è abbastanza pressione per farci arrivare l’acqua corrente. Anche quest’anno ho chiesto di questo problema ai miei amici, e sembra proprio che non ci si possa fare nulla…quindi…camere ai piani bassi, oppure doccia fredda e pelle d’oca! Non sempre però.
In più, quest’anno, ho notato e conosciuto l’Hotel El Lago, in Avenida El Sol n° 865. Ha una bella vista sul lago Titicaca…ma consideratelo una scelta di emergenza…se no riuscite a trovare accoglienza in un luogo che vi aggrada di più.
A puno mangiatevi del pesce, il pescado, è ottima la trota (la trucha), eccezionale il pejerrey, e il ishpi. Anche la carne è molto buona qui. Io ci ho mangiato dell’ottima alpaca e dei cuy (i porcellini d’india) deliziosi…
9° GIORNO - ISLA TAQUILE – probabilmente la notte più alta della vosra vita.
Altitudine: 4.150 mt slm
Percorrenza – circa tre ore di barca
Questo uno dei pernottamenti più duri ma, sicuramente, va incluso fra i più affascinanti. Per arrivare a Taquile si parte da Puno la mattina alle 7.20 e si pagano 20 soles, 6 euro, o giu di li, per andare e tornare. Il tragitto si fa su dei barconi a motore che sarebbero agevolmente superati in velocità da un’anatra zoppa con poca voglia di nuotare, e si arriva dopo 4 ore, se tutto va bene. Sono convinto che con un buon gommone il tutto si farebbe in 25/30 min. Ma tant'è, stai in Perù e ti devi adattare! Nel tragitto ci si ferma una mezzora sulle isole UROS, ovvero le isole galleggianti o flottanti, che si trovano sparse per la parte peruana del lago. In sostanza si tratta di grossi zatteroni di alcune migliaia di mtq fatte di TOTORA, una specie di canna di bambu' galleggiante che resiste nell'acqua gelida del Titicaca per circa sei mesi e, poi, marcisce nel suo strato inferiore e deve essere sostituita da altre canne, nello strato superiore, per mantenere uno spessore di circa 6 mt sotto il livello del lago, altrimenti l’isolotto affonda. Le isole sono simpatiche, piene di abitanti che vivono solo di quello che vendono ai turisti e che offrono dei giri sul lago con delle piccole imbarcazioni, fatte sempre di totora, e che pure loro affondano dopo circa sei mesi, insomma li è tutto un affondo continuo!!! Ma non vi preoccupate, quelle su cui si viaggia, le barche intendo, sono nuove e solide. In realtà, non si deve sempre credere a tutto…manco a quello che vi ho appena scritto, perché secondo me gli abitanti di Uros sono dei furboni e dietro le casette galleggianti c’hanno dei potenti evinrude da 150 cavalli e la sera vanno a divertirsi con i motoscafi a Puno, coi soldi che noi frallocconi gli abbiamo lasciato comprando aggeggetti vari e cotillon…Si riparte e in tre ore circa si arriva a Taquile. Questo, al contrario di Uros, è' veramente un posto fuori dal mondo. E' abitato dai Taquileni, gente solida e rocciosa che ha voluto tentare di gestire tutto il turismo per conto proprio… e almeno in parte ci sono riusciti…Per ora, alcune delle comunità che qui vivono, lo fanno in maniera tale da garantire un basso impatto del turismo sull’ecosistema dell'isola. La organizzazione urbanistica di Taquile rispecchia simbolicamente, o almeno quella era l’intenzione quando cos’ venne suddivisa, quella del vecchio impero INCA. L’impero, infatti, era diviso in 4 Suyos, che comprendevano tutto il regno e si chiamavano………. Qui, invece ci sono sei Suyos, ognuno retto e gestito da una comunità…che poi ha dei rappresentanti che si riuniscono e che interagiscono con un Alcalde…,l’Alcalde de Taquile. La cosa interessante è che qui le autorità si riconoscono dal colore del cappello, come i ministri, anche loro con il cappello colorato tipico delle persone importanti. Loro stessi guidano i barconi dalla terra ferma sino all'isola e viceversa.
Su tutta l'isola, o quasi, l'energia elettrica è una rarità, l'acqua corrente pure e i bagni sono delle graziose buche scavate per terra che metteranno alla prova il boyscout che è in voi. Poi c’è qualcuno che dentro il boyscout non ce lo ha proprio, oppure è andato a farsi un giro..e allora, purtroppo, viste le estreme condizioni…niente cacca per due o tre giorni! e con tutte quelle patate e mais, verdura e sopas nella pancetta…vi assicuro che il desiderio di un bel water candido si farà sentire. AAAHHH se si farà sentire! Genericamente, in relazione alla comunità dalla quale in cui si scende, si viene accolti da una specie di consiglio di paese. La prima volta mi è capitato di scendere a Chunopampa Suyo, il più famoso fra i suyos perché è quello che si trova alla sommità della famosa salita spaccagambe di 500 scalini, una salita quando la fai tutta, molto spesso, causa nell’inerme ed ignaro arrampicatore inquietanti apparizioni di S.Giorgio o Sant’Uberto dai Piedi scalzi. Sempre che alla fine ci si arrivi! Infatti, purtroppo, l’anno scorso due belle americanotte paffutelle hanno preso un gran coccolone proprio appena arrivate in cima e, stremate come cavalli da tiro svedesi, hanno stirato le zampone. Amen, e il ministero del turismo, giustamente, ha chiuso la salita al turismo (i taquileni la fanno più volte al giorno, pure i bambini, con carichi assurdi sulla schiena!!!). Quindi, adesso, si sale solo da altri embarcadero, e la salita non vede più le processioni dei miseri con gli zaini sulle spalle. Di embarcaderos ce ne sono in tutto otto, ma solo alcuni sono “comodi”. Al suyo Chunopampa, che è pure il più turistico, quando si arriva c’è tutto il conclave e i turisti sono ricevuti da un vero comitato di accoglienza…fintarello, direi, ma gradevole. Il segretario del sindaco, o chi per lui, ti fa firmare in piena piazza un registrone con il tuo nome, la tua professione e quanti giorni devi rimanere, (il 99 virgola 99 superperiodico rimane solo una notte!!!) mentre tutto il pueblo guarda i turisti affannati e sudati con un aria fra il curioso, il compassionevole ed il divertito. I vecchi, per la verità, sembrano diffidenti. Ci sono poi tutte donne che parlano fra di loro fitto fitto con la mano sulla bocca, mentre filano la lana sotto con mani agili e costumi bellissimi e colorati; gli uomini, invece, ti squadrano mentre imperturbabili fanno cappelli e sciarpe con la lana filata dalle donne, tenendo dei ferri sotto le ascelle e sferruzzando con una abilità impressionante, come quella di un pianista navigato. Insomma alla fine del rituale vi viene assegnato un numero, corrispondente ad una casa, una donna si alza, vi acchiappa e vi porta presso la vostra (sua) abitazione, che diventerà anche “casa” vostra per il tempo che deciderete di trascorrere a Taquile. Ogni abitazione può ospitare soltanto due turisti per volta perché tutti hanno il diritto, a rotazione, di avere un po’ di guadagno da noi ricconi. Il pernottamento costa 3/4 usd per notte, ma se siete poco fortunati, come è capitato a me, potreste trovarvi in una situazione cosi estrema da dover fuggire di notte, dall’odore o dal freddo, e rifugiarvi in qualche altra casa (come ho fatto io la prima volta che sono stato a Taquile!). Ovviamente capisco che per loro può essere normale, ma a me hanno dato delle coperte sulle quali sembrava avesse dormito un reggimento di alpini tedeschi che aveva camminato per giorni con le stesse calze! Ho provato a resistere ma poi ho ceduto! Ubi puzza…turistum scappa!!! Si mangia in piccole stanze dove le donne o le ragazze cucinano dei piatti buonissimi a dei prezzi tanto bassi da vergognarsi, oppure, se si vuole, si può mangiare a casa dell'ospite che cucinerà per voi e vi farà mangiare con la famiglia. Il mio, una volta, era così povero che mi ha chiesto di andare a mangiare al ristorante!!! Io in realtà mi sono dispiaciuto perché mi avrebbe fatto piacere mangiare con loro che erano così gentili. Tuttavia, per non metterli ulteriormente in imbarazzo, ho accolto il loro non invito, e sono andato a cena fuori! C'è pure un ristorante comune, o sociale, dove lavorano i membri della comunità. C'è anche un negozio di artigianato comune, dove tutti devono portare i loro lavori a maglia, che sono obbligati a fare, perchè poi possano essere venduti a favore della comunità e di chi li ha fatti in prima persona. Tutti, dopo i 27 anni, devono lavorare, per un certo periodo di ogni anno, a favore della comunità, in ristorante o in negozio! Insomma, una bella comune socialista, in piena regola ed in pieno Sud America, dentro un lago a 4.200 mt di altitudine…da non crederci! La cosa più bella è che anche le donne, qui, possono in teoria (molta teoria) diventare sindaco o ministro! Incredibile. Una volta, abbiamo provocatoriamente chiesto ad un “funzionario” se ci poteva consentire di entrare a far parte della comunità e lui, molto serafico, ci ha risposto che in comunità possono entrare soltanto i nati a Taquile, dopo i 27 anni, e che per gli stranieri c'è bisogno del consiglio di paese con la decisione dell'Alcalde, il sindaco. Poco male.
Dopo aver passato una notte quantomeno "singolare", si fanno grasse spese e risate nel negozietto locale di artigianato - dai nostri padroni di casa ci siamo fatti fare dei bellissimi cappellini ed un paio di guanti, di straforo ed alla faccia del socialismo reale - e si riparte per il lunghissimo e stancante viaggio di ritorno a Puno, dove, finalmente, si dorme. Tutto questo, come vi dicevo sopra, succede più o meno a Chunopampa Suyo. Quest’anno, invece, visto che viaggiavo da solo con il mio bel gruppetto, sono sceso, dopo aver affittato una bella barca verde speranza (no dai, scherzo, l’ho affittata davvero la barca per i miei amici ma non era verde speranza) all’embarcadero di Kollino Suyo. Su questo bel posto, ci perdo un pochino di tempo e ci spendo un pochino di parole, perché se lo merita proprio…
Kollino, è la comunità che sta proprio al centro di Taquile, ed è, diciamo, amministrata, dal punto di vista della ospitalità ai turisti, da due o tre personaggi. Uno è il mio amico Isidro, che è di una simpatia e competenza davvero fuori dal normale. Ha una ossessione pressoché maniacale per l’obbiettivo di conservare i costumi di Taquile (conservamos los costumbres…diceva sempre….lo chiamavamo noi! Il signor costumbre), e tutto, per lui, orbita attorno a questo. Di contro, tuttavia, lui i costumi e gli usi antichi di Taquile, li ama, li conosce e li rispetta davvero. Ce ne siamo accorti quando ci ha accompagnato a fare una bellissima passeggiata d’istruzione attraverso tutti e sei i suyos di Taquile, e ci ha illustrato nei minimi dettagli tutte le piante autoctone, le loro proprietà e i loro usi…addirittura mi ha fatto lavare le mani usando come sapone una pianta macinata!
Vedete, esistono due tipi di Perù…quello dei luoghi comuni, e quello dei luoghi reali…Kollino, è ancora un luogo reale, come molti altri che io ed i miei amici abbiamo avuto la fortuna di visitare durante questo viaggio, e che più avanti vi racconto. A Kollino, tutto è ancora poco intaccato dal turismo, che, invece, negli altri suyos di Taquile sta iniziando a lasciare i suoi segni, non sempre positivi. Le sistemazioni per noi viaggiatori sono davvero basiche, ma pulite e sicure. Quest’anno, le mie lenzuola profumavano di bucato. Quest’anno, addirittura, sono stato onorato della richiesta di diventare padrino di un bambino bellissimo, il piccolo Rojer Huatta Quispe, che ha avuto la sfortuna di vedersi tagliati i capelli dal sottoscritto (così funziona la cerimonia, haime!) Io, non potevo certo rifiutare, così, adesso, ho un figlioccio Perùviano bello come il sole ma con i capelli da ospedale psichiatrico…per farmi perdonare gli mando un pacco di giocattoli per natale!!! Edwin, il papa di Rojer, e quindi suppongo mio compare, ha una bella casetta dove ospita i turisti, pulita ed accogliente e con un panorama mozzafiato, sta proprio in cima a tutti. Io c’ho l’e-mail per contattarlo……e voi no! (bastardo che sono he!). Insomma, pernottando a Kollino, almeno dal mio punto di vista, significa essere dei privilegiati rispetto a chi se ne sta…beato e inconsapevole….nella parte affollata dell’isola, che è tuttavia bellissima, ma no bella come Kollino, almeno per come la vedo io!
Un consiglio. Come tutti, ovviamente, anche voi, come ho fatto io (homo pirla), sarete colti da una irrefrenabile voglia di prendere una quintalata di sole sulla barca che vi porta da Puno a Taquile, oppure avrete la bella pensata una volta arrivati sull’isola (a meno che non tiri vento forte, che allora fa davvero freddo). Quando esce un bel sole caldo in una giornata limpida, infatti, è davvero piacevole stare “spaparanzati” (in lingua terrona significa “sdraiati”) al tepore a prendere un pochino di colore…il problema, però, è che se non vi mettete un secchio, anzi due, di crema solare protezione 1.000.000 alla “n”, la sera potreste sentire la urgente necessità di svitarvi la testa dal collo e buttarla nel gelido lago, perché avrete ridotto la vostra la pelle ruvida come una ramina arrugginita e bruciata come un dito appiccicato sulla piastra per cuocere le bistecche. Insomma, fate attenzione, perché poi il fastidio di una brutta scottatura da sole peruviano dura almeno un paio di giorni. Indovinate perché lo so?…(la risposta “perché sei un pirla”… non vale)
10° PUNO – CUSCO – il corridoio in mezzo alle nuvole…che porta verso l’ombelico del mondo
Altitudine da 3.850 a 3.400 mt, passando oltre i 4.000 mt
Percorrenza: 389 KM – 6/7 ore con i mezzi pubblici
Da Puno, dopo la visita a Taquile, si parte preferibilmente con l’autobus della Ormeno di sera, per arrivare a Cusco di notte. Ovviamente, questo per non perdere troppe ore di giorno in viaggio e sfruttare più tempo possibile sia nell’ultimo giorno a Puno che dopo l’arrivo a Cusco. Oramai non vi dico più come ci sono andato io, quest’anno, tanto mi sa che la storia del pulmino l’avete capita. Però vi dico che con il famoso pullmino verde speranza quest’anno il corridoio Puno-Cusco lo abbiamo attraversato di giorno tutto e devo dire che ho trovato questo tratto di strada di una bellezza davvero sconvolgente. Soprattutto mi riferisco al tratto finale, subito prima e subito dopo l’attraversamento del passo più alto di questa zona.
Non è facile descrivere la sensazione di pulizia e limpidezza che si prova nel guardare in faccia le nuvole! L’aria è dura e gelida, il sole è vicino e ed accende i colori. L’erba è un verde tappeto volante, e il blu del cielo assomiglia a quello delle immersioni in mare aperto. Il bianco della neve è splendido e pulito, dolce come la leggerezza del sorriso. Gli occhi sono pieni di vita e di emozione… e la strada verso Cusco diventa improvvisamente troppo breve. Nel tragitto, noi ci siamo fermati a Raqchi (e questa sosta la consiglio a tutti) una graziosissima comunità che si dedica, da qualche anno, al turismo responsabile ed è gestita dai suoi abitanti con impegno, passione, competenza e tanti tanti ottimi risultati. Raqchi si trova a non più di un paio d’ore di macchina da Cusco e, per via della sua ottima posizione, si potrebbe raggiungere anche se ci si trova già a Cusco, per fare una bella escursione in giornata. C’è un bellissimo sito archeologico, molto importante, che si chiama il Tempio di Wiracocha, che poi era un Inca che governò all’incirca nel 1410 d.C. e il suo nome da giovanotto era HATUN TUPA INCA. Il sito è molto interessante perché consta anche, oltre al tempio centrale parzialmente conservato, di una serie di cosiddette “Qolqas”, ovveri degli edifici circolari di cui ancora non si conosce bene la destinazione passata. Quello che è sicuro, è che la loro funzione attuale è quella di far scervellare studiosi, e turisti, sul loro impiego passato. Si tratta di circa 160 resti di edifici, di cui sette ricostruiti nel 1997 per far vedere come si presentavano nell’antichità; si dice che potessero essere magazzini o viviendas (abitazioni), o ancora alloggi temporanei (una specie di ostelli) per permettere ai pellegrini di fermarsi in questo luogo che, sicuramente, veniva considerato sacro o comunque molto importante. Una caratteristica del sito, infatti, è quella di essere circondato da una grande muraglia di quasi 7 km che aveva indubitabilmente una funzione di protezione. Alcuni danno molto credito all’idea della funzione di magazzino, perché la zona del sito si trova proprio fuori Cusco, che era la città più importante della valle e, quindi, la fortificazione poteva avere la funzione di proteggere le scorte di emergenza per i periodi di guerra o di carestia. La protezione era appunto dovuta al fatto che le scorte di cibo erano davvero importanti. Insomma, che servisse per proteggere il grano, o il sito sacro, la muraglia indica che questo posto era prezioso e, quindi, voi, invece di fare i loboturisti, fermatevi e dateci un occhiata. Se poi volete (dovete) passarci pure la notte, allora basta andare in Plaza de Armas e chiedere ospitalità. Chiedete ad una delle bancarelle che vendono artigianato e rimarrete stupiti dall’organizzazione di questa gente. Sembrano una piccola impresa consolidata, ma è tutto comunque molto naturale, muy natural, come direbbe il vecchio Isidro di Taquile. Se rimanete per la notte, avrete la fortuna di assistere ad una rappresentazione di una ricostruzione del rito del Pago a la Tierra, uno dei riti più importanti della religiosità andina. Questa piccola rappresentazione, seppur ad uso e consumo di noi viaggiatori, non è una di quelle cose tristi da loboturisti, ed ha un sapore di istruzione e divulgazione per noi; si tratta insomma di una rappresentazione finalizzata ad istruire, quasi didattica. Attualmente Raqchi conta 80 famiglie e il 70% di queste si preoccupano di tramandare le occupazioni tradizionali di questa comunità, ovvero la lavorazione della ceramica (da dove proviene il nome Racqchi) e il 30% si preoccupa di agricoltura. Si trova a 3480 mt slm, proprio sotto un vulcanone, il Vulcano Quinsach’ata, una bella montagnetta dove, se avete voglia, una guida locale vi accompagna, a piedi o a cavallo fino in cima su su, suissimo, direi. A giugno, c’è una bellissima festa del Sole, simile a quella di Cusco ma molto moooolto più piccola come dimensioni e risonanza, ed è conosciuta come Raqch’ i Raymi. Se passate da quelle parti, e se avete tempo e modo, fermatevi e comprate della ceramica dalla mia amica Dolores Cumpa Quispe, moglie dell’artigiano fenomenale Raul Rodriguez Moron…io gli ho comprato due vasi perché di più non avevo posto…e non vi dico quanto l’ho pagati perché me ne vergogno; ma glielo fatto fare a lei il prezzo, e non ho battuto ciglio, ovviamente. Zitto e paga, è il mio motto. Insomma, adesso questi due spelìndidi oggetti di artigianato stanno belli belli davanti al mio computer mentre scrivo…e, credetemi, valgono almeno cento volte quello che li ho pagati. E poi, se dopo aver lasciato Raqchi comprerete della ceramica al Cusco, rimarrete fregati perché nella maggior parte dei casi quello che avete comperato viene da qui, ve lo assicuro. La differenza sta nel fatto che ve la fanno pagare venti o cinquanta volte tanto; ho sperimentato…sempre la storia del pirla…vabbè!
Manco a dirlo, a Raqchi, mi sono fatto dare la e-mail dal grande Profe Exaltacion, il professore della comunità che ci vede lungo e che organizza il turismo in città; parlando con lui, si può organizzare il soggiorno. Come si fa ad avere la e-mail del Profe???….He He He He…la mia mail sta in fondo al racconto (bastardissimo sono).
Uscendo da Raqchi, e andando verso Cusco, ci si avvicina sempre di più a Machu Picchu. Cusco, l’ombelico del mondo, è infatti la base indispensabile per accedervi. Con due orette di macchina, o anche un pochino di meno, sarete arrivati in una delle città più belle del Sud America!
LA CITTA’ DEL CUSCO
Cusco, è da sempre fonte di discussioni infinite fra i viaggiatori che ci arrivano e che, inevitabilmente, volenti o nolenti, ci si fermano…alcuni anche molto a lungo. He si!!! C’è un gran discutere attorno al fatto che Cusco, l’ombelico di questo cacchio di mondo secondo gli inca, sia una città positiva, o meno. Io, devo dire la verità, ho una posizione intermedia…diciamo che fra i “cuschisiti” e gli “anticuschisti” mi colloco in una posizione laica…tipo casco blu o osservatore ONU. Non sto ne di quà e ne di là…perché il Cusco è un po’ come la New York del Perù (facendo i debiti distinguo, ovviamente…basti considerare che una singola pietra, un sasso, un tombino, una gomma attaccata per terra del Cusco ha dentro di se più patrimonio culturale rispetto a qualsiasi cosa che stia poggiata sul suolo di scemolandia…ehm! scusate volevo dire degli USA, ma tanto avevate capito lo stesso, no?). Questo lo dico nel senso che il Cusco ha molto da offrire, ma è anche uno dei luoghi dal quale parte l’organizzazione e dove ci sono gli esempi dei più grandi truffoni e ,“soloni”, a danno dei viaggiatori e a danno del Perù. Non sono troppo radicale. E’ la realtà, basta conoscere questo paese un pochino approfonditamente, per capire che il Cusco è, per il Perù, fonte di benefici e malefici, nella stessa misura…
Tuttavia, come già detto prima, Cusco è la base indispensabile attraverso la quale far partire l’organizzazione per alcune delle visite maggiormente desiderate da parte dei viaggiatori: il Valle sagrado, Machu Picchu, Pisac, la Amazzonia sud Orientale…ma come accade in ogni luogo dove ci sono migliaia di turisti ansiosi di “vedere tutto ed in fretta”… ci sono, per questo, anche migliaia di gatti e volpi pronti a rifilare migliaia di sole e pacchi altrettanto in fretta. Per questo, nelle righe che seguono cerco di illustrare come si può fare per soggiornare nell’ombelico nella maniera meno superficiale, senza farsi trascinare nel vortice e del caleidoscopio dell’illusionismo turistico, arte nella quale, ho scoperto, in questo paese molti si esercitano con grande successo … Ecco i mei consigli:
Come detto, Cusco è una città nella quale si può (o si deve) pernottare anche molti giorni, quindi, è molto importante riuscire a trovare, se la vostra intenzione è quella di fermarvi un po’, una soluzione che permetta di coniugare economicità, accoglienza, comodità e soprattutto autenticità e qualità. Dal mio punto di vista, esistono due luoghi in cui tutto questo si fonde perfettamente, e questi gioiellini preziosi e veri si chiamano CAITH e PICCOLA LOCANDA ITALIANA. Questi due piccoli paradisi hanno entrambi un gran pezzo di Italia dentro perché, almeno in gran parte (Camilla non ti arrabbiare!), sono stati pensati da menti Italiane, volute da cuori italiani e realizzati da energie Italiane. Capiamoci bene, io non sono uno di quei frallocconi che vanno alla ricerca, in qualsiasi posto del mondo, di un angoletto di Belpaese perché altrimenti cade in crisi di astinenza da spaghetti e caffélllllatte coi biscottoni della salute (mi sa che questa l’ho già scritta…ma mi piace e la riscrivo) anzi…ho scoperto LA PICCOLA LOCANDA e IL CAITH dopo tre o quattro volte che sono stato e che ho alloggiato al Cusco…e sono davvero felice di averla fatta, questa scoperta.
Partiamo dal CAITH. Questo giardino di serenità si trova a 5 minuti dal centro di Cusco, proprio sulla strada che porta genericamente i turisti verso la Fortezza di Sacsayuaman, ed è gestito, come vi dicevo, prima, da Vittoria Savio, una donna fatta di forza e passione che molti hanno ribattezzato la Madre Teresa di Calcutta Peruviana. Il Caith,"Centro di Apoggio Integrale alle Lavoratrici domestiche" è un programma dell’Associazione Yanapanaku-sun. Yanapanakusun è un'organizzazione privata a scopo sociale, con differenti programmi che hanno una sola finalità: l'appogio totale alle lavoratrici domestiche per la conquista di una vita migliore nell'esercizio dei loro diritti. Inizó le sue attività in Agosto 2001; tuttavia la preoccupazione ed il lavoro per questo settore sociale giá inizió nel 1994 col CAITH. Nel CAITH le lavoratrici domestiche, molte di queste sono ancora bambine, trovano una nuova famiglia e l'opportunità di un'educazione migliore che parta della conoscenza delle loro realtà e necessitá. Il CAITH, per sostenere le sue attività sociali, utilizza le entrate che il Programma Ayparikusun genera offrendo servizi e alloggio a turisti intelligenti e sensibili che sono interessati non solo a quello che offre tradizionalmente il Cusco, ma anche a conoscere da vicino una cultura differente ed avere con essa un vero scambio socio culturale, scambio che serve per sensibilizzare gli uni ai problemi degli altri. Ayparikusun nella lingua quechua significa "Corriamo incontro a chi gia' bussa lasciando comunque aperta la nostra porta per chi ancora non appare all' orizzonte".
E’ difficile spiegare quello che significa il Caith, almeno per chi come noi è talmente distante da tutto quello che accade qui! Allora mi sembra giusto riportare qui sotto, una testimonianza di una delle ragazze che ha avuto aiuto e sostegno dal Caith, e da Vittoria.
"Mi primo Armando también me sacaba del colegio. Me sacó cuando tenía 9 años y me trajo al Cusco para que viviera en su casa y cuidara a la hijita de 2 años. No me gustaba, era muy traviesa. La señora era mala, me echaba la culpa de todito a mí. Cuando la chiquita solita se quemó con el agua porque la señora me dijo que la dejara allí, todita la culpa me la echaraon. Mi primo me pegó y la señora también, con correa y con patadas. Nunca me creían nada. Un día yo estaba de sueño porque ya era de noche tarde y estaba esperando que el agua se calentara y se me rebalsó. También me pegaron duro. No me iba al colegio, pero mi primo le había dicho a mi mamá que sí me iba a mandar. En la casa de mi primo yo me levantaba a las 6 de la mañana, preparaba el desayuno para todos. A las 7 tomaban desayuno, pero yo tomaba solita en la cocina. Me hubiera gustado tomar con ellos, más cosas comían ellos. (...) Yo limpiaba todita la casa antes de tomar el desayuno, hacía jugar a la hijita, cocinaba para el almuerzo para todos, pero yo almorzaba después en la cocina. En la tarde otra vuelta le hacía jugar a la bebita mientras la señora descansaba. Jugaba a la casita y a la comidita. Las vecinitas también venían y a todas tenía que hacerlas jugar. Preparaba para la cena. Cenaban a las 9 de la noche y de ahí que yo lavaba el servcicio, yo cenaba en la cocina. A las once hay veces me dormía proque tenía que hacer dormir a la bebita. Yo dormí en un cuartitio donde recibán visitas, en un colchoncito con una frazada. Ningún día salía a la calle."Después de unos años de trabajo en diferentes lugares, donde ganó no más de 50 soles (ca. 15 dólares) por mes, su hermana la llevó al CAITH: "Antes paraba triste, preocupada, todo me daba miedo y sentía que nadie me quería, y que nadie me trataba bien. Me sentía sola y que todo me iba mal. Cuando llegué al CAITH ya no seinto tanto miedo porque sé que hay alguien que me puede ayudar si tengo problemas. Por ejemplo Vittoria, la Jose, Marleni, si no me pagan (los patrones), le aviasan en el Juzgado de Menores." En el CAITH, entre las demás trabajadoras de hogar, también encontró amigas: "Tengo varias amigas. Con ellas me siento bien. Ellas son buenas conmigo, jugamos, nos reímos, me aconsejan bien. Te ayudan cuando necesitas. Antes del CAITH no tenía amigas, sólo algunas en el colegio, pero no me llevaba tan bien con ellas."Citas del libro "¿Estás bien? CAITH: La cultura del afecto con trabajadoras del hogar, Maite Rofes. Come avrete capito, Il Programma CAITH ha come obiettivo, tra altri, migliorar le condizioni di vita e di lavoro, attraverso un cambiamento di coscienze ed abitudini delle lavoratrici domestiche e della società che le circonda.
Ora, mi rendo conto che non è bello definire qualcuno con il nome di qualcun altro…ma voi, come la chiamereste una donna che è riuscita, con la forza delle sue idee, del suo stomaco e delle sue braccia, a costruire una meravigliosa casa albergo dove ha oramai, in anni e anni di lotte e sacrifici, ospitato centinaia di bambine sfuggite (e ha volte strappate) dalla spirale del lavoro minorile, della violenza, della umiliazione e della disperazione? Come la chiamereste una donna che lotta con ostinazione e successo contro un sistema che ancora e purtroppo tollera spesso che le bambine povere, figlie dei campesinos, possano essere “vendute” alle case dei signori cuscheni ricchi perché li, almeno, “potranno avere un tetto ed un pasto” ed avere un “futuro” da lavoratrici, leggasi “schiave”, domestiche? Come la chiamereste una donna che manda a scuola i figli degli altri quando questi sono troppo impegnati a picchiarli ed a ubriacarsi? Io la chiamo Madre Teresa di Cusco…ma voi potete chiamarla Vittoria.
Il Caith è tutto questo, è una casa albergo che ha iniziato recuperando bambine e ragazze madri in difficoltà, e dando appoggio a viaggiatori che andavano alla ventura offrendo loro una sala dove sdraiarsi sui sacchi a pelo e un pasto caldo, gratuitamente. Poi, la voce, come sempre accade per le “cose buone” ha viaggiato velocemente…ed ora ci sono una trentina di belle camere da letto che fanno dormire chi lo chiede a non più di 15 dollaretti a notte. Soldi benedetti. In più, il Caith è, nella CUSCO spesso un pochino pastificata, uno spicchio di genuinità fatto di cucine calde ed affollate da gente di tutto il mondo, di sale da pranzo ricche di fiori frutta e allegria, di camere pulite accoglienti e vere, di lavatoi grigi di pietra per lavare i panni affaticati da giorni di cammino, di gridolini contenti felici e divertiti di bambine che finalmente possono andare a scuola, di zaini e scarponi che salgono e scendono le scale a tutte le ore del giorno e della notte…il tutto in un clima di serenità e rilassatezza, direi di felicità. Tutti possono andare al Caith, e tutti dovrebbero farlo…Al Caith si può anche cenare (oddio che buone le cene, ancora me le ricordo, erano così buone che non smettevo mai di mangiare e poi la sera non ce la facevo ad uscire tanto ero abbottato….) e questo aggiunge solamente 3 dollaretti, soldi benedetti, al costo della camera.
Poi c’è l’insuperabile Piccola Locanda Italiana, gestita da Matteo e dalla sua bellissima moglie Camilla, italico il primo Perùvianissima la seconda, ma entrambi uguali nella capacità, nell’amore e nella competenza che hanno messo nel creare nel cuore alto di Cusco, un rifugio protetto, comodo e caldo per tutti i pellegrini viaggiatori che passano da quelle parti. Sapete perché la Locanda mi è piaciuta tanto e perché “piace” tanto? Perché Matteo e Camilla, alla Locanda, non hanno fatto quello che fanno gli “Italioti” quando vanno in giro per il mondo a costruire alberghi o ristoranti; non hanno preso un pezzo dei nostri vizi, capricci, abitudini e comodità per trapiantarlo a forza, a martellate, nel suolo di un paese nel quale magari questo avrebbe stonato clamorosamente…soltanto perché…”… all’italiano gli piace”. No, La Locanda non è una enclave italiana al Cusco, ma è un esempio di come il gusto italiano, l’intelligenza e la sensibilità di chi ha già visto un bel pezzo di mondo, e gli aspetti migliori di un paese “ospite” possano fondersi dando come risultato un equilibrato senso di serena convivenza e rispettosa, anzi rispettosissima, conoscenza. Insomma, alla Locanda, non c’è il quadro in bianco e nero di Alberto Sordi che con la maglia a righe si mangia lo scodellone di spaghetti al pomodoro, oppure la foto della nazionale italiana appesa al muro…(mi sembra ci sia quella della juve!) ma c’è l’aria italiana, il respiro del nostro del nostro paese, il profumo dei piatti, preparati da Matteo, che si siede sui tessuti coloratissimi filati con la lana d’Alpaca; ci sono parole italiane, ma anche di ragazzi e ragazze di tutto il mondo, che rimbalzano sui muri dipinti di color ocra e sul legno scuro dei pavimenti. Insomma, c’è il risultato di chi ha capito una cosa che io nel mio piccolo vado dicendo da moltissimo tempo: Viaggiare non significa semplicemente uscire dai propri confini, ma avvicinarsi ed entrare, con rispetto, in quelli altrui…portandosi dietro la propria ricchezza…aggiungerei nel caso di Matteo; Bravi Matteo e Camilla. 10 e lode.
La locanda è in grado di ospitare i turisti in sei camere di cui solamente tre, per adesso, hanno il bagno privato. Ma non preoccupatevi, perché la Locanda non è un albergo, è la vostra casa al Cusco… ed uscire dalla propria stanza con l’asciugamano sulla spalla per andare a lavarsi i denti nella porta accanto, non sarà un problema….’che a casa vostra vi da fastidio o vi preoccupa andare al bagno a lavarvi???!!! Tutto è così vividamente familiare che secondo me non ci farete caso…anzi, sembrerà ancora di più di essere a “casa”…Per spiegarvi questo che sto cercando di dirvi, vi racconto una cosa: Mentre Matteo mi mostrava la locanda, mi sono accorto che c’erano potenzialità di ampliamento, e gli ho domandato quali fossero le sue intenzioni in merito. Lui mi ha detto, “voglio aumentare solo di qualche camera, massimo dieci, poi basta; se ne avessi di più, poi alla fine, non riuscirei più a parlare e conoscere chi viene da me” Capito lo spirito? La Locanda, non è un albergo è una casona nel cuore di Cusco; se non sbaglio, fra l’altro, quella era proprio una vecchia casa, poi ristrutturata e messa a punto da Matteo e da Camilla dove, se volete, potete essere ospiti ad una cifra attorno ai 10 dollari a notte. Soldi ben spesi, ve lo assicuro. Un consiglio, se ci andate, fatevi dare da Matteo la camera con la vista sulla Plaza de Armas, insuperabile, impagabile. Infatti, la locanda si trova proprio sotto la Chiesa di S.Cristobal, su una strada bellissima e ripidissima che si chiama resblosa, che in peruano significa “scivolosa”, quindi occhio…Insomma, da alcune delle sue finestre si vede bene la Plaza de Armas, probabilmente una delle piazze più belle del Sud America…e vi tocca pagare ben sette otto dollari per dormire li…la vita del viaggiatore è dura, a volte…ma non quando si dorme alla Locanda!!! Se poi volete scattare una foto eterna, allora andate sulla piccola terrazzina della Locanda, magari con una bella tazza di thé, guardate verso la piazza, magari verso sera quando si stanno per accendere i lampioni arancioni, guardate bene, chiudete velocemente gli occhi e poi riaprite…et voilat…avrete la vostra foto eterna del Cusco; non esiste infatti migliore macchina fotografica dei vostri occhi e del vostro bel cervelletto. Un ultima ma importantissima cosa, Matteo è in grado di aiutarvi in una cosa fondamentale…NON PRENDERE FREGATURE. Infatti, ha sufficienti contatti da indicarvi per organizzare escursioni, anche di diversi giorni, e pure fino a Puno, se volete. Vi può aiutare a non patire fregature per la salita a Macchu Picchu e magari per le prenotazioni dei biglietti del treno….o per trovare un alberghetto ad Aguas Calientes che non sia una topaia. Insomma, come avrete capito, a me sto ‘posto è piaciuto, e l’anno prossimo, o molto prima, ci ritorno…aaaaah se ci ritorno!…e se volete venire con me…sapete come fare, la mia mail è giu in fondo!!!
Se poi decidete di non pernottare al CAITH o alla LOCANDA (peste vi colga) un altro hostal che mi sento di consigliare in questa cittadina è il KOYLLIUR, nel quartiere di San Blas che è il più bello e antico di Cusco, quartiere ancora costruito sulle antiche basi Inca e dove i palazzi si innalzano da terra poggiando su dei massi enormi, a loro volta poggiati l’uno sull’altro senza nessuna amalgama ed arrotondati dal tempo; le strade sono di ciottoli e costellate da piccole botteghe di artigianato o di pasticcerie, e di caffetterie. Il Koylliur è un ostello a conduzione familiare veramente grazioso, ricavato da una casa padronale con tutte le stanze che si affacciano su un cortile interno attrezzato con sedie e divanetti. Le camere sono tutte ampie e pulite e sono matrimoniali, doppie, triple e quadruple. Sono pulite ma spartane. Alcune non si addicono ad un turismo italiano, ma io le ho girate tutte e so quali possono essere prese e quali no. Il costo è di una decina di dollari per notte senza colazione. La famiglia che lo conduce si chiama GUEVARA, e ciò è bene!
Diversa è la scelta dell’Hostal CUSCO, dotato di riscaldamento, moquette, televisione acqua calda 24h ed ampi bagni moderni. Il tutto affacciato su un cortile con pub e bar. Il costo è di circa 20/25 usd, ma dipende dalla capacità di contrattare.
COSA FARE AL CUSCO E LARES TRAIL
Ora, come vi dicevo, Cusco offre moltissimi siti da visitare nei suoi immediati dintorni: Sacsayuaman, Tambo Machay, Q’enqo, Tambo Moray, Puca Pucara…Ad ogni modo, la mia esperienza mi consiglia di fare quanto di seguito: Il primo giorno dovreste preoccuparvi dell’acquisto del cosiddetto “bolleto turistico”, ovvero una sorta di passepartout per quasi tutto quello che c’è da vedere nella zona di Cusco, e, di conseguenza, ci si dovrebbe dedicare a pianificare le relative visite. Con questo biglietto si potrà visitare: Saqsayhuaman, Q’enqo, Puca pucara, Tambo Machay, Pikillachta, Tipon, Ollantaytambo, Pisac, Chinchero…per quanto riguarda luoghi nel Valle. Dentro Cusco, invece, biglietto da accesso a: Cattedrale, Museo de Arte Religiosa, San Blas, Museo de Santa Catalina, Museo de Palacio Municipal, Museo de sitio de Qoricanhca. Il bolleto costa 10 usd e vale 10gg dalla data di emissione, ed è personale; sono soldi ben spesi, ve lo assicuro. I siti fuori Cusco aprono per lo più alle 07.00 e chiudono alle 18.00, la Cattedrale alle 10.00 fino alle 11.30 (se siete fortunati) e dalle 14.00 alle 17.00…ma gli orari cambiano di continuo; la Chiesa di S. Blas alle 08.00, i Musei alle 09.00, orientativamente. Dopo aver fatto ciò, si visita il centro della città e si prendono contatti con la una agenzia che possa organizzare, in maniera coscenziosa un buon LARSE TRAIL, un trekking che porta sino a Machu Picchu in 3 notti e 4 (oppure se si vuole qualche cosa in più) giorni di cammino attraverso vallate incontaminate e di una bellezza semplicemente terrificante. Io mi sono imbattuto in questo trekking per caso, visto che l’idea (o meglio quella del mio gruppo visto che io ero contrario per consigli ricevuti in patria) era quella di acquistare il famoso INCA TRAIL, ovvero il percorso più famoso per arrivare a piedi sino alla città sacra. Grazie a Dio il percorso dell’Inca Trail era indisponibile per tutta la settimana! Il costo del trekking, va dai 250 dollari in su, se si vuole affittare un sacco a pelo polare (non è uno scherzo, serve davvero!) per quattro giorni si pagano ulteriori 20/30 dollari usd, in genere.
Se poi avete voglia di qualche cosa di davvero diverso, oppure siete già un gruppetto formato con l’idea del trekking, oppure siete dei supercazzuti arrampicatori con i calli sulle mani e pure sotto i piedi allora potete provare a servirvi di due miei contatti che organizzano, come guide personali di montagna, percorsi di trekking, sicuri, garantiti e farciti di panorami mozzafiato. Loro si chiamano Jose Antonio e Miguel Lucuano, e sono stati definiti dei “mostri” di bravura, professionalità e simpatia. Ho inviato gente da entrambi e tutti sono stati soddisfattissimi e non hanno neanche pagato molto. Magari qualche decina di dollari in più rispetto all’Inca Trail…
Acquistato il trekking ed affittato, sempre presso la stessa agenzia, il materiale che non si ha, si va a riposare e l’indomani si parte all’avventura.
11° GIORNO - Inizio del Trekking CUSCO-LARES
Il primo giorno del Trekking prevede il trasferimento in pullman privato dalla Plazas de Armas di Cusco sino al luogo di inizio camminata. Durante il tragitto ci si ferma per ammirare qualche paesaggio del Valle Sagrado che, tuttavia, non può definirsi neanche un assaggio di quello che i vostri occhi vedranno e divoreranno nei giorni successivi. Scattata qualche foto, ci si riferma per fare una veloce colazione, al sacco, e poi ci si dirige verso il luogo di inizio della prima “passeggiata di due ore” fino al paesino di Lares, che, comunque, si trova a quasi 3.000 mt s.l.m.. Il paesino non offre nulla di particolare, e la camminata tanto meno, ma serve, a dire degli esperti, per abituare i muscoli a quello che succederà il giorno dopo…
Arrivati a Lares si gira un po’ per il paesino e poi ci si dirige direttamente verso il primo accampamento. Le tende vengono piantate immediatamente a ridosso di una sorgente termale nella quale, ovviamente, tutti si buttano per fare un bagno ristoratore, e, altrettanto ovviamente, tutti poi riescono perché l’acqua ti accoglie con una temperatura di oltre 50 gradi! L’acqua, in realtà, è marrone, ma è un dettaglio.
Dopo il bagnetto, con la pressione uguale a quella di un gommone sgonfio lasciato sette giorni al sole, ci si ritira nelle tende, è gia notte, e si sta tutti a parlare dei giorni che si andranno ad affrontare. L’atmosfera, almeno per quello che ho avuto modo di sperimentare io, è piacevole. Ci sono ovviamente persone provenienti da tutto il mondo (noi, durante il mio primo viaggio, eravamo 14) e si imparano un sacco di cose. In più, durante questi momenti, la guida approfitta per iniziare la spiegazione del sito archeologico di Machu Picchu in maniera tale, dice lui, di non dover lottare contro l’inevitabile distrazione che coglie tutti quando ci si trova di fronte a quella meraviglia della natura che è la cittadella sacra. Dopo il break a suon di thé, mate, porridge e una valagna di pop corn (!) passano un paio di ore…… e si fa la cena. Quello che davvero non manca in questa escursione è il cibo. Si mangia tre quattro volte al giorno, e sempre bene, ed in maniera abbondante. Il gruppo è assistito da 4/5 portatori (in relazione ovviamente anche al numero dei partecipanti) da un dottore, una decina fra muli e cavalli, un cuoco e i suoi assistenti e, ovviamente, la guida. Dopo aver trascorso un paio d’ore in un barrettino che vende praticamente nulla, ed è pure al buio, si finisce la serata a chiacchierare ed a fare a gara a chi è più stanco e a chi ha lo zaino più pesante, poi si va a dormire e ci si sveglia all’alba per cominciare a salire.
12° GIORNO – LARES – HUACAHUASI.
Il secondo giorno è il più spettacolare. Si affronta un dislivello di oltre 1.400 mt per arrivare ad un passo fra la neve a circa 4.600 mt e poi ridiscendere sino a 4.300 ed accamparsi di nuovo per la notte. In quelle otto ore di cammino può succedere davvero di tutto. Noi siamo stati colpiti in brevissimo tempo da tempeste di sole e di pioggia che, dopo i 3.500, si trasforma inevitabilmente in neve. Prima dell’ora di pranzo si arriva ad un paesello che si chiama Huacahuasi, e ci si accampa solo con la tenda comedor, per il pranzo. Qui, probabilmente, abbiamo vissuto il momento più bello di tutto il viaggio ed io credo che quello che accadde, sia il ricordo più bello che il Perù, fino ad oggi, mi abbia regalato. Dopo 5 minuti dal nostro arrivo, guardatici un pochino attorno, abbiamo scelto di accamparci presso una vecchia chiesetta semidiruta vicino ad un collegio (una scuola elementare). Finito di piantare la tenda, siamo stramazzati al suolo pronti a farci coccolare un pochino da un sole tiepido e ruffiano…stavamo già cedendo al richiamo di un singolare morfeo andino quando siamo stati raggiunti, e drammaticamente svegliati, da 4/5 fra bambini e bambine che hanno cominciato improvvisamente, ed in maniera assolutamente disinvolta e gioiosa, a scherzare con tutti noi. Noi, con il sonno che ci aggrediva da un lato e i peruvianitos che ci attaccavano dall’altro fianco, ci siamo difesi con il lancio di qualche grappolo di caramelle per disperdere il nemico, e, i più diplomatici, hanno subito cercato di instaurare relazioni pacifiche e distensive spiccicando qualche improbabile frase in spagnolo. Ovviamente loro, troppo piccoli, non l’avevano ancora imparato e parlavano soltanto Qechua. Ci siamo attestati su una posizione di difesa e resistevamo dignitosamente ai vari solletichini e furti di cappelli ma all’improvviso, dopo una mezz’oretta dall’inizio della battaglia con il primo squadrone di chicos, il cataclisma! è suonata la campanella della scuola (si fa per dire visto che li usano il fischietto!) e tutti i ninos del Perù sono usciti a valanga dalla scuola li vicino. Non erano tanti…erano tantissimi, troppissimi, ed avevano una sola intenzione…attaccare lo straniero e depredarlo di tutte le caramelle, dolciumi, occhiali da sole e aggeggi vari…erano coordinati, decisi e motivati!!!…e si muovevamo come un corpo unico….é stato un massacro!!! (ovviamente per noi). Siamo stati letteralmente invasi da una onda anomala di “ponchetti” rossi e neri sotto i quali c’erano, ben nascosti da una coriacea sporcizia, bambini dalle facce e dalle espressioni ancestrali ed indimenticabili. In 5 minuti io ero per terra completamente ricoperto da una ventina di loro intenzionati a sottrarmi, distruggere e vivisezionare, ridendo e gridicchiando, la mia telecamera per capire come fosse possibile che loro fossero “tutti li dentro”, dopo che, sciaguratamente, avevo fatto vedere loro un pezzettino di filmato girato durante il loro primo assalto. Gli altri compagni di viaggio erano letteralmente assediati da altre orde di piccoli barbari affamati che volevano caramelle a tutti i costi. Alcuni sono stati morsi…si narra!
Mi ricordo che io, sopraffatto dalla tenerezza, ho dato una caramella ad una bambina multistrato (nel senso che quando poi, dopo, mi permise di prenderla in braccio mi resi conto che probabilmente aveva sedici o diciassette strati fra vesti di alpaca e ciccia autentica, praticamente era un linghotto di piombo) che probabilmente non ne aveva mai vista una. Appena gliela diedi, cominciò incredibilmente a succhiarla con tutto l’involucro! Gli usciva soltanto un pezzo di carta argentata dai denti stretti a protezione della dolce preda e ricordo ancora che la birbantella mi guardava fra il confuso ed il deluso come per dire “ma che m’hai dato?”; Decisi di agire, e incurante del pericolo, rischiando il morso della mano destra, sono riuscito a togliergliela dalla bocca ed a scartarla…fra mugugni di chiaro disappunto… quando gliela ho ridata, però, la tizietta a cominciato a succhiare incredula e grata, illuminando gli occhi ed il viso con un sorriso che mi ha ripagato di tutte le fatiche ed i sacrifici ( anche economici, direi) affrontati per questo viaggio. In tutto, l’assalto e la pace susseguente è durata un paio d’ore e, alla fine, mentre riprendendo il nostro cammino, mentre ci dirigevamo ancora più in alto, siamo stati accompagnati per un tratto dai marmocchi più arditi e fieri, avvolti nella loro divisa - ponchetto rosso, che ci hanno poi abbandonato uno ad uno quando il nostro cammino giungeva nei pressi delle loro case. Al momento di salutarci ci mandavano un “Ciiiiaoooo” da crepare dal ridere e poi si catapultavano ruzzolando a velocità vertiginose per le discese d’erba umida, con i piedi scalzi, o con dei sandaletti di gomma scomparendo dentro qualche capanna o dietro qualche muretto a seccho in lezzo ad un gruppo di vacche pasciute. Io, comunque, non ho mai capito quale strano dono di equilibrio abbiano ricevuto questi peruviani, perché non né ho mai visto cadere uno!!! Io, dal canto mio, invece, sono riuscito a cadere un numero di volte imprecisato e tuttavia variabile dalle 20 alle “enne” volte, sia in discesa che in piano che in salita, da in piedi e da seduto. Evidentemente avrò altre doti, spero, rispetto a quelle dell’equilibrio! Dopo altre ore di supplizio, quando siamo arrivati in cima (io sono arrivato per primo!!!) mi sembrava di essere come Licia Colo, senza tette, passata attraverso un documentario. Anzi, secondo me neanche lei ha mai fatto tanto. La pendenza delle salite che avevamo sconfitto in alcuni tratti superava il 50% e i nostri eroi sono stati costretti a camminare a zig zag per fare poche centinaia di metri, in molto tempo. Anche i muli faticavano come muli e, spesso, sono caduti (non addosso a noi fortunatamente) scivolando sulla neve e sui muschi duri come la roccia e lisci come il vetro. Comunque, quando (se) si arriva sulla cima, si apre il paradiso. Dietro ci sono i 1.400 mt più faticosi e alti della vostra vita, costruiti su di una ripida parete colorata di verde e di fiori, acqua ed uccelli e, davanti, precipita una discesa che sembra un miracolo e che conduce ad un laghetto color blu felicità che, a tratti, riflette il colore bianco e verde delle montagne. Insomma, un posticino niente male. Tutta la vallata che si ha di fronte (quella nella quale ci si accampa per la notte) è piena di llamas che pascolano, di ibis che volano e di una sacco di altri uccelli che io non avevo mai visto. Purtroppo fa un freddo cane, e, vista la stanchezza, il freddo lo si sente ancora di più. Quella notte, forse anche per l’acqua e la neve presa a secchiate, ho avuto il febbro-coccolone (che é un incrocio fra il febbrone e un rincoccolonimento che rintontisce) e per riscaldarmi ho praticamente passato tutto il tempo nella tenda del “cocinero” dove c’era il fuoco e mi potevo riscaldare. Ad un ora imprecisata sono svenuto nel sacco a pelo e nessuno ha avuto più notizie di me sino alla mattina seguente. Però ero arrivato primo!!!
13° GIORNO – HUACAHUHASI/OLLANTAYTAMBO/AGUAS CALIENTES
Il giorno dopo si parte di buon ora, tanto per cambiare, per scendere fino al paese di Aguas Calientes, ovvero la inevitabile base di partenza per salire a Macchu Pichu.
Prima di arrivare a questo paese, di gran lungo il più brutto, sporco e disorganizzato che io abbia mai visto nei miei viaggi, (Lima è la Città più brutta, questo è il paese più brutto) ci si ferma dopo 4/5 ore di cammino nel pueblo di Ollantaytambo, un roccioso paesino con una stazione ferroviaria affollatissima dalla quale si parte per effettuare il tragitto che porta, appunto, ad Aguas Calientes. Una volta arrivati in quel di Ollantaytambo, si mangia in un ristorante del luogo. Ad Ollantaytambo, prima della cena, si visitano le rovine del paese, molto affascinanti e ben conservate e, a mio parere, fra le più interessanti di tutto il Valle Sagrado. Alla Base del sito ci sono ancora scavi aperti e, quindi, vale la pena avere una buona guida che può dare illustrazioni esaurienti. Poi si prende il trenino della Perù Rail per arrivare a tarda sera a destinazione. A Ollantaytambo, in realtà, nell’ipotesi si stia salendo verso Machu Picchu dopo una escursione di qualche giorno per tutto il Valle, sarebbe una buona idea pernottare, dato che è proprio una cittadella gradevole ed accogliente; Piu in avanti, magari vi do un’altra opzione di tre o quattro giorni per arrivare al Machu dopo due o tre giorni di escursione fra Pisac – Urubamba e Ollanta…se fate i bravi…
14° GIORNO – AGUAS CALIENTES – MACHU PICCHU – CUSCO
La sera che si trascorre ad Aguas Calientes è la nota (o notte) dolente di tutto il viaggio. Praticamente tutta l’organizzazione che ruota attorno alla visita al sito archeologico di Macchu Picchu, soprattutto se si cade nelle mani sbagliate, è una vera e propria associazione a delinquere fra il governo Peruviano, la Municipalidad di Aguas Calientes e la società monopolista della linea ferroviaria, ovvero la Perù Hotel S.p.a., mi pare che si chiami così, ma mi devo informare meglio, (che è partecipata dalla società che gestisce pure l’Orient Express) e che ha ottenuto dal Governo la concessione trentennale per lo sfruttamento della ferrovia. Inutile dire che lo sta facendo con lo stesso spirito che potrebbe avere un cammello assetato di fronte ad un bel laghetto di acqua limpida e fresca; in sostanza, questo tipo di organizzazione sta prosciugando le risorse della valle, e la Perù Rail, o meglio la Perù Hotel, sta semplicemente aspettando di vedere il fondo, la fine, il nulla…e quando sarà finita l’acqua…addio, ovvero… “è stato bello conoscersi e trafugare i vostro soldi…alla prossima vostra bella pensata, quando avrete voglia di farvi rubare qualcos’altro, richiamate!!!” Purtroppo, però, questa è l’unica strada per arrivare sul posto. In sostanza, per visitare il sito è difficile non farsi turlupinare e di spendere meno di 80/100 usd. Ed infatti lo stratagemma che usano i meschini è questo: se si parte con il treno del tardo pomeriggio da Ollantaytambo per arrivare ad Aguas, si pagano soltanto 10 usd di trasporto, ma poi si devono pagare dai 15 ai 25 usd di pernottamento, perché si arriva quando è buio già da un pezzo. Poi si dorme ed il giorno dopo si entra al sito e si pagano 20 usd (la metà per gli studenti con la carta internazionale di riconoscimento), poi se si vuole ripartire in giornata si pagano circa 35 usd per il ritorno fino al Cusco, in più c’è da pagare 2 usd il bus che ti fa scendere dal sito sino al paese. Sono così circa 80/85 dollari e qualcosa di più se si considerano le colazioni e robe varie. Se si sceglie di tornare a Cusco, il giorno dopo in mattinata, invece si pagano solo 10 usd di treno, quello della mattina, ma, ovviamente, si paga un pernottamento in più. Se invece si vuole partire di mattina presto dal Cusco e tornarvi di sera dopo la visita, e quindi si sceglie di evitare il pernottamento, cosa veramente consigliabile ma che determinerebbe uno sforzo fantozziano, allora non c’è verso di fuggire si pagano i canonici 35 usd di treno più l’ingresso più il bus….e la pappa è sempre quella!
Qualcuno ci ha provato e dopo aver faticato come mai aveva fatto in vita….è rimasto a piedi e non è riuscito a partire…a tornare indietro, diciamo. Circola, infatti, la voce che ci sia un ordine di qualche farabutto di qualche ministero inutile o di qualche ente rubba rubba di disincentivare al massimo la vendita dei biglietti di andata e ritorno nella stessa giornata allo stesso viaggiatore…in sostanza, è davvero difficile acquistare un ritorno direttamente al cusco prima di partire o lassu, quando si è visitato il sito, e si vuole tornare di pomeriggio. Quindi, come la metti la metti sei obbligato a dormire ad Aguas ed a stare almeno per due giorni (o due mezze giornate) ed una notte. Insomma, con i costi differenziati dei biglietti fra mattina e pomeriggio, la storia che a volte proprio non te li vendono, e considerato che non c’è verso di fare tutto in mattinata a meno di non morire sulla montagna, hanno studiato un bel modo per cui i soldi in qualche modo glieli devi comunque lasciare…o pernottando oppure pagando dei biglietti di trasporto allucinanti. Morale della favola è che vedere Machu Picchu non costa meno di 120 usd. Tuttavia, io il modo di fregarli ‘sti maledetti l’avrei pure studiato, ma determina un pernottamento invece che ad Aguas ad Ollantaytambo. Questo tuttavia non rende possibile salire al sito prima delle otto/otto e mezza. Ed in quell’ora il sito è già abbastanza affollato e quindi perde gran parte del suo fascino. Nell’altra maniera invece, quella un pochino più costosa, si riesce per lo meno a salire alle 6.30, camminando fin dalle 4.30 di notte, e si gode lo spettacolo veramente suggestivo del sito deserto con il sole che sorge da dietro le montagne. (non vi fate fregare con la storia dell’alba a Machu Picchu…NON SI PUO’ VEDERE L’ALBA IN UN UNA CONCA A 3000 mt DI ALTITUDINE QUANDO SI E’ CIRCONDATI DA UN IMBUTO FATTO DA DECINE DI MONTAGNE ALTE QUASI 4000 mt…non vi pare?)
Tutto questo pippone, in realtà, si può ovviare acquistando il famoso trekking, di sopra descritto, che prevede i pernottamenti e gli ingressi. Comunque, ci sono vari modi di approcciare il sito ma, per non farsi fregare di brutto, bisogna sapere come funziona il sistema delle prenotazioni, conoscere le differenze di prezzo e soprattutto sapere a cosa si va incontro quando si arriva.
Tornando alla nostra opzione del trekking, come già detto, si parte alle 4.30 della mattina dopo aver fatto in albergo (se così si può chiamare) una buona colazione, ci si arrampica per circa due orette sulle pareti scoscese ma scalinate della montagna che conduce al sito di Machu Picchu e, poi, si arriva in cima alle 6/6.30 tutti fradici di sudore. La salita e molto suggestiva, anche per la destinazione che si deve raggiungere, ed è curioso arrampicarsi tutti con le torcette in mano, o sulla testa, e sentire tutti i linguaggi del mondo di persone che, come te, si stanno arrampicando tutto attorno ma che tu non vedi. Sembra che la montagna parli! Arrivati in cima si visita il sito (è opportuno arrivare presto anche perché non ci sono i controlli degli zaini e non si è obbligati a depositarli presso la polizia) e, chi ce la fa, si arrampica su Wayna Picchu, ovvero il famoso dente di roccia che sovrasta Machu Picchu (che tutti quanti, me compreso, prima di visitare il sito scambiano per il Machu Picchu che invece è il picco meno alto e che nelle foto classiche non si vede quasi mai, perché in realtà è sempre alle spalle dell’obbiettivo). Dal Wayna Picchu si gode una vista impareggiabile del sito archeologico, che si offre agli occhi con una prospettiva decisamente insolita. In realtà, il vero divertimento è la salita a questo picco. In cima c’è spazio appena per 20/30 persone e, a meno di non esserci saliti veramente presto, ci si può rimanere ben poco. La salità è pittutosto impegnativa, ma la possono fare tutti quelli che hanno un poco di pazienza. Tuttavia, in cima, a meno di non buttare di sotto tutti quelli che piano piano arrivano e vogliono, giustamente, godere di una della viste più suggestive al mondo, si può rimanere solo qualche decina di minuti. Si deve firmare un registro di entrata e di uscita, perché e successo spesso che qualcuno è salito e non è mai più sceso, probabilmente dopo aver deciso di scegliere uno dei posti più affascinanti del mondo per fare un bel volo fino a valle e mettere fine ai propri problemi…un bel modo di morire! Come avete letto, io sono arrivato al Machu attraverso il Lares Trail, guidato da una Agenzia, quest’anno, tuttavia, grazie ad un contatto con una ONG di turismo responsabile, abbiamo sperimentato una esperienza simile ma con una guida specializzata di montagna, ed è stato altrettanto meraviglioso, anzi, il servizio è stato ancora più personalizzato ed affidabile. Indovinate cosa dovete fare per provarlo pure voi?……
15° GIORNO – MACHU PICCHU/CUSCO – ritorno alla realtà.
Si ritorna in serata al Cusco, e non si può fare altro che svenire (ancora) sul letto del proprio alloggio per poi dedicarsi, il mattino dopo, arzilli e padroni di un ricordo che rimarrà per tutta la vita, alla visita della città, che è splendida. Chiaramente, anche qui vi suggerisco qualche piatto succulento da ingurgitare avidamente: allora..cominciamo con el chancho, ovvero il maiale, in tutte le salse lo potete trovare e in tutte le salse lo dovete mangiare perché è buonissimo. Poi dovrete provare tutti i tipi di patate e choclo che troverete qui, perché il mais e le patate qui sono buonissimi. Ovviamente, riempitevi di sopa, di mais, di quinta, un cereale super proteico, e tanti altri tipi. Se siete fortunati da essere al Cusco durante la festa del Corpus Cristi (il primo di giugno), dovete assaggiare il Chiri uchu, che è un piatto di carne fritta di cuy, gallina, manzo, llama, pesce formaggio e frittata di uovo…non aggiungo altro. Provate anche a bere la Chicca, un succo di mais fermentato naturalmente, senza additivi vari…io l’ho provata…è buona (!)
LA VISITA DEL VALLE SAGRADO – UN CIRCUITO INTERESSANTE DI DUE O TRE GIORNI
Come ho gia detto è possibile visitare tutti i luoghi di interesse del Valle, o quasi, attraverso l’acquisto del bolleto turistico, dieci dollari per circa dodici siti. La visita di tutti questi luoghi, se ben fatta, può occupare due o tre giorni. Volendo anche di più. E questa potrebbe essere la soluzione per terminare il viaggio, ovvero si potrebbe, tornati dal Machu, ci si può dedicare alla visita dei siti archeologici che non si sono visitati prima della salita. Io, ad esempio, negli ultimi giorni mi sono affittato taxi e tassista e mi sono fatto scarrozzare in lungo ed in largo per tutto il Valle Sagrado, degustando con calma gli splendidi paesaggi costellati di terrazze de coltivo e le anse del fiume sacro, mentre ci spostavamo da un tesoro archeologico ad un altro su una sgangheratissima e singolarissima ford blu lapislazzulo con i cerchi bianchi. Il tutto può essere fatto anche in un modo molto più divertente e cioè attraverso l’uso dei cosiddetti collectivos, i prioetti-pullmini peruviani nei quali si viaggia pigiati come sardine insieme agli autoctoni. Dico prioetti-pullmini perché, purtroppo, in Perù gli autisti dei pullmini raggiungono, guidando, delle velocità prossime al MAC 2, ovvero tendono a pigiare un pochino troppo sull’acceleratore. Vedere un combi su una strada di montagna peruviana e’ come vedere un concorde che sfreccia fra pecore e sandali di gomma!!! In realtà, questo accade più spesso con i grossi bus da turismo…quindi, mi raccomando, occhio a chi si sceglie per farsi trasportare e occhio anche quando si è sulla strada a camminare e passeggiare…c’è sempre un proietti-bus in agguato!!! Tornando ai nostri sconsigli di viaggio, nell’usare un combi o un pullmino, l’altra faccia della medaglia sta nella preistorica scomodità del mezzo che, però, è ampiamente compensata dalle grasse risate che esploderanno durante i mille imprevisti e sorprese dei perigliosi tragitti condivisi con personaggi dall’improbabile odore, colore ed espressione.
Assolutamente da non perdere, ad esempio, in questo fine viaggio è la visita di alcuni dei mercati del Valle. Ma attenzione, tutte le guide (anche la Lonely) osannano il famosissimo mercato di Pisac, consigliando di andarci di giovedi o domenica per vederlo in tutto il suo splendore…SBAGLIATO!!! Non dimenticate mai che la Lonely Planet, é si impareggabile per aiuti dal punto di vista logistico ed organizzativo (soprattutto in materia di trasporti e tragitti) ma è piuttosto fallace in molti altri settori. Non dimenticate mai che è nata ed è prevalentemente studiata per popoli di origine anglosassone, che in materia di piacere per la autenticità e verità dei luoghi, direi che proprio non brillano. L’americano medio (locuzione che è sinonimo di “deficiente”) è irrimediabilmente attratto da mercati finti e/o pataccogeni e, quindi, da luoghi che noi europei, culturalmente più attrezzati, probabilmente considereremmo delle truffe marrufone al nostro diritto di spendere bene i soldi ed il nostro tempo. Insomma, forse, Pisac “era” il miglior mercato…prima che gli americanotti lo invadessero, immancabilmente, tutti i giovedi e tutte le domeniche con vagonate di bus turistici e mezzi vari. Un tempo, almeno fino a quattro anni fa, Pisac era un trionfo di spontanei vortici di colori, odori e sensazioni; un luogo dove contrattare un prodotto della selva, della montagna e della terra, con persone comuni che abbandonavano i villaggi per vendere il loro lavoro o per cucinare il loro cibo. Si poteva assaggiare un piatto tradizionale cotto alla maniera dei campesinos, oppure si poteva apprezzare la verità di un tessuto. Si poteva ancora comperare dell’argento ad ottimo prezzo. Oggi, haimé, la autenticità dei banchi, dei mercanti e dell’artigianato, è quella che si può trovare su molte delle strade più turistiche del Perù…insomma, Pisac sta finendo. Purtroppo. E non per colpa nostra. Molto meglio, oggi, dal mio modesto punto di vista, è visitare il mercato di Chinchero che, sempre per quello che ho potuto vedere le quattro cinque volte che ci sono stato, ancora presenta i mercanti seduti per terra, almeno nella piazza di fronte alla bellissima chiesa, e prodotti meno inflazionati. Insomma, vale la pena cominciare a tralasciare ciò che oramai ha perso il suo fascino antico. Diversa invece è la storia per quanto riguarda le rovine della città vecchia di Pisac. Il sito archeologico di Pisac è, purtroppo, troppo spesso sacrificato a vanatggio del finto-mercato, luogo nel quale i turisti, ma la responsabilità è prevalentemente delle loro guide e di chi le accompagna, decidono sciaguratamente di spendere tutto il loro tempo trascurando la passeggiata per la strada che si inerpica sino al sito e la visita alle rovine, tragitto di un fascino sicuramente meritevole di un paio d’ore di esplorazione. Ci si arriva con una stradina di una decina di Km in macchina o con un sentiero di 5 km di passeggiata spettacolare fra andenes e gole dipinte di verde intenso e ricco. Appena all’entrata del sito, vi sono decine di ragazzi che saranno disposti a farvi da guida e, nella maggior parte dei casi, sono sufficientemente competenti da potervi rendere un buon servizio per il modico prezzo che chiedono. Il sito offre viste spettacolari dove, come se si inquadrassero in cornici minuziosamente studiate, le geometrie dei resti si inseriscono armonicamente nelle sinuosuità dei paesaggi che compongono la valle, in un gioco di prospettive grandiose e distanti. Il sito offre tutta la serie delle maestrie igegneristiche Incas; opere civili, irrigue e di abitazione, opere militari e per l’agricoltura. Insomma, una rappresentazione completa della maestria di questo popolo nell’arte della costruzione.
LE TAPPE DEL CIRCUITO E LE DISTANZE
Per programmare bene la vostra escursione, dovete considerare, e se avrete una mappa sotto mano ve ne renderete conto, che il valle sagrado è servito da una statale, la 3S, che attraversa tutto il valle disegnando un anello di 140 KM, sul quale, ovviemente, si incontrano i paesi principali (la ruta è Cusco, Pisac, Calca, Yucay, Urubamba, Chinchero, Cusco e, con qualche piccole deviazione, è possibile giungere sino ad alcuni siti poco frequentati ma assolutamenti singolari ed affascinanti). Questa potrebbe essere una bella opzione per scorazzare lungo il Valle in due o tre giorni, visitando le cittadine spesso trascurate, magari affittandosi una bella macchina con tassista oppure girando con i combi, ma sfruttando comunque un tassi privato per il primo giorno. Quest’anno, poi, ho avuto la fortuna di conoscere, alla Piccola Locanda Italiana al Cusco, una donna eccezionale (Ada) che gestisce una Casa Famiglia in Urubamba, proprio nel cuore del Valle Sagrado. Questo è un vantaggio enorme. Infatti, conoscere un punto d’appoggio, fra l’altro responsabile, all’interno del Valle, nel suo cuore, permette di sviluppare un piccolo percorso con un pernottamento, o anche due, che renderebbero sicuramente più rilassante e approfondita la visita al Valle.
Allora:
PRIMO GIORNO
Partite presto dal cusco per arrivare a Pisac, ci vorranno solamente una cinquantina di minuti. Nel tragitto, proprio appena usciti da Cusco, potrete visitare alcune delle rovine che circondano Cusco: Sacsayhuaman, Tambo Machay con il frontistante Pucapucara, poi Qenqo, e Cusillochayoc; Il primo, è sicuramente il più interessante fra tutti. Domina Cusco ed aveva un evidente funzione militare, e fu costruita, secondo famosi “Peruanologi” (William H. Prescott) da almeno 20.000 uomini in quasi 50 anni. Un bel lavoretto, direi. Basta guardare le dimensioni dei sassolini che compongono le mura per immaginare la fatica che i tapini avranno dovuto fare. In questo luogo venne combattuta una famosa battaglia ed infatti sembra che Sacsahuyaman fosse, prevalentemente, una fortificazione a ridosso del Cusco, al quale doveva fornire protezione. Le muraglie che lo compongono disegnando uno strano zig zag sono realizzate con massi di dimensioni simili a quelle di Bisteccone Galeazzi, ed una di queste pietruzze, la più famosa, pesa addirittura 361 tonnellate ed ha ben 8.5 mt di altezza, con un nulero imprecisato di agoli, forse 21 o 22 !!! Ultimamente il sito è stato dotato di una suggestiva illuminazione notturna, e quindi varrebbe la pena di farci una passeggiata anche di notte…tanto sta proprio vicino al Cusco e ci si arriva in 5 minuti di macchina. Poi c’è Tambo Machay (“punto di riposo” in Qechua) questo posto è chiamato anche “i Bagni degli Inca”…ma non perché gli Inca ci facessero i bisognini, bensi perché era un luogo rituale dove si effettuavano bagni purificatori… Poi, attraversate la strada e sarete già nel bel sito di Puca Pucara (il “forte rosso”). Più avanti c’è Qenqo, fra tutti, per me, il sito meno spettacolare. Trattasi di pietrona bucherellata e dotata di tunnel che si presume fossero in qualche modo collegati all’uso che gli Inca ne potessero fare in cerimonie con la Chicha o con sacrifici vari…Bhoooo? Considerate che ci vorranno almeno un paio d’orette per fare queste prime visite e percorrere la strada che le separa (che tuttavia è proprio poca)…poi dipende da voi. Proseguendo coprirete i 32 km, che separano Cusco da Pisac e, tanto prima sarete partiti, tanto meglio potrete godere il mercato in tranquillità, senza orde di americani assetati di borsette, collanine e guanti di alpaca. Poi spenderete un paio d’ore nella visita alle rovine della città sopra descritte. A quell’ora sarà tempo di pranzo e io vi consiglio di mangiare al mercato oppure ad un ristorantino che sta proprio all’angolo destro della estremità della salita che, dopo il ponticello, conduce dalla fermata degli autobus verso la piazza del mercato. Potrete riconoscere la strada di cui parlo perché è tutta ciottolosa e con un canale di scolo al centro, ed è quella che più comunemente si usa per salire dalla strada alla piazza del mercato.
Da Pisac, poi, si dovrebbe proseguire verso Calca e Yucai. La prima si trova già a 51 km dal Cusco, mentre quando giungerete alla seconda sarete a 71 km dall’ombelico del mondo. Entrambe le cittadine meritano una visita rapida, e Yucai offre interessanti esempi di architettura Incaica pre e post conquista spagnola. Dopo ulteriori 4 Km, arriverete a Urubamba, il luogo dove vi consiglio di pernottare, presso la Casa gestita da Ada Stevanja, che si chiama Mosoq Runa.
SECONDO GIORNO
Partendo di buon mattino si può giungere rapidamente a Ollantaytambo, una stupenda cittadella arroccata nell’estremo del valle, ultimo luogo raggiungibile attraverso la strada in direzione di Machu Picchu; Siamo a 94 Km dal Cusco, e a 23 Km da Urubamba. Il sito archeologico di Ollantaytambo è meraviglioso e misterioso. Qui sono conservati i resti della fortezza dove Manco Inca affrontò Hernando Pizarro nel 1536. E’ un tripudio di muraglie solide e squadrate, di terrazzamenti geometricamente perfetti ed inseriti su una costa di montagna che offre e offriva riparo naturale alla popolazione. Sono bellissimi il tempio del sole e della luna, ricchi di enormi pietroni che ancora non è stato spiegato, almeno sensatamente, come potessero essere trasportati sin li. Tutto intorno è possibile osservare le famose piedras cansadas, ovvero grossi pietroni che venivano ricavati dalle cave circostanti, trasportate fino ai dintorni del sito per essere usate in esso, ma poi abbandonate, per non si sa quale motivo, prima dell’utilizzazione…forse, qualcuno si era rotto le scatole di faticare come un somaro!!! Dopo aver visitato il sito…in relazione all’orario, sarebbe bene andare a fare un visita al mio amico Alejandro Puente, che gestisce un ottimo ristorantino proprio alla fine della strada che porta dalla ferrovia in paese (oppure ovviamente all’inizio della stradina che porta alla ferrovia) ed un Hospedaje che si chiama Poka Rumi, bellino e dall’ambiente assolutamente affascinante come il ristorantino. Fra l’altro Alejandro fa dei panini che sono la fine del mondo. E’ un localino davvero gradevole dove star comodi, al caldo seduti a bere un mate bollente e a sgranocchiare mais tostato o bere un buon vino…provate provate…poiiiiii mi dite!
Nel pomeriggio, in direzione di Chinchero, tornando a ritroso verso Cusco, ci si dirge vero i siti di Maras, dove si possono visitare le surreali saline. Siamo a circa 20 Km a nord da Chicnchero e a 9 da Urubamba, e per giungere a Maras, alle saline, bisogna fare una deviazione dalla strada principale. Ugualmente, nella zona si trova Moray, uno dei luoghi che ricordo con maggior piacere, forse perché siamo arrivati di pomeriggio tardi, con il sole arancione che tagliava obliquamente l’aria azzurra e limpida, disegnando tutto intorno una atmosfera morbida e soffusa. Si tratta di un centro di sperimentazione agricola, fatto di grandi crateri concentrici scavati nel terreno, molto profondamente, come un grande imbuto fatto di livelli progressivi, sui quali sono scavate delle andenes, delle terrazze de coltivo sulle quali si ricreano dei differenti microclimi nei quali sperimentare le diverse coltivazioni. Da qui, si percorreranno gli ultimi 20 Km del nostro percorso fino a Chinchero…luogo nel quale potrete visitare la bellissima chiesa, coloniale e dominante una vallata con una spianata che invoglia quasi tutti a fare una gran partita a pallone…peccato che è un posto sacro. Chinchero è “Il posto dove nasce l’arcobaleno”, secondo gli antichi Inca.
Da chinchero, si torna al Cusco in serata…dalla parte opposta dalla quale si è partiti.
ANCORA PIU’ LONTANO, DA CUSCO VERSO PUNO…
Se poi siete ancora più avventurosi, allora potrete contrattare con un autista privato un giro di diversi giorni che più o meno potrebbe essere lungo un due tre giorni e che fa più o meno così:
Cusco – Andahuailyllas - Racchi – San Pedro – San Pablo – Sicuani – Aguas Calientes – La raya – santa Rosa – Ayaviri – Pucara – Juliaca – Puno/Sillustani.
In questo giro si potrebbe dormire a Ayaviri, presso la casa albergo gestita dal MLAL una ONG che sta portando avanti un progetto di sostegno alla popolazione, e poi a Puno. Al ritorno, se non si è già fatto, si potrebbe dormire a Racchi.
Fino a qui, cari amici….abbiamo riempito almeno 17/18 gg…ma il giro nella macchina del tempo non è mica finito!!! perché per quelli di voi che hanno ancora un pochino di disponibilità…e di tempo….e di soldi….…allora potranno, insieme a noi, buscare un aereo un aereo verso Lima, riposare una giornatella magari andando a fare shopping al Mercato de Indio e poi…………via, abbandonando i pesanti abiti invernali nella luggage room del nostro Hostal a Miraflores, o in qualche casa di amici, e dopo aver riempito gli zaini di abiti leggeri, pantaloncini e maniche corte, olio solare e creme protettive, zanzariere e repellenti…volare verso Iquitos, un isola di sciamanesimo, di relax e di natura nell’oceano verde della foresta Amazzonica…
Iquitos è un luogo magico, difeso dalla eccessiva curiosità del mondo da 1500 km di foresta vergine e dai monti più alti della Cordillera Blanca. Da qui, infatti, parte la nostra avventura nella Amazzonia profonda, alla scoperta di una cassaforte piena di tesori naturali, di suoni dimenticati e colori mai osservati, di caldo, sole e di pioggia verde, ci dirigiamo alla volta della laguna dove abitano i delfini rosa di fiume:…
…andiamo ad El Dorado, la laguna nascosta nella riserva di Pacaya Samiria!!!
L’AMAZZONIA PERUVIANA, DIECI GIORNI NELLA RISERVA DI PACAYA SAMIRIA…SUL FIUME DOVE NUOTANO INSIEME I DELFINI E GLI ALLIGATORI.
Allora, facciamo subito un pochino di chiarezza;
L’Amazzonia con il Perù c’entra…e parecchio, pure! Lo so che molti di voi questa cosa già la sanno, ma non vale per tutti. Non tutti sono a conoscenza del fatto che il 60% del territorio peruviano è costituito da foresta amazzonica, un mare verde che riempie le vallate che scendono digradando ad oriente della catena Andina. E dobbiamo pure chiarire un altro punto…Amazzonia, in Perù, non significa solamente Puerto Maldonado o Madre de Dios…anzi! Dal mio modesto punto di vista, esistono due modi, andando in Perù, di vivere l’Amazzonia…si può andare a vedere l’Amazzonia, oppure, si può andare a stare dentro l’Amazzonia, e la scelta dipende dal fatto che si scelga la selva del sud oriente o quella del Nord Oriente, ai confini con Brasile e Colombia, almeno, se si è un turista. Solo qui, infatti, nella zona di Iquitos, il turismo, responsabile, è veramente ammesso nella Amazzonia profonda…senza compromessi.
Vi dico tutto questo perché non è che io sia stato più furbo degli altri, semplicemente sono stato più fortunato…anche perché, la fortuna tocca in sorte a chi se la cerca!!! E dico di essere stato fortunato perché, sempre per quello che riguarda le visite in Amazzonia, ho scoperto, grazie al lavoro immenso, duro, solitario e prezioso di un Consorzio fatto di ONG e di abitanti della selva (il Consorzio Rumbo al Dorado) la stupefacente riserva naturale di Pacaya samiria, nel Nord Oriente del Perù, nella zona di Iquitos e in particolar modo nel bacino dei fiumi Pacaya e Samiria.
Qui, tre comunità di gente fiera (Veinte de Jenero, Yarina e Manco Capac), bella e forte, insieme a due ONG “missionarie” Green Life, con dirigenti Italiani e della quale oggi mi onoro di essere un sostenitore dall’Italia, e Pro Naturaleza, anziana ed autorevole organizzazione esperta nella conservazione, hanno creato un miracolo naturalistico. Il viaggio che troverete descritto più avanti, è stato realizzato grazie alla prima delle due ONG, Green Life, che mi ha condotto per due volte in venti giorni, con due gruppi di amici italiani, prima sino a metà del percorso, poi fino alla punta estrema della zona gestita dal Consorzio: la mervigliosa Laguna El Dorado. Se pure voi vorrete provare quello che abbiamo provato noi, ci sono solo due modi, scrivermi o telefonarmi…e io vi metterò in contatto con loro…HI HI HI HI HI HI HI HI, sono cattivo lo so!!!
IL VIAGGIO NELLA RISERVA – Iquitos, la Base di Partenza
Ovviamente, visto che Iquitos è un isola galleggiante nell’oceano amazzonico, l’unico modo per arrivarci, senza segni indelebili, è l’aereo. Ci si arriva prevalentemente con i voli della AeroContinente, oggi NuevoContinente dopo un gioco di prestigio giuridico-econonomico da parte della dirigenza della vecchia compagnia, e della Lan Perù. Entrambe, state tranquilli, hanno il ritardo cronico–patologico. Quindi, non abbiate paura di scegliere o l’una o l’altra. Poi, in Agosto, il vostro destino turistico è praticamente affidato al caso. La sensazione di trovarsi in una vera zona di frontiera, aumenta se si pensa che Iquitos è la più grande città del mondo non raggiungibile via strada, ma solamente via fiume ed aereo!
Quando si arriva ad Iquitos, si soffre subito di una sorta dei schok climatico. Tutti, o quasi, provengono da Lima e da un soggiorno al Sud. In sostanza, stiamo parlando, per quelle zone, di clima non proprio estivo, anzi! In valigia ci saranno ancora cappellini di lana e guanti di morbida alpaca. Ad Iquitos, invece, ed è proprio questo che si cerca se si è arrivati sin li, non appena si sbarca (direttamente sulla pista come si conviene ad un volo che arriva nella selva, cavolo!!!) si riceve il benvenuto da una valanga di aria calda che velocemente ti seppellisce inumidendo prima il viso, poi la schiena e le gambe, costringendoti senza possibilità di scampo a ricercare un bagno o qualche cosa di simile per gettare via i pantaloni lunghi e mettere su quelli corti, con la magliettina che oramai era assonnata e rannicchiata in fondo allo zaino. Che bello!!! Siamo ai tropici…e si sente. Ma la differenza, di questo nuovo e diverso Perù, la si sente subito addosso non solo per il caldo, per il sole e l’aria morbida che si muove lenta sulla pelle…la differenza vera passa attraverso gli occhi della gente, belli, fissi e grandi che guardano ovunque e te, con dentro l’amicizia e l’ospitalità, rinomata e ricercata, del popolo Amazzonico. La gente, qui, è diversa e più bella, serena, tranquilla, il sorriso è un ingrediente della giornata di tutti…e dopo un pochino, fortunatamente, il contagio coglie chiunque!
Comunque, dopo essere stati forzatamente e piacevolmente aiutati dai ragazzi della cooperativa di portabagagli del minuscolo aeroporto di Iquitos, ci si dirige verso la città, una macchia di bassi edifici e strade infestate di motociclette asiatiche a tre ruote che con il loro ronzio continuo e basso diventeranno una costante della vostra presenza qui in Amazzonia. Iquitos, infatti, si muove in motocicletta. Ed è divertente andarsene in giro facendosi trasportatre da questi numerosissimi mototaxi che girano senza interruzione per le strade, di giorno, di sera e di notte, ovunque.
Iquitos non è ricchissima di hotels, ma non rimarrete senza letto, tranquilli. E pur se non c’è una scelta abbondante, c’è comunque la possibilità di soddisfare la nostra esigenza, qualunque essa sia. Dall’Hotel Victoria Regia, con addosso una eleganza improbabile e fuori moda, al piccolo e comodo Hostal Maflo, nel quale ho passato in assoluta tranquillità il mio periodo, indimenticabile, colorato e allegro, in Amazzonia. Nel mezzo, ci sono diverse categorie di Hotels, e si trovano prevalentemente nelle vie centrali, vicino al Malecòn, ovvero a qualche decina di metri dal lungo fiume, il posto più frequentato, insieme alla Plaza de Armas, in tutta Iquitos. Nella Avenida Prospero, trovate la maggior parte dei servizi…banche, negozi, caffè e cambia soldi. Io, non ho avuto mai problemi nel cambiare soldi dai vari buchetti che si trovano con frequenza, ma non posso negare che alcuni di questi mi sono stati sconsigliati dai locali, specialmente quelli nella zona immediatamente prossima alla Plaza…cioè, proprio vicino alla zona turistica.
E’ importante essere ben sistemati ad Iquitos, perché il periodo che si passerà in selva sarà duro, faticoso e quindi al ritorno in città, ci sarà bisogno di avere la possibilità di riposare.
Alberghi ad Iquitos
Premetto, che se voi foste dei miei vecchi amici, io vi consiglierei di andare a soggiornare direttamente al piccolo e semplice Hostal Maflo, che trovate più in fondo descritto, e che mi ha accolto con gentilezza, simpatia e sicurezza, durante le mie bellissime due settimane ad Iquitos; ma non tutti viaggiamo nella stessa maniera…non so se mi spiego. Per me, è importante che ognuno riesca a sentirsi comodo, a vivere serenamente il proprio meritato periodo di riposo, soprattutto quando il viaggio è stressante e, quindi, anche se non rispecchia la mia filosofia di viaggio, visto che questa parte del mondo, l’Amazzonia, non è un posto da fighette e presenta molte scomodità già di suo, scendo a compromessi con la mia etica di viaggiatore senza fronzoli e vi descrivo pure qualche altro posticino un pochino più “morbido” e dove poter sprofondare dopo un giro in selva; lo faccio anche se io non sono molto favorevole a spendere cifre non in “linea con il contesto” in alberghi inutilmente lussuosi o che offrono servizi che poco hanno a che vedere con l’idea di essere in una foresta pluviale. Insomma, se sei in amazzonia, che cavolo ti frega della TV via cavo???…però, dopo una settimana in selva, ripeto, passato a lottare con il caldo, le zanzare ed il fango, forse, concedersi una nottata all’asciutto, fra lenzuola di cotone vero e con un bagno con la vasca dentro…non è proprio un delitto. Una notte sola…al massimo due, và!!!
Per questo, anche la ONG con la quale io, fortunatamente, ho viaggiato in Amazzonia, ha scelto per noi, per la prima notte d’arrivo e per la notte prima della partenza, cioè per quando si riesce dalla riserva, l’Hotel Europa, un decadente hotel in Av. Prospero 494, comodo, ma niente di più, a trenta dollari a notte. C’è l’acqua calda. Ogni tanto.
Ho visitato, nella mia permanenza, altri Hotel eccone una breve rassegna:
L’hotel Sandalo, l’ho trovato gradevole ed accogliente, con una buona Hall e un bel primo piano, ancora conservato come qualche decennio fa. Il prezzo, sempre attorno ai 25 dollari a notte per doppia, in realtà questa cifra scende se si va a prenotare direttamente in loco e si fa un pochino di piagnisteo.
Poi c’è l’Hotel Acosta, nuovo, o meglio, con pretese di modernità, con dei buoni servizi e utile per rilassarsi. Si trova all’angolo tra Huallaga e Araujo. Il prezzo è di circa 30 dollari per la doppia. Poi c’è un altro Hotel Acosta, dalle stesse caratteristiche, non mi ricordo la via ma se vi portano li va bene comunque!!!
Se poi volete fare proprio gli sboroni occidentali, la voi non lo farete, allora c’è il Victoria Regia, un cinquantone o sessantone (parlo di dollari) a notte, per moquettes, cavo, aria condizionate, lettone king size e piscina (in realtà una vasca da nani) all’interno, poi, trovate pure un bar semiserio. Ricordatevi che in questa zona con sessanta dollari ci si mangia per un mese, una famiglia di quattro persone. Non che vi voglia sconsigliare, ma è bene che voi lo sappiate. Soprattutto, perché tanto in Hotel non ci si sta quasi mai…
Poi, al se invece siete come me…allora…vi troverete bene anche all’Hostal Maflo, all’angolo fra Morona e la Av. Prospero (dite Morona seconda quadra, se volete andarci, oppure jr.Morona 177); Trattasi di 34 soles, colazione compresa, per due a notte, in una stanzetta di qualche letro quadrato (almeno c’è poco da riordinare) con una piccola tv, per sentire un pochino di musica, e un piccolo ventilatore, per sentire un pochino d’aria. La mattina vi dovrete fare quattro docce (con il bagno che sta in camera, fortunatamente) per stare un pochino meglio, ma pernottando in questo buchetto amazzonico, ci si sente sicuramente più in sintonia con tutto l’ambiente. Poi, vicino vicino all’Hostal, all’angolo, c’è un bel super market dove c’è praticamente tutto quello che potrebbe servirvi, dagli articoli per l’igiene agli alimentari ad un banco con prodotti freschi…insomma, una buona zona. Infine, mi sento di consigliarvi l’Hostal La Pascana…e sapete perché?…per un fatto di coincidenze!!!…infatti, questo piccolo hotel ha lo stesso nome di un altro Hotel di cui mi sono servito nel Colca Canon, nella zona di Arequipa, ed il servizio li è stato gradevole, come, almeno all’aspetto, sembrava questo piccolo ostello amazzonico; si trova in Pevas 133, ed è frequentato da tanti giovani e giovanissimi, pieno di piante e di verde, con camere piccole ma pulite e arieggiate. Insomma, un posticino dove potersi rilassare in compagnia, anche quando si viaggia da soli; Da provare. Anche qui la colazione è compresa e si pagano 9/10 dollari a notte per doppia.
Mangiare ad Iquitos
Allora, diciamo che ad Iquitos si riesce a mangiare abbastanza bene, e se siete tipi che badano più alla sostanza che alla forma, allora ci sono un paio di posti che potrebbero darvi delle soddisfazioni. Partiamo prima da una curiosità. Sembra sia una tappa obbligata per tutti i turisti andare a bere un bel succo di frutta all’ Ari’s Burger, un fast food drammaticamente retrò, tipo happy days, dove trionfano luci colorate al neon!!! Dentro c’è una atmosfera di buffa mescolanza fra tavoli in formica ed alluminio, frutto di sedie dall’imbottitura rosa e verde con sopra seduta gente in pantaloncini corti, chiassosa, e con le scarpe sporche di fango, con le magliette a volte strappate e con in faccia i ricordi dell’Amazzonia. Il tutto, condito con, al servizio, delle ragazze bellissime, dai tratti vagamente brasiliani e indiani insieme (è questa la caratteristica della gente dell’Amazzonia peruviana, fra la più bella che io abbia visto), strette strette in divisucce rosse e bianche, che gironzolano con dei vassoi pieni da superbicchieroni colmi di succhi colorati e densi. Insomma, un posto drammaticamente stonato, direi. Ma è simpatico, e poi fanno dei succhi strepitosi (ma come potrebbe essere diverso, visto il luogo) ed in particolare provate il succo alla Lucuma e latte (lucuma y leche), una bomba che vi farà da colazione, pranzo e cena.
Se invece volete provare un po’ di cucina regionale, fatta bene, allora dovete andare in un buchetto nascosto ai più…è una cebicheria, cioè un posto dove preparano il ceviche, un ottimo piatto di pesce macerato nel limone e che conta un innumerevole quantità di preparazione. Il buchetto nascosto si chiama “La Vecina” e si trova in Tavarà West, n° 352. Andate e provate il pesce senza timore alcuno. E’ proprio un buchetto con i tavoli di legno, quadrati e anch’essi piccolissimi, non ci sono turisti, solo peruviani, e ci si sente davvero in un posto privato, che nessuno fra i chiassosi americani e inglesi o australiani, può venire a disturbare; …Se poi volete provare un po’ di cucina criolla, e cioè un mix di cucina tradizionale con contaminazioni internazionali, allora un posto buono e pulito è il restaurante “El Huaralino”, che si trova in Huallaga 490. Dulcis in fundo, se volete concedervi un premio culinario dopo le vostre fatiche gastronomiche amazzoniche, e cioè dopo aver mangiato per giorni palmitos a mo’ di “chonta”, yucca, banane fritte e pesce (alimentazione che per conto mio trovo buonissima, soddisfacente e pure succosa) allora potrete provare il restaurante Gran Maloka, il più elegante e raffinato della città. Questo ristorante è collocato in una bella casa antica, risalente al tempo elegante del boom della gomma, quando Iquitos era una città ricca e prospera, sfavillante di azueljos portoghesi brillanti sugli edifici quasi ad ostentare l’opulenza ed il potere del commercio del Kaucciù degli anni venti di inizio secolo. Li potrete provare il cebiche de Lagarto (ovvero un piatto a base di carne di alligatore) e molte altre particolarità gastronomiche. Il posto è molto caro e quindi consideratelo solo come una eccezione, una curiosità…perché la bellezza ed il fascino di questo angolo di mondo, risiede invece proprio nella semplicità e nella quotidianità. Buono da provare è pure il “Restaurante Exclusivo”, di proprietà della stessa gestione del El Huaralino, un bar ristorante senza le pretese del Gran Maloka e sufficientemente sobrio, in cui gustare cucina tipica in un ambiente gradevole e rilassato. Si trova in Tacna 186. Non è caro come il Gran Maloka, ma neanche a buon mercato come El Huaralino.
LA RISERVA E IL VIAGGIO…L’AMAZZONIA
Allora, la riserva Pacaya-Samiria si trova nella Amazzonia più Amazzonia che più Amazzonia non si può. Se siete così fortunati da essere in procinto di andarci, non vi fate ingannare dal fatto che ci vogliono solo 18 ore di aereo (dall’Italia), un volo nazionale di 15OO Km da Lima ad Iquitos, 130 Km di strada, di cui una trentina sterrati al punto che se piove fatevi il segno della croce, e poi ancora circa quattro ore di barca su non uno ma ben due fiumi…e tutto per arrivare solo all’ingresso della zona protetta!!! Infatti, la parte più bella, si trova un ancora più all’interno, dopo altri 5 giorni e 4 notti di fiumi, tronchi galleggianti, zanzare a miliardi, umidità, acquazzoni, alligatori, notti in tenda e mosquitero, chili di banane fritte e cuori di palma, valanghe di sorrisi degli abitanti delle comunità, sentimenti di realtà e soddisfazione. Insomma, come mi piace dire e come ho vissuto, qui non si viene a vedere l’amazzonia, bensì si viene a stare in Amazzonia, con tutto quello che ne consegue. Qui non ci sono compromessi con la foresta, o meglio, nessuno ha pensato di fare spazio al turista in maniera forzata e irrispettosa. Qui, ancora, comanda la natura. Non c’è energia elettrica, l’acqua corrente che si riesce ad avere è quella purificata dal fiume e sollevata con motori che vanno avanti a energia solare, il cibo che si mangia è, fatta eccezione per le scorte di emergenza, quello della foresta. Insomma, qui, o ti adegui o ti adegui, stai andando “dentro”, in fondo, e non c’è spazio nè tempo per ripensamenti o lamentele. Qui, quando piove ti bagni… e di brutto, quando fa caldo ti scotti…e di brutto, quando si fatica…si fatica e di brutto. E’ un posto vero, fatto di gente vera e di emozioni vere. Che bello!
1° GIORNO, IQUITOS - NAUTA – VEINTE DE JENERO – un’ora e mezzo di bus/fuori strada e 4/5 ore di navigazione.
Non appena arrivati, all’aeroporto, si sale subito su un improbabile mezzo di trasporto ciccione e sgangherato che assomiglia ad un autobus (che non vi abbandonerà mai ed è il mezzo più sicuro per attraversare la insidiosa strada Iquitos-Nauta). E’ guidato da *****, il ragazzo che gestisce i trasporti per questo tratto per conto della ONG, con una sua compagnia. Sarebbe in grado di guidare, senza impantanarsi, un aereo in una palude, un carro di buoi sulla sabbia, una moto in una piscina. Quest’anno, sulla strada rossa che collega Iquitos a Nauta, mentre slittavamo a bordo del pullman ciccione nel fango argilloso sopravvissuto a due notti di pioggia, abbiamo trovato davanti a noi un enorme camion di pesce impantanato. I ragazzi che ci assistevano sono scesi e, con semplicità imbarazzante, hanno prima levato dai guai “i pivellini” (gente che guida su quella strada per mestiere!!!) e poi, con facilità irridente, si sono “gettati” con il pullman ciccione nel mare di fango che avevamo davanti e, noi increduli, ci hanno portati dall’altra parte senza il minimo problema. Notevole.
Tuttavia, dopo oltre un’ora di di sballottamenti e slittamenti, si arriva a Nauta, un insediamento di pescatori nel quale ci si imbarca per il lungo tragitto che conduce fino alla prima comunità, già dentro la riserva. Il punto d’imbarco è difficile, scivoloso, e prima di scendere l’alto argine del fiume per accomodarsi nell’ampia lancha che in 4 ore di lenta navigazione ci porterà sull’obbiettivo, è divertente intrattenersi con i bambini che, incuriositi dai “gringos”, vengono a scambiare quattro risate, visto che di chiacchiere non si parla nemmeno…troppo impegnati a far i dispetti e a farsi fotografare. Se avete un po’ di tempo, comprate della frutta, non so, mandarini o banane, o in mancanza caramelle e, senza esagerare, distribuitene alcune. Farete subito amicizia… e un sacco di foto stupende.
Si sale, si parte, si becca l’immancabile acquazzone e, poi, si sviene dalla stanchezza. In realtà, è quasi impossibile dormire quando si arriva in un luogo magico come questo…ma la stanchezza è davvero tanta, l’aria è leggera e calda, il vento morbido, l’andatura della barca è lenta……ed il gioco è fatto!!! Dopo un paio d’ore, si arriva al check point di controllo, proprio vicino al punto in cui il Rio Maranon incontra il Rio Yanayacu in un gioco di acque che diventano da chiare a scure (yana-yacu significa “acqua nera”) tagliandosi nettamente l’una con l’altra. Qui, i guardia parco prendono il nome di chi entra e, poi, si prosegue il viaggio fino a Veinte de Jenero. In realtà, il viaggio dentro la riserva è un continuo spostamento, fatto di almeno sei ore al giorno di navigazione in lancha (alcuni giorni cinque altri sette o otto) e, quindi, è meglio che vi abituiate sin dai primi giorni. Non appena si arriva al villaggio, si scende subito al refugio costruito dal consorzio, secondo le rigide prescrizioni impartite dalla direzione della Riserva. Settanta metri quadrati di legno sollevati a mo di palafitta, a qualche decina di metri dal fiume, divisi in un’ampia cucina, dove le signore del villaggio prepareranno i pasti, due piccole camere con in tutto quattro letti a castello per otto posti, tutti con le zanzariere montate sopra, un bagno, una doccia ed un piccolo stanzino per gli attrezzi e il necessario. Fuori c’è un patio per condividere, la sera, quattro chiacchiere con le splendide guide e gli assistenti delle comunità, insieme a qualche miliardo di zanzare…il tutto bevendo un po’ di orribile nescafé dondolandosi sulle amache. La sera, non c’è molto da fare, e quindi è importante instaurare un rapporto di feeling con chi aiuta il viaggio, per parlare, imparare e rimanere affascinati dalle storie e dalle persone che vivono in un luogo, per noi, lontano e quasi mistico. Tuttavia, non appena arrivati, se c’è ancora luce sufficiente, si va vedere i raccoglitori di palmitos, quello che noi conosciamo come “Cuore di palma”, il germoglio, buonissimo da mangiare, che cresce a trenta metri di altezza su delle belle palme dal tronco bianco e liscio. I ragazzi di Veinte de Jenero non fanno questo per i turisti, ma per l’economia della comunità, che è impegnata nella gestione sostenibile delle risorse, scarse, che la foresta offre loro. Allora, anche grazie alle ONG che li sostengono, hanno imparato questo metodo di raccolta del frutto, che permette loro di salire fino in cima, tagliare il germoglio, e salvare l’albero…fino a poco tempo fa, purtroppo, si tagliava tutto l’albero, e quindi capite l’importanza di questa nuova tecnica e del lavoro delle ONG che infondono e coltivano l’idea della sostenibiltà e della conservazione del medioambiente. Prima, si assiste alla costruzione dei triangoli, fatti di tronchi piccoli di diametro ma robusti, che saranno l’ascensore degli arrampicatori i quali, con una energia a noi sconosciuta, porteranno a compimento l’impresa dell’arrampicata solo in pochi minuti. Poi si può fare un giro nella comunità, per scoprire gli sforzi che questi uomini compiono tutti i giorni per sopravvivere in un ambiente meravigliosamente ostile, in un luogo complicato per innumerevoli ragioni, per noi difficili anche da immaginare. In ogni comunità c’é una scuola, un posto radio e un negozietto. Immancabilmente, c’è il campo di pallone, o meglio un prato pieno di buche dove per controllare il pallone, come fanno loro, bisognerebbe avere doti estranee a noi comuni mortali…La sera, ci si raccoglie nella sala da pranzo del rifugio, qualche metro quadrato, si trangugia una bella insalata di palmitos, un bel piatto di banane fritte e yucca, caffè, e quando sono le otto massimo le nove, sarà già buio da un bel pezzo, e potrete trascorrere la vostra prima notte nella foresta più, antica, famosa, affascinante e, lo scoprirete come ho fatto io, rumorosa del mondo. Gli uccelli, le scimmie, gli insetti e gli invisibili abitanti di questa immensa miniera verde, vi culleranno con le loro voci fino a quando, sentendovi galleggiare in un sogno vivido e toccante, crollerete in un sonno meritato.
2° GIORNO: VEINTE DE JENERO – YARINA. Sei ore di navigazione
Lo shock culturale sarà già passato, la seconda mattina, quando qualcuno, sicuramente, vi sveglierà ad un’ora alla quale, di solito, nell’occidente opulento si alzano solo i panettieri! In sostanza, dal secondo giorno in poi inizia una serie di levatacce che vi vedranno in piedi ad un’ora variabile fra le 5 e le sei del mattino, a volte, in relazione alle esigenze dell’itinerario, anche prima….auguri!
Forse, è proprio la prima mattina che ci si sveglia nel rifugio del consorzio Rumbo Al Dorado, che si inizia a capire dove ci si trova. Ci si sente davvero lontano, da tutti e da tutto…perché tutti e tutto sono davvero lontani da questo posto. Alzarsi presto, in Amazzonia, in realtà, nasconde doni preziosi. Sono i suoni della foresta, che si sveglia. Si ascolta il “cambio della guardia”, ovvero si diventa spettatori di quel breve momento in cui la fauna della notte, sorpresa dai primi ma già caldi raggi del sole tropicale, si ritira dagli occhi e dalle orecchie del mondo, per scomparire chissa dove, in mezzo all’oceano verde smeraldo della selva. Allora, i primi timidi vagiti della mattina amazzonica si diffondono. Cominciano le ranocchie, seguite dal picchio e poi dalle scimmie, ben nascoste e timide. Poi, lenta, attacca la sinfonia degli uccelli e allora si alza del tutto il sipario sul quadro più bello e luminoso che la natura è riuscita a dipingere…la riserva di Pacaya-Samiria.
E via, si fa colazione, yucca fritta, bananine a rotelle, succo di aguache e, ma anche thè, nescafè, e, se ci si organizza un po’, magari si riesce pure a mangiare un pochino di latte fette biscottate e marmellata…se proprio non ce la fate a stare senza!!! Tutto questo è possibile grazie alle meravigliose signore del villaggio di Veinte che quando è ancora notte entrano silenziose nel piccolo rifugio e iniziano ad allestire la vostra prima colazione amazzonica. Sono due donne meravigliose e forti, piene di antica sapienza e bontà, che sarà tutta vostra per i giorni in cui sarete i loro figlioletti…
Dopo colazione si inizia la prima vera sfacchinata, si sale in barca e si va, fra tronchi e insidie nascoste dal Rio, molto spesso troppo basso per consentire un passaggio tranquillo, in mezzo alla foresta amazzonica, alla volta della comunità di Yarina, rumbo al dorado. Qui, inizia il lento e sapiente lavoro delle guide del consorzio. Una piccola parentesi. Dovete sapere che le donne e gli uomini che oggi si impegnano nell’aiuto e nell’assistenza per i viaggiatori all’interno della selva, sono comunque prima di tutto cacciatori, pescatori, raccoglitori e raccoglitrici. Alcuni, subito dopo l’avvento della riserva, e cioè nei periodi immediatamente seguenti l’istituzione dei divieti di caccia e di pesca indiscriminata su tutta la zona del Pacaya Samiria, hanno continuato, loro malgrado e per pura necessità di sopravvivenza, a cacciare e pescare. Per vivere.
Il governo Perùviano, infatti, al momento della istituzione della riserva, ha pensato bene solamente di recintare e di porre divieti, senza però programmare, pianificare e, soprattutto, senza dare a chi della foresta ha sempre vissuto, una alternativa, una guida, una speranza di poter far altro rispetto a ciò che tutti, sino a quel momento, avevano invece sempre fatto e, cioè….cacciare e pescare. In fin dei conti, tesori miei, i master plan turistici e i piani di conservazione non si mangiano…i pesci e gli animali, si! E hanno fatto bene i miei amici a “ribellarsi” per sopravvivere…E qui si inserisce la missione di Green Life e Pro Naturalezza…informare e sensibilizzare gli abitanti della riserva verso il tema della sostenibilità, ambientale, lottare per inculcare anche in chi per vivere faceva il bracconiere l’idea che il valore del sapere ancestrale, l’importanza del conoscere i luoghi reconditi della foresta, la capacità di interpretazione della selva, di sentirla e viverla, di anticiparla, di prevederla nelle sue mosse o di difendersi da essa, di non farsela nemica e di riuscire soprattutto a sopravvivere in essa era la risorsa più grande alla quale aggrapparsi. Questo è il grande lavoro cui ogni giorno si sottopongono i miei amici delle ONG, lottano per coinvolgere fino in fondo gli abitanti nella programmazione e nello sviluppo delle tecniche di sviluppo eco compatibile e di sfruttamento sostenibile delle risorse di uno degli ultimi scrigni naturali del pianeta. E allora i bracconieri si sono trasformati in guide per scovare gli animali più misteriosi e timidi, come le lontre del rio, e mostrarli a chi le lontre le ha sempre e soltanto viste in video, i raccoglitori di palmitos scalano agilmente quegli alberi che prima invece venivano abbattuti solo per raccoglierne un germoglio, dando dimostrazione di forza, agilità e rispetto. Questo fanno “quelli che si occupano di turismo responsabile”…aiutano donne e uomini ad aiutarsi, ed ad aiutare questo mondo massacrato e stuprato. E questo lavoro, un giorno, sarà riconosciuto per quello che merita, perché salvare le aree verdi significa salvare anche quelle che verdi non sono, significa preservare almeno i polmoni di un organismo che deve continuare a respirare, nonostante tutti noi stiamo, da molto tempo, ostinatamente tentando di soffocarlo.
Scusate il pippone, ma ne valeva la pena. Dicevamo, del lavoro delle guide! E sì, perché sapete, nonostante ci si trovi nel bel mezzo della foresta in cui tutti almeno una volta al mondo vorrebbero entrare, in realtà, la boidiversità è talmente grande che se non ci fossero i prodi e fieri accompagnatori di Yarina, Veinte e Yacu Taita, i viaggiatori si ridurrebbero ad ammirare una bella massa di alberi, mangrovie e uccelli tutti diversi ed esotici, ma uguali nell’essere, appunto, sconosciuti!!! Invece, le guide spiegano pazientemente, con l’aiuto di testi e scientifici e divulgativi, le varie specie di fauna e flora che si incontrano. Raccontano perché quell’uccello che si vede sfrecciare davanti alla pruna della lancia canta di giorno piuttosto che di notte. O perché il martin pescatore sembra accompagnare l’imbarcazione volando da un ramo all’altro, perché la taricaya si adagia sulla punta dei tronchi emersi. Pensate che una volta, camminando fra milioni di rami e zanzare, dissi lamentandomi simpaticamente e rivolgendomi alla mia guida, il colosso Meraldo, “MERAAAA……C’ho sete!!!!” e lui, serafico, con quel cavolo di macete che tagliava pure le pietre, ha tagliato un ramo, una liana di tartan o qualche cosa di simile…e mi ha detto “Tieni, bevi…”…ovviamente la mia faccia ha assunto la forma di un punto interrogativo e quando Meraldo se n’è accorto mi ha fatto vedere come si faceva…mi ha messo il piccolo tronco reciso vicino alle labbra e poi lo ha inclinato come quando si involgila l’acqua di una bottiglia quasi vuota ad uscire e….miracolo! dal rìtronco è uscita acqua, limpida e fresca, pura e buonissima!!! Ho bevuto da un tronco. E sfido chiunque a dire il contrario! Questo significa gironzolare per la foresta con chi la foresta la conosce per averci vissuto lavorato e sofferto….ANDATECI CON UN ACCOMPAGNATORE DEL LODGE...magari vi da un sorso di doctor pepper o di pespi…ma l’acqua dell’”una de gato”, quelli li, non sanno nemmeno che esiste o che colore ha….!!! Però conoscono bene il colore dei dollaroni che vi levano dalle saccocce.
Il secondo giorno della selva e il primo di vera incursione trascorre così, navigando e ammirando. In realtà, questo è “il viaggio”…si tratta di navigare, diverse ore al giorno, per osservare in silenzio, sperando di individuare quante più specie di animali e piante possibili. Non ci sono spiagge bianche dove sdraiarsi a prendere il sole, in amazzonia. Quelle, dovete cercarle da altre parti, vicino alla doctor pepper o alla coca cola, un po’ più in la.
3° giorno - Yarina - German Caño – Dormire nella foresta protetti solamente da una maglia antizanzare.
Questa è una giornata bella tosta! di primo mattino, stile sonnambuli, si affronta una partenza in barca per la cosiddetta Zona di “protezione strettaQuesta è una parte della foresta completamente disabitata e selvaggia…gli unici che infatti riescono a sopravvivere per diverso periodo da soli, in questa zona, sono gli operatori del consorzio e i guardia parco…ed infatti si dorme proprio presso un accampamento accanto ai guardia parco…German Cano. Tutta l’area circostante, e’ molto ricca di animali e anche se non facilmente si possono avvistare la lontra gigante, gli ara, ossia i pappagalli colorati di giallo, rosso azzurro e nero, i delfini grigi e, infine, alcune scimmie. Viste le difficoltà logistiche della giornata, il pranzo si affronta al sacco, in barca, navigando o fermi in qualche piccola insenatura del rio.
Magari durante una sosta presso la piccola conca di Llachyhuay, dove e possibile fare un bagno fra i delfini e milioni di pesci che mordicchiano le chiappe di chi è tanto pazzoide da tuffarsi nell’acqua sempre più scura. Non bisogna mai dimenticare che ci troviamo nel bel mezzo di un bosco vergine inondabile. Quest’anno, mi sono tuffato proprio in questo punto e, insieme alla mia amica Sara, ho iniziato a nuotare verso il centro del rio…improvvisamente hanno cominciato a morderci le gambe, la schiena e il sederino migliaia di minuscole bocche voraci…Oddio! Non è che abbiamo avuto paura (!) perché i ragazzi del consorzio ci guardavano e ridevano divertiti…però abbiamo deciso di uscire ugualmente, io e Sara, perché fra l’altro se i morsi non facevano male erano però fonte di notevole solletico!!! Ad ogni modo, usciti, ci hanno spiegato che trattatasi di “sardinas” minuscoli pascetti che mordono le chiappette del turista per Hobbie, così, per vedere l’effetto che fa! I pirana, invece, si avvicinano solamente se c’è motivo, sangue e roba varia. Quindi, se non si hanno addosso ferite o altro (leggasi…quel periodo delle donne!!!) non si corrono rischi….certo, mettersi a pescare nello stesso posto dove si è appena fatto il bagno e tirare su dei bei piranoni….fa un certo effetto….ma la sicurezza è garantita. Tutto è sicuro con quelli del Consorzio. La foresta è casa loro.
Quando si arriva all’accampamento di German Caño ci si trova di fronte ad un “tambo”, che in lingua significa sostanzialmente “posto di riposo” (il tambo nella storia Inca era anche il punto in cui le staffette inca si davano il cambio nelle lunghe marce che erano costrete a fare fra gli altipiani e le distese Perùviane…) Qui, il nostro tambo, è una casa a su palafitte con tetto e protetta da maglia mosquitero, all’interno del quale si montano delle belle tende (!) che per una notte saranno la nostra accogliente cameretta nella foresta amazzonica….. Il “tambo” è dotato di una “gradevole” latrina, ma non credo che nessuno si aspetti qualche cosa di diverso nel bel mezzo della foresta, a quattro giorni di distanza dalla prima città, che si trova a sua volta a due ore di volo o una settimana di navigazione dalla civilt! Qui, poi, anche per motivi di protezione non è possibile piantare nemmeno un palo, e, men che meno, costruire un rifugio come quelli che ospitano i visitatori nei giorni precedenti e seguenti. Quindi, forza e coraggio, che il tutto è pure bello e affascinante!!!
Il Consorzio fornisce tutto, tende, materassini e attrezzature daq campo per la cena…se si vuole, in realtà, si può portare con sè solo un sacco lenzuolo. La cena, come già vi ho detto prima, è frutto della abilità della esperienza delle cuoche e degli accompagnatori che riescono a cuocere pesce, uova, carne e preparare frutta in condizioni in cui noi non riusciremmo nemmeno a trovare il posto o il modo per accendere un fuoco.
4° Giorno - German Caño – Cocha el Dorado – Il paradiso esiste!!!
Ancora una volta colazione notturna, che i più coraggiosi possono fare a suon di uova e pesce fritto (le cose più semplici e convenienti da fare a German Cano) e poi partenza rumbo alla Laguna del Dorado. Durante questo tragitto, ancora in barca per molte ore, si capisce davvero che significa “cambio morfologico” o diversità ambientale…si passa infatti gradualmente ma meravigliosamente da selva a pantanal, ovvero da una zona in cui gli alberi sono alti, fitti e impenetrabili sulle sponde del rio, le cosiddette orillas, ad una zona dove invece regnano distese verdi d’acqua calma e ricca di ninfee, attraversata da lenti alligatori diffidenti che tagliano le acque squarciandole con il lungo muso e lasciandosi dietro dei placidi coni di ondine inquietanti... si arriva poi alla spettacolare cocha Mauca, una laguna meravigliosa da attraversare, in silenzio, con soltanto il ronzio del motore 25 cavalli a fare da sfondo e da colonna sonora ad incontri sorprendenti con una varietá di specie di uccelli (Mycteria americana, Phalacrocorax brasilianus, Egreta alba, Egreta thula) tale da non poter essere immaginata!
Si arrivo a El Dorado verso l’ora di pranzo, se tutto va bene, e prima di adentare qualche cosa ci si incontra con gli Yacu Tayta (in quechua: padri dell’acqua), ovvero il gruppo arganizzato di pescatori che si dedicano alla gestione delle risorse della Laguna El Dorado e che, ovviamente, sono soci dei Consorzio che ci porta sino a qui. A El Dorado non c’è nessuna comunità, solo un posto di vigilanza, con il suo immancabile guardia parco, e il refugio del Consorzio, ultimo avamposto prima del verde assoluto. A El Dorado, in realtà, ci si trova di fronte ad una prova….ci si sente o prigionieri o assolutamente liberi…prigionieri perché non ci si può muovere, non s può andare da nessuna parte, per un paio di giorni, e ci si deve affidare alla esperienza degli Yacu Taita anche per fare uan semplice passeggiata…estremamente liberi perché in questo luogo regna la natura, assolta e incontrastata e si possono trascorrere anche ore ad ammirare i giochi dei delfini nella laguna o le affilate passeggiate degli alligatori in mezzo alla cocha. Ma il pezzo forte della laguna è il tramonto. Dio mio. Non esiste in natura un colore come quello che ho visto a El Dorado. Il cielo, prima che il sole scompaia dietro dietro al tappeto verde che si estende a perdita d’occhio verso l’infinito, diventa rosa, poi arancione, poi viola e infine di tutti questi colori insieme…e quando anche l’ultimo lembo del disco sfugge agli occhi, allora si accende un fuoco lento e caldo che colora di un rosso morbido tutto l’universo, e gli alberi, e la pelle del viso, e le mani, l’acqua, gli alberi e l’aria. In quel momento, tutto è più calmo, e soffice. Poi, dopo, ci si risveglia dal sogno e ci si ritrova, comunque, dentro un piccolo e sereno paradiso in terra…almeno per qualche altro giorno!
5° giorno - El Dorado – alla scoperta della laguna
Il giorno prima della partenza, genericamente, viene dedicata ad una escursione per la Laguna e per i suoi canali, e c’è anche la possibilità di spostarsi in canoa per apprezzare al meglio il suono della selva. Ci si può anche dedicare alla pesca, di piccoli pirañas o di altri pesci…Noi, per la verità siamo stati fortunatissimi, ed abbiamo avuto il privilegio di osservare la pesca dell’Arauana, un bellissimo pesce maschio che tiene nella sua bocca tutti i piccoli pascetti, prima di liberarli nelle acque dorate della laguna. Il pesce è molto pregiato, e la sua cattura avviane con molta cura. Come con molta cura avviene la pesca del Paiche, che dietro autorizzazione della direzione della riserva può anch’essa essere osservata. Quest’ultimo, è il pesce di acqua dolce più grande del mondo, dai meravigliosi colori della perla e dalle striature rosse sotto la pancia; arriva a pesare oltre 150 chilogrammi ed ha una forza immensa, primordiale, priva di freni. Solamente l’esperienza e la maestria degli Yacu Taita è in grado di afferrarlo e domarlo. Ma loro sono i padri dell’acqua e solo a loro, questo, è permesso. Si può arrivare sino a fare una piccola escursione al caño Llanchama, ovvero il canale di ingresso alla cocha. Durante questo tragitto, c’è la possibilità di approdare su delle piccole spiaggette dove gli uomini del consorzio, con molta accortezza e attenzione, possono mostrare il luogo dove le tartarughe d’acqua depongono le uova. Se è periodo, poi, si può partecipare alle attività di raccolta e preservazione delle uova, ovvero alla salvaguardia della specie della Taricaya, oramai comunque non più in pericolo grazie all’operato di questa gente amorevole e meravigliosa. Si tratta di scavare letteralmente nella sabbia, per trovare i nidi, raccogliere delicatamente le uova, con l’aiuto delle guide e, facendo attenzione a non maneggiarle in maniera errata, numerarle, contarle e poi trasportarle sino ad un luogo dove verranno ripiantate e messe al riparo da predatori e cacciatori di frodo. Ognuno, se vuole, potrà avere la sua picola nidiata di tartarughine, ed il nido porterà il nome di chi ha piantato le uova…commovente no? La cena e la notte si passano in rifugio…senza che ovviamente manchino incontri “particolari”. Ad esempio, quest’anno, menre Elena, la nostra accompagnatrice, andava di sera verso il rio per ritirare alcuni panni stesi ad asciugare, ha trovato due meravigliosi capibara che mangiucchiavano le piante tutto intorno al rifugio!!! Incontrarli da vicino e poterli ammirare in tutta la loro imbarazzante goffaggine e rotondità è stato divertentissimo ed emozionante! Un po’ meno è stato dover togliere un bel ragnone nero e giallo grosso come un pugno di Myke Tyson dalla maglia protettiva della finestra…Ma niente paura!!! La maglia è, appunto, protettiva!!!
Nei giorni seguenti, poi, si inizia il viaggio di ritorno verso il punto di partenza, ovvero il villaggio di Nauta, dal quale poi si tornerà ad Iquitos, per concedersi almeno un giorno di riposoc’è sempre bisogno ed è sempre utile uscire dalla riserva almeno uno o due giorni prima dell’inizio del viaggio di ritorno da Iquitos verso Lima. Infatti, può accadere che la strada da Nauta ad iquitos sia impraticabile, o che i voli da Iquitos a Lima siano cancellati…e perdere il volo intercontinentale di ritorno verso il nostro mondo potrebbe anche essere gradevole…ma dovrebbe comunque essere frutto di una scelta! Non di un imprevisto, non credete!
Tornando ad Iquitos, potrete rilassarvi in qualche hotel, visitare il Malecon e i suoi localini o ancora girovagare ai bordi della selva alla ricerca di qualche vecchia curandera che vi offrirà qualche pianta medicinale per tutti, o quasi, gli acciacchi e i malanni (io no ho trovati di buonissimi come l’aceite de boa nigro o l’aceite de copaiba per le infiammazioni, le contusioni o i dolori articolari! Effetti incredibili!). Io, da parte mia, vi consiglio di allontanarvi dalla confusione di plaza de armas e sedervi in qualche minuscola chevicheria a gustare piatti regionali, bere Cristal Tropicalizada gelata e guardare da lontano il sole che cade dentro il mare verde, crecando di immortalare con gli occhi tutta la meraviglia che potete.
Detto questo, forse, ho detto tutto…o quasi. Quello che non posso dire e raccontare, invece, sono gli enormi cambiamenti che vi porterete dietro dopo essere stati accolti dalla selva. La selva vi cambierà…magari non ve ne accorgerete subito, ma vi cambierà. C’è addirittura chi non riesce più a farne a meno e rimane rapito nella rete di smeraldo, scegliendo di vivere come ognuno dovrebbe…libero ed in pace!
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Oltre a quanto scritto, vi sono mille varianti e possibilità di conoscenza e approfondimento, nonché di divertimento, e che è praticamente e ragionevolmente impossibile descrivere in maniera strutturata perché bisognerebbe descrivere deviazioni improvvise e magari frutto della casualità, luoghi sperduti dove pernottare, villaggi arrampicati sulle montagne e sulle rive dei fiumi, dei laghi e vicino ad acque termali; si potrebbero attraversare decine di parchi e riserve nazionali, guidando per ore, giorni su strade dove gli unici compagni sono le llamas, la polvere degli altipiani e il freddo affilato come la lama di un coltello di ghiaccio.
Il Perù offre decine di possibiltà di scoperta e di avventura, anche in una regione oramai abbastanza conosciuta al turismo come il suo Sud. C’è la possibilità di fare surf, rafting, escursioni in canoa o a cavallo o arrivare (dal Titicaca) fino al Salar de Yumi in Bolivia. Insomma questo itinerario di circa 25/28 gg giorni può diventare, con le stesse mete, lungo anche 35 o 40 gg, o più, (io in tutto sono stato quest’anno quasi due mesi) inserendo intervalli di riposo. Questo, il riposo intendo, è una cosa davvero importante per il viaggio di ritorno!, Infatti, se non ci si prende un po’ di riposo prima della partenza, volare di nuovo per 15/18 ore dopo un mese di sballottamenti e poi magari ritornare a lavorare........diventa veramente allucinante!!!
Molto dipende anche dalla forza, dal gusto e dall’adattamento dei viaggiatori. ED E' PER QUESTO CHE IL MIO ITINERARIO SI CHIAMA UN MESE IN PERÙ'.....perchè potete (anzi dovete) scrivermi e possiamo vedere insieme, magari considerando questo itinerario solo come una solida base di conoscenza e di sicurezza, come riempire di opzioni diverse e divertenti il vostro (o nostro?) futuro viaggio, fino a farlo divenire il viaggio più bello, appassionante e struggente della vostra vita.
Questo che avete letto, dunque, è un itinerario risultato della fusione fra vari viaggi che ho fatto con gruppi diversi ma tutti bellissimi e miei, miei in tutti i sensi in quanto li ho pensati, con l’aiuto di gente meraviglia li ho creati e, poi, ho avuto la fortuna di accompagnarli. Ma come sempre, per spirito, scelta e passione, sono di nuovo alla ricerca di un po’ di gente che vuole ripetere questa avventura ed altri viaggi sono già in preparazione per luglio ed agosto del 2005. Poi ce ne sarà un altro nell’Agosto 2005 e poi un altro ancora. Chi vuole venire è ben accetto… Ma mi raccomando, chiamate in tanti, anche quest’anno andremo in Amazzonia a trovare nuovamente i nostri amici delfini rosa; e scopriremo ancora ed insieme i tesori di questo luogo unico al mondo, colorato di rosso azzurro e verde, e vivo, caldo e freddo, immenso e sperduto, ricco e povero, alto, tanto alto che a volte ti scopri a camminare accompagnato dalle nuvole…
Questo è il Perù, il paese dove il cielo ti cammina accanto!
Gabriele